Xel in Val di Susa

Trasferta in Val di Susa per Xel, che ha dipinto e riqualificato tre superfici in tre diverse aree di Almese.

L’opera del bambino col naso all’insù, che osserva un aeroplanino di carta svolazzare in uno squarcio di cielo, che taglia in due il bosco, è stata realizzata per celebrare il 70esimo anno della Liberazione Italiana. “Credo non ci fosse posto migliore in cui dipingerlo, ad Almese, in Val di Susa e in questo momento – sottolinea Xel -. Senza voler entrare troppo nel merito delle questioni, mi affascina fortemente l’attitudine di questo popolo, di queste famiglie, che resistono a delle decisione imposte, motivandone le ragioni con un coraggio e con una dignità, che sono perle rare in un epoca storica e in un paese in cui domina il pensiero unico”.

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Xel in trasferta

electronic invitation 2Xel porta i suoi pulcini oltre confine. Dal 19 aprile al 15 di maggio espone le sue opere in una personale a Ginevra, negli spazi della galleria Tox’n’Co.

Una ventina di tele, che spazieranno dal 30 x 30 al 100 x 100; tecnica acrilico. Per la maggior parte produzioni datate 2013. Ritornano i classici marchi di fabbrica dell’artista torinese: la critica sociale si mescola a spiragli di luce, di speranza. Colori vivaci veicolano messaggi sociali. L’attesa per un futuro che sembra non arrivare mai (i pulcini col becco aperto in attesa del cibo…), urbanizzazione selvaggia, camini di fabbriche “spenti”, come il lavoro e le opportunità di lavoro. E ancora, casette in fuga dal degrado urbano.electronic invitation 1

L’inaugurazione è fissata per il 18 aprile alle 17,30. Se capitate da quelle parti…

Xel in trasferta a Bologna

3Le case sospese e i pulcini perennemente affamati di Xel approdano per la prima volta a Bologna, con la personale “Urban Stories“, nello spazio di Fiorile + De Diseño (in via Caldarese 1/2).

 

 

Messaggi politici e sociali si nascondo dietro linee che richiamano i comics: case volanti a formare città sospese sulle nuvole, alberi dal lungo fusto, ai cui piedi si affolla una miriade di pulcini, che attende famelica del cibo che sarà sempre insufficiente per sfamarli tutti…

 

 

Xel gioca le sue carte

Cinguettano allo “Spread” per strada e in galleria. Sticker sui muri o dipinti su tela, i pulcini di Xel, leggeri e rassicuranti nella loro semplicità grafica, raccontano storie che sono tutt’altro che confortanti. Si parla delle difficoltà delle nuove generazioni a farsi strada nella vita, della lotta per una distribuzione equa e libera dell’acqua, si parla di un mondo che esclude e taglia fuori.

Nella personale che Pow Gallery dedicata a Alessandro Ussia, questo il suo nome all’anagrafe, trovano poi spazio i nuovi lavori dell’artista torinese, che gioca con le carte e con l’urbanizzazione, senza tralasciare il tema scottante del lavoro. All’ingresso dello spazio espositivo di piazza Castello 51, è dipinta una fabbrica dai colori accesi, con una ciminiera senza fumo, perché qui il verbo lavorare è declinato al passato. Dall’altro lato della porta è schierato il trittico della carte da gioco: con Re (senza corona), Regina (con sguardo circospetto) e Fante (che col curriculum in mano guarda allarmato al proprio futuro).

Classe 1975, Xel (tag nata da una rivisitazione speculare del proprio soprannome, Alex), nasce come writer tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo – in mostra c’è un richiamo a questo passato, con due tag (o firme) su tela. Nel 1999, dopo l’ennesimo “incontro” con la polizia, Xel decide di allontanarsi dalla strada e dalla scena. Dopo 10 anni si sente pronto a tornare e rimettersi in gioco. Lo fa con due marchi di fabbrica molto riconoscibili, i pulcini e la case (talvolta grattacieli), che diventano morbide, malleabili, personaggi vivi e attivi sulla tela. La leggerezza del tratto, la forte impronta grafica che ammicca al fumetto, celano in realtà temi sociali e umani delicati e complessi. Racconta problemi seri, talvolta drammatici, ma lo fa col sorriso.

