Le creature oniriche di Mr Fijodor

Dove nascono i mostri? Dalla fantasia…dall’inconscio…e dalla penna di Mr Fijodor.
Ominidi goffi, minotauri allucinati, pesci pantagruelici e dinosauri impauriti: queste creature irreali che nascono dall’immaginazione di MrFijodor prendono forma su carta, prima di fare capolino tra le mura di luoghi abbandonati e diventare le opere chiave della prossima personale “The Pillow Theory” da Square23.

Questi sono gli studi preparatori:

 

 

Hoarders di Alessandro Caligaris

foto 1Gli “Hoarders” o accaparratori sono affetti da un disturbo mentale che porta a un accumulo patologico di beni, anche se inutili. Il pittore e street artist torinese Alessandro Caligaris ha esteso il concetto a un’intera società, immaginando (o semplicemente fotografando?) un mondo diviso tra un “dentro”, asettico e perfetto, dove vivono i potenti e i privilegiati, e un “fuori”, discarica in constante espansione, destinata a riciclare i rifiuti prodotti dal “dentro”. Il risultato è il Graphic Novel dal titolo omonimo (“Hoarders“, Eris Edizioni), che ruota attorno alle vicende di tre uomini confinati nel “fuori”  assetati di vendetta.

foto 2La narrazione si snoda attraverso tavole dense di dettagli e particolari, che se da un lato sono funzionali al racconto, dall’altro sembrano vivere ciascuna di vita propria, piccole tele dalla grande potenza visiva. Non è strano dunque che la galleria Square 23, di via San Massimo 45, dopo aver ospitato la presentazione del volume, abbia deciso di ospitare una mostra intima, che permette al visitatore di scoprire la fase creativa del Graphic Novel. Due tavole originali, schizzi, prove, disegni a china che riproducono i personaggi in dimensioni più grandi di quelle consentite dai limiti della pagina.

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Novembre, la street art e le fiere

Arriva Novembre e come ogni anno si scaldano i motori dell’arte contemporanea. safOltre agli ormai consolidati appuntamenti con Artissima, Paratissima e The Others, Guerrilla Spam darà vita alla Shit Art Fair, da qualche parte in città (occhi aperti, soprattutto sotto i ponti…). A Square23 il 31 ottobre niente zucche, ma pinguini, quelli di Pao, in occasione di “Neoplasia”, che avrà un’appendice a Paratissima, all’interno di G@P e con un intervento urbano in piazza Galimberti.
Sempre a Paratissima, sempre all’interno di G@P, sarà presente l’associazione Il Cerchio E Le Gocce con un’esposizione e una serie di interventi all’interno del Moi.
Il 5 novembre, presso InGenio Arte Contemporanea, inaugura From The Street, con le opere di tre street artists torinesi: Alessandro Caligaris, Ypres, Carmelo Cambareri.
Il 9 novembre, la Galo Art Gallery inaugura “Fomento”, con JB Rock e Hogre, presenti anche in una cella di The Others e da qualche parte in giro per le strade di Torino.
Infine, il 16 e 17 novembre, torna a Torino Street Attitudes: più di 40 artisti lasceranno il segno sui 330 metri dei muri esterni del Parco della Tesoriera.
Il conto alla rovescia è iniziato.

Allo stato Puro. In strada e in galleria…

AlePuro1Puro” è il nome d’arte che si è scelto ai tempi dei graffiti e delle Tag, preso a prestito dai sigari cubani che fumava suo padre: i “Puros”, appunto. Ma “puro” è anche il tratto che caratterizza le sue opere dopo il passaggio alla street art. E puri sono i personaggi che animano il suo mondo sognante. Ecco allora che il gioco di parole nel titolo della personale ospitata da Square 23, è quasi obbligatorio: “Allo stato Puro. Le opere di Ale Puro”.

Una bimba impugna una bacchetta magica cercando invano di trasformare una zucca, un’altra gioca con una girandola e cinque pupazzi occupano lo spazio di via San Massimo 45. Ma i personaggi di Ale Puro non si fanno rinchiudere in galleria e così le vetrine dei negozi vicini sono diventate un’estensione della mostra, aperta fino al 24 ottobre.

(recensione da La Stampa del 01.10.2013)

Un po’ di immagini… in strada e in galleria:

Allo stato Puro

ale puroFreschezza, innocenza, semplicità… Purezza.

