Pixel Pancho is back!

1234501_10201968982765607_1874424493_nDopo la mostra del 2011, Pixel Pancho torna alla Galo Art Gallery. L’inaugurazione della personale “The Garden of Eden” è fissata per sabato 14 a partire dalle 17 (la mostra rimarrà in esposizione fino al 31 ottobre, in via Saluzzo 11/g).

Negli ultimi due anni Pixel ha dato vita a incredibili installazioni pittoriche in giro per il mondo, continuando a sviluppare il suo stile personale fatto di mutazioni robotiche e scenari apocalittici.

Adesso ritorna nella sua città, portandosi dietro esperienze, suggestioni, storie e molti nuovi lavori. Alla Galo Art Gallery ha progettato e realizzato la sua scultura più grande creata fino ad oggi (le foto rendono solo una vaga idea di cosa vi aspetta). Attorno a questa imponete scultura metallica, ci saranno dipinti su legno e superfici metalliche, ossidate e arrugginite, oltre a sculture di dimensioni più piccole, ma non meno stupefacenti, per la cura dei dettagli.

I “ricami” di Halo Halo

Dove passa Halo Halo niente rimane come prima. Ogni superficie diventa una tela, non ci sono limiti o confini.

Il suo tratto quasi ossessivo va oltre la cornice, prosegue sulle pareti, trasforma gli ambienti. Nemmeno la galleria Square23 è rimasta immune al suo passaggio. Nell’allestire la personale  “Pitagora muore affogato nello yogurt”, Luigi Garofalo, questo il suo nome all’anagrafe, è rimasto chiuso nella galleria per cinque giorni: ha consumato 5 pennarelli neri per dipingere, punto dopo punto, pareti e soffitto. Una cartografia emozionale, da cui emergono volti, ritratti, scritte e qua e là la sua firma nascosta. Il colpo d’occhio attraverso le vetrate che si affacciano su via San Massimo è incredibile, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un ricamo, un intreccio di pizzi leggeri sembra aver sostituito i muri.

Su questo sfondo si stagliano quadri e tele, che raccontano il cambiamento di stile nella tecnica di Halo Halo. Dalle opere delle origini – linee in bianco e nero intrecciate a comporre paesaggi immaginari, che lui, di estrazione street, lasciava spesso attaccate alle fermate degli autobus –, Garofalo è passato all’uso del colore. Dal pennarello all’acquerello, nuova fonte d’innamoramento artistico.

I suoi lavori mantengono quell’impronta istintiva, che rappresenta il suo marchio di fabbrica, ma si arricchiscono di una nuova dimensione. Quella cromatica. E le sue strutture intricate sembrano uscire dal piano della tela, diventano materiche. Tra le “colate” accese di rosa, giallo, azzurro, rosso, viola emergono strutture fantastiche, a comporre un’architettura immaginaria. Suggestioni cromatiche che lasciano allo spettatore la possibilità di spaziare con la fantasia, alla ricerca della propria immagine.

Dopo essere passato dalla carta alla tela, alle grandi superfici, l’introduzione del colore, con i suoi sorprendenti risultati, sembra preludere a una nuova evoluzione nella ricerca di Halo Halo, verso la tridimensionalità della scultura.

 

 

Gli acquerelli e i “ricami” di Halo Halo:

 

 

 

 

 

 

La Stampa 20.05.2012