Quella della POW Gallery (visitabile fino al 4 maggio) è la prima personale torinese di Xel, dopo il successo riscosso a Ginevra, con la mostra presso la Galleria Tox’n’Co, e alla Biennale di Venezia Padiglione Italia – Torino, curata da Vittorio Sgarbi.

Mostre in corso

Con la primavera la street art torna a sbocciare, più in galleria che per strada… E anche StreetArTO torna a far germogliare le sue pagine.

Mentre alla GaloArt Gallery è in corso la mostra “The Classy Clash of Stylie Styles“, che mette insieme i lavori di Sjoco Sjon (Amsterdam) e di Sister Flash (Torino)

Xel inaugura la sua personale alla POW Gallery, affiancando i “cavalli di battaglia”, o meglio i pulcini, a nuovi lavori (il trittico delle carte da gioco), con un rimando alle origini da writer.

Da Square23, il milanese Andrea Mattoni espone “Reblogging“, con la sua visione del web dipinta su tela, muri e copertine di CD.

Domani (venerdì 20 aprile) da Amantes inaugura “Vecchie e nuove resistenze“, personale di Xumia, che a ridosso del 25 aprile propone una propria riflessione sul significato attuale della parola “Resistenza”.

Buona visione!

Anche la street art al Padiglione Italia

Dopo le polemiche, dopo il timido tentativo dell’estate scorsa al Museo Regionale di Scienze Naturali, dopo la chiusura della 54° Esposizione Internazionale d’Arte in laguna, il Padiglione Italia della Biennale di Venezia per il 150° dell’Unità d’Italia approda a Torino.
E lo fa in grande stile. Saranno i 12mila metri quadri della Sala Nervi di Torino Esposizioni a ospitare quasi 700 artisti provenienti da ogni parte d’Italia. Alla fine il curatore Vittorio Sgarbi ce l’ha fatta. Si è trovata la sede adeguata, nella città “più versatile e aperta all’arte contemporanea – parole del critico ferrarese -, per chiudere un cerchio aperto”: a Torino infatti si conclude la prima parte di un censimento artistico iniziato da Sgarbi a Venezia e continuato lungo la penisola, durante le Biennali Regionali, destinate a proseguire in futuro. Un’iniziativa che secondo il coordinatore generale dell’esposizione torinese, Giorgio Grasso, porta la democrazia nel mondo dell’arte. E forse anche un pizzico di anarchia, viste le adesioni last minute, che continuano fino all’inaugurazione di oggi pomeriggio (sabato 17 dicembre 2011) alle 19,30. ragion per cui non esiste ancora un catalogo: “Lo faremo dopo, quando avremo l’elenco completo degli artisti partecipanti”, ha spiegato Sgarbi.
Insomma, atmosfera decisamente diversa da quella che si respirava quest’estate, quando molti nomi si sono defilati dal progetto, a causa dell’inadeguatezza della sede di via Giolitti.
Saranno molte e eterogenee le opere esposte: pittura, scultura, fumetto, installazioni, fotografie. Tra nomi noti e meno noti, non mancherà un tocco di glamour. La modella russa Ludmilla Radchenko reinterpreta volti e icone attraverso un linguaggio pop, esporranno Andy, ex tastierista dei Bluvertigo, e il cantautore Ivan Cattaneo, oltre a Dario Ballantini, l’imitatore di Striscia la Notizia, diventato celebre soprattutto grazie al suo Valentino.