Alla fine, per raccontare il lavoro di Ale Puro non si può fuggire dall’inevitabile gioco di parole col suo nome d’arte. “Allo stato Puro” è il titolo della personale che gli riserva Square 23 . L’inaugurazione, negli spazi di via San Massimo 45, è fissata per martedì 24 settembre alle 18 (la mostra è visitabile fino al 24 ottobre).

Lo stato puro è quello con cui lo street artist lombardo si appresta a osservare il mondo, raccontato nelle sue opere attraverso gli occhi dei bambini. Lo stile è quello grezzo e spontaneo degli sketches ispirati a Modigliani, Haring, Blake e Basquiat. I suoi personaggi, spensierati e riflessivi, rispecchiano ironicamente la semplicità che ci circonda, ma che spesso viene travolta dalla società odierna basata sulla necessità del superfluo. I suoi disegni sono sospesi tra realtà e fantasia, le sue ale1opere racchiudono piccoli racconti di disarmante serenità, brevi viaggi in un mondo fantasioso ma allo stesso tempo reale.

Classe 1984, a 16 anni Ale Puro entra nel mondo del writing. Molto tempo prima di dar vita all’immaginario che caratterizza oggi la sua opera, sceglie “Puro” nickname, tag veloce e incisiva da vergare sui muri, ispirandosi ai sigari cubani fumati da suo padre: i “Puros” appunto.

Ispirato da diverse culture dovute ai suoi viaggi per il mondo, in particolare Messico e India, abbandona presto lo stile classico del graffito, per abbracciare la corrente della Street Art che gli permette maggiore libertà di espressione. E seguendo vie ale3imperscrutabili i suoi lavori si allineano così con quel nome, scelto quasi per caso.

Dal 2008 ad oggi ha realizzato live painting in giro per il mondo e partecipato a mostre e collettive in Messico, a Monaco, e, in Italia, a Milano, Pavia, Vigevano, Bergamo, Genova, Savona.

Dietro le sbarre

IMG_1755Parafrasando Gauguin: “L’arte o è plagio o rivoluzione”.

La street art è sicuramente rivoluzionaria e, in alcuni casi, può anche essere terapeutica, perché espressione e interpretazione del “sentire” sociale. Questo il motivo che ha spinto l’associazione Il Gabbiano a coinvolgere due gallerie – Studio D’Ars di Milano e Square23 di Torino – per la riqualificazione del carcere di Tirano (Sondrio), in occasione del proprio trentennale.

Mercoledì scorso, il 19 giugno, a Milano, la presentazione del progetto con alcuni degli artisti che interverranno, a partire dalla metà di settembre, nelle celle e sui muri esterni dell’ex carcere.

Senza limiti o restrizioni, in sintonia con le finalità del progetto, gli artisti saranno liberi di seguire il proprio estro e interpretare con la propria arte la trasformazione e l’evoluzione di quegli spazi, nati come struttura detentiva e destinati ora a diventare un grande centro di accoglienza e di recupero. Tra gli artisti coinvolti nel progetto: AlePuro, Alessandro Caligaris, Corn79, Etnik, Mr Fijodor, Opiemme, Orticanoodles, Andrea Ravo Mattoni, Seacreative, UrbanSolid.

L’appuntamento è il 20 settembre a Sondrio, ma nel frattempo i loro lavori si possono vedere allo Studio D’Ars.

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Le opere on demand di Alessandro Caligaris

 

frontedefinitivoQuali sono le ricerche più frequenti su Google degli utenti di Internet? Rifiuti, calamità naturali, violenze sociali, pornografia, oggetti bizzarri che popolano il nostro mondo.

Alessandro Caligaris si è dedicato a una ricerca, non scientifica, ma molto attenta, sui principali trend di ricerca, per estrarre dal web immagini simbolo dei temi più cliccati.

Da Tiger ha comprato album per disegno incorniciati e li ha utilizzati per riprodurre, rielaborandole, alcune centinaia delle immagini selezionate.

retrodefinitivoNasce così la personale “Collection on Demand“, che inaugura venerdì 10 maggio alle 18 negli spazi di Square 23, in via San Massimo 45.

Centinaia di schizzi incollati alle pareti, pezzi unici, in vendita a costi decisamente contenuti, per rendere l’arte accessibile anche in tempi di crisi.

Bozzetti che diventano lo spunto per opere “on demand”. Sarà infatti possibile chiedere la riproduzione dell’opera preferita in diversi formati. Anche in forma di puzzle.

Attraverso i codici QR che costelleranno le pareti della galleria sarà inoltre possibile accede a una serie di contenuti multimediali attraverso il sito di Alessandro Caligaris.

L’uomo comune tra Square23 e Paratissima

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.