Shit Art Fair 3 – la gallery

Nella notte di venerdì 6 Guerrilla Spam ha colpito ancora. Nei giorni di Artissima e Paratissima, sotto la galleria di viale Marinai d’Italia, al Parco del Valentino, ha preso forma la terza edizione di Shit Art Fair – Fiera Internazionale non autorizzata di arte di merda contemporanea, che raccoglie i lavori di 23 street artists: AAHM00, Alleg, Andreav, Barlo, DBS, Dissenso Cognitivo, Frenopersciacalli, Frenulo, Hot Boys, Guerrilla Spam, Guido Rezor, Luogocomune, Mangiatori di Patate, Marco Filicio, Moallaseconda, Peto, Psikopatik, Robocoop, Sdolz, Snem, Tadh Boy, Woc, YP-BI.

Di seguito la gallery dei lavori, che si potranno ammirare finché il tempo, i passanti o altri interventi, autorizzati e non, non cancelleranno Shit Art Fair 3. Il consiglio resta comunque quello di farvi un giro. Meglio se dotati di macchina fotografica. Assolutamente da non perdere l'”omaggio” di Robocoop a Palazzo del Lavoro.

Shit Art Fair 3 – un asaggio veloce

Ormai appuntamento fisso della settimana delle Arti Contemporanee, nella galleria di viale dei Marinai, al Parco del Valentino, torna per il terzo anno consecutivo Shit Art Fair.

fotoVeloce assaggio, giusto tre immagini. Poi voi andateci di persona. E noi nei prossimi giorni ve ne parleremo un po’ più a lungo.

Pao, pingu, Paratissima e i muretti di piazza Galimberti

foto (9)Neoplasia“, la personale di Pao ospitata da Square 23, si è trasferita per qualche giorno all’ex MOI, in occasione di Paratissima.
foto (8)E i classici pinguini dello street artist milanese, non si sono limitata a popolare lo stand nella sezione G@P – Galleries at Paratissima, hanno deciso di farsi un giro anche nell’antistante piazza Galimberti, dove Pao sta lasciando il segno sui particolari muretti ondulati che “crescono” sotto gli alberi.

Novembre, la street art e le fiere

Arriva Novembre e come ogni anno si scaldano i motori dell’arte contemporanea. safOltre agli ormai consolidati appuntamenti con Artissima, Paratissima e The Others, Guerrilla Spam darà vita alla Shit Art Fair, da qualche parte in città (occhi aperti, soprattutto sotto i ponti…). A Square23 il 31 ottobre niente zucche, ma pinguini, quelli di Pao, in occasione di “Neoplasia”, che avrà un’appendice a Paratissima, all’interno di G@P e con un intervento urbano in piazza Galimberti.
Sempre a Paratissima, sempre all’interno di G@P, sarà presente l’associazione Il Cerchio E Le Gocce con un’esposizione e una serie di interventi all’interno del Moi.
Il 5 novembre, presso InGenio Arte Contemporanea, inaugura From The Street, con le opere di tre street artists torinesi: Alessandro Caligaris, Ypres, Carmelo Cambareri.
Il 9 novembre, la Galo Art Gallery inaugura “Fomento”, con JB Rock e Hogre, presenti anche in una cella di The Others e da qualche parte in giro per le strade di Torino.
Infine, il 16 e 17 novembre, torna a Torino Street Attitudes: più di 40 artisti lasceranno il segno sui 330 metri dei muri esterni del Parco della Tesoriera.
Il conto alla rovescia è iniziato.

Senso Unico verso Paratissima12

Dalla stazione Lingotto della metropolitana all’ex MOI – sede di Paratissima 12 – il cammino è segnato dalle “frecce con polsino” di Clet Abraham. Perdersi è impossibile, non vi potete sbagliare.

 

Dunque, non ci sono scuse per perdersi la performance di Clet, questa sera (venerdì 9/11) alle 21,30, nello stand A12: la Crocifissione live.

 

Segui le frecce:

Case POP

La palazzina del progetto Buena Vista, un’esperienza di social co-housing proprio accanto al MOI, ha cambiato look. Nei giorni di Paratissima l’intervento murale di Vesod Brero – artista selezionato dall’associazione Il Cerchio e Le Gocce – ne ha ridisegnato la facciata. Se l’intento del Social Club era quello di aprirsi al quartiere, i giochi prospettici di Vesod ne sono la migliore rappresentazione grafica.

Poco lontano, nei giardini interni delle case sorte nell’ex Villaggio Olimpico, Halo Halo sta reinventando il colonnato di uno dei palazzi. Non solo “svarioni” liberi, tra le facce e le linee che si inseguono, trovano posti i nomi dei bambini che abitano nell’interno di via Pio VII.

L’uomo comune tra Square23 e Paratissima

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.