Non manca una folta rappresentativa torinese, con una cinquantina di artisti, capitanata da Ugo Nespolo, con iol quadretto “Sboetti. Che cazzo vorresti”. Tra gli altri, il fotografo Giordano Morganti, Enrico Colombotto Rosso, Tullio Pericoli e Flavio Costantini, Ezio Gribaudo che parteciperà con tre quadri, Marco Cazzato, Moi, Massimiliano Petrone, Xel e Neve provenienti dalla street art. La strada è anche il punto di partenza di Atomo, uno dei primi graffitari italiani, ed è elemento imprescindibile per i lavori di Luigi Nifosì, presente con due foto aeree, che sfruttando la topografia del territorio trasformano il paesaggio sottostante in opera d’arte.
Ci sarà spazio per i soggetti più rappresentativi delle 35 città della ceramica intorno a Faenza e per le ceramiche di Roberto Giannotti; le sculture di Bruno Buttarelli, Ruben Esposito e Giuseppe Rivadossi, amatissimo da Giovanni Testori, divideranno gli spazi con le pitture di Claudio Magrassi, Max Marra, Michele Giannattasio, Ottorino Stefani, grande amico del poeta Zanzotto. E ancora i fumetti di Barbara Zucchi; le creazioni dell’artista intermediale Carina Aprile, pittrice e musicista; le installazioni di Vincenzo Marsiglia. Nel lungo elenco di opere e nomi, si annoverano ancora il parmense Enrico Robusti, che presenterà un insolito Gianni Agnelli, e Adriana Faranda, ex terrorista delle Brigate Rosse, oggi fotografa, fortemente voluta da Sgarbi, per l’intensità e l’originalità del suo lavoro.
Undici artisti propongono poi una serie articolata di lavori incentrati sul concetto di “rigenerazione” dell’arte contemporanea. Da Gianni Depaoli che con la sua opera restituisce dignità allo scarto organico del mare, alle video-installazioni di Pina Inferrera incentrate sul rapporto tra natura e realtà industriale. La fotografia incontra la pittura nel linguaggio di Andrea Chisesi, mentre Sigis Vinylism ripropone il vinile con ironia, in un originale linguaggio pop.
Infine sarà presente Padiglione Tibet, “il padiglione per il paese che non c’è”, un tentativo di far traboccare, a gocce d’arte, il vaso colmo d’indifferenza verso la tragedia di questo paese meraviglioso.
Insomma, sarà pur stato travagliato l’arrivo in città di Padiglione Italia, ma alla fine a Torino è stato riservato “il massimo delle iniziative”, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura di Palazzo Civico, Maurizio Braccialarghe. E, per di più, a ingresso gratuito, fino al prossimo 30 gennaio.

Da La Stampa – sabato 17 dicembre 2011

Contest “cARTelli immobiliari – Street Art Edition” – il video parte II

Vista l’abbondanza di girato in occasione del Graffiti Contest “cARTelli immobiliari – Street Art Edition“, che si è tenuto nell’ambito di Paratissima, venerdì 4 novembre 2011, in piazza Madama Cristina, ecco un secondo video di quella splendida serata.
In questa seconda parte si vedono anche all’opera i giurati Galo e Wens.

L'”occhio” di Nervo

Nell’androne del palazzo di via Ivrea 24 – realizzato da Sharing srl con l’intento di creare nuove soluzioni abitative per risopndere alle esigenze di affitti temporanei a costi calmierati – si staglia un murale dai colori vivaci. Tre donne dalle labbra carnose, con capelli biondi e rossi, le mani stringono un cuore comune; ma sono soprattutto gli occhi a catturare l’attenzione. Grandi, grandissimi e contornati di un rosso acceso.
Marchio di fabbrica ormai riconoscibilissimo. Quello di Riccardo Nervo.
Artista anomalo. “Per 15 anni almeno ho fatto tutto solo per me. Disegnavo, ma non esponevo. Pensavo che prima avrei dovuto far conoscere il mio tratto, poi mi sarei potuto far vedere fisicamente. Dalla metà degli anni Ottanta ho dipinto tantissimo, acculando opere che realizzavo solo per me. Ero alla ricerca del mio stile”.
In realtà qualche lavoro ha iniziato a circolare. “Sono sempre stato appassionato di street art, ma ho lavorato poco sulle strade. Però la strada la usavo per distribuire i miei lavori. Ogni tanto lasciavo dei disegni in giro, a disposizione dei passanti”. Prima che il bookcrossing diventasse di moda, Nervo aveva lanciato il “drawing-crossing”.
“Ricordo con estremo piacere la telefonata di una ragazza che aveva trovato un mio disegno, spesso lasciavo dietro i miei recapiti telefonici: aveva chiamato solo perché voleva ringraziarmi”.
E con gli street artist, Nervo non solo ha in comune l’uso della strada – seppur con modalità diverse –, ma anche il fatto di essersi creato un marchio di fabbrica riconoscibilissimo. Gli occhi enormi, appunto.
“È nato quasi per caso, ora mi caratterizza. Spesso, quando disegno, parto proprio dall’occhio, poi il resto viene da solo”.
Altro elemento caratterizzante dei suoi lavori sono i materiali: “Tassativamente di recupero. Mi sento più libero a lavorare su pezzi di carta di poco prezzo. Cartoncini recuperati, spartiti musicali, fogli di qualsiasi tipo, mi piace l’idea di ridar vita ai materiali. E poi la tela bianca mi manda in paranoia!”.
Ma come si è avvicinato alla pittura Riccardo Nervo?
“Ero un grande appassionato di musica e sono sempre stato molto curioso. Quando ho capito che non sarei mai diventato un musicista, ho deciso di impugnare il pennello. Lentamente, l’arte è diventato un elemento imprescindibile della mia vita. È terapeutica, mi aiuta a liberare la mente”.

Dopo anni nell’anonimato, la prima occasione per farsi conoscere arriva con la III edizione di Paratissima. “Nel carcere Le Nuove mi sono confrontato con migliaia di persone. Stavo lì nella mia cella e vedevo passare un sacco di gente, ascoltavo i commenti, fortunatamente positivi. Mi ha dato il coraggio necessario a uscire allo scoperto”.
E poi cosa è successo?
Partecipazione alle edizioni successive di Paratissima, qualche segno lasciato nella fabbrica di via Foggia, ma soprattutto tante collaborazioni interessanti. “Con Jins, con Xel, con Halo Halo. Trovo fantastica l’idea di condividere un lavoro, uan tela. Mi piace tantissimo quando uno entra nel quadro dell’altro”

Alcune opere di Riccardo Nervo:

Xel: tra case, pesci e pulcini

Martedì scorso ha inaugurato, in via Ivrea 24, SHARING, un residence da 120 appartamenti a tariffa calmierata e più di 60 camere d’albergo. A colorarne e impreziosirne le pareti, le opere di Xel e Riccardo Nervo, vincitrici del concorso “Share the Art”, lanciato durante la scorsa edizione di Paratissima.
All’opera Xel (nella foto il suo intervento) e Nervo.

Lastvagito: i contrasti di XEL

Colori vivaci, teneri uccellini e pesci tondeggianti. Eppure in mezzo ci sono barche che affondano, case travolte dalle onde… e quegli uccellini che protraggono il becco in cerca di cibo non sempre trovano soddisfazione ai loro bisogni.

Il tutto nascosto tra le linee morbide del tratto di XEL, protagonista questa settimana di Lastvagito da Amantes. Rende bene l’idea la metafora di Roberto Tos (non me ne voglia, continuo a citare le nostre chiacchierate, ma questa non potevo lasciarmela sfuggire…): “è come nelle canzoni cubane: ti parlano di disgrazie, ma con quel ritmo allegro scandito da maracas, chitarre e tamburelli”.

Prossimo appuntamento, il 4 ottobre con Tonichina.