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Il viaggio di Orma e il Viandante

Mercoledì 30 marzo 2016, ore 18. SAMO, Torino. Primo appuntamento con CAPTAIN’S LOG, il viaggio di Orma e il Viandante, un progetto di Orma Il Viandante articolato in tre tappe e sette isole. Una storia che si dipana lungo una mappa che prende forma sulle pareti del SAMO.

CAPTAIN’S LOG è il diario di bordo di un giovane pirata e della sua ciurma, la storia di un viaggio alla scoperta del mare e dei luoghi che lo abitano, un viaggio alla scoperta di se stessi. CAPTAIN’S LOG è un racconto autobiografico dove la realtà si fonde con l’immaginazione“.

Citazioni e suggestioni si rincorrono nei disegni di Orma. Si vive l’avventura seguendo la rosa dei venti che si affaccia sulla parete nera del SAMO. Si respira l’avventura avvolti da uno stormo di gabbiani che rimanda a quello celebre di Richard Bach. E nell’immagine di spalle di Orma, il Viandante e la volpe di Borough High Street ci ho visto solo io un rimando al Piccolo Principe?

Un racconto che verrà svelato a tappe. Dopo “Atto primo: prepararsi alla partenza” di mercoledì 30, si salpa ancora: mercoledi 13 Aprile alle 18 con “Atto due: Capitan Orma & la ciurma della Lady Journey” e mercoledi 27 Aprile, sempre alle 18, per “Atto tre: verso l’Isola dei ricordi”.

Qui un piccolo diario di bordo fotografico della prima tappa:

L'”Orma” del “Viandante”

È possibile fare un viaggio in poco più di 16 metri quadrati? Nella galleria Square 23, di via San Massimo 45, sì.

Basta seguire il cammino di Orma il Viandante, alias di Emanuele Mannisi, costellato di icone street urbane. Sei tele, interventi a parete, frasi di raccordo. E la musica indipendente a fare da motore. Tra carcasse di treni, ancore e aquiloni, risuonano le suggestioni sonore di Diaframma e soprattutto Marta sui Tubi, band che ha anche ispirato il titolo della personale, “Perché non pesi niente”.

Il viaggio si dipana tra i ricordi, che affiorano attraverso il linguaggio della serigrafia e degli stencil, suddivisi in due spazi speculari, che rappresentano le due anime della mostra. “Ricordi” è una parete pensata come un compendio visivo del viaggio, dal triciclo dell’infanzia, al treno della gioventù, fino all’aeroplano, incastonato tra un frammento della canzone “Elena” dei Diaframma. Il tutto è ricoperto di ruggine, tappezzeria strappata alle pareti e dimenticata al suolo.

Il passaggio verso “La svolta” è sottolineato dalle parole dello scrittore francese J. C. Izzo: “Mettersi in regola con la vita significa mettersi in regola con i ricordi”. Cumuli di valigie e bagagli, con il loro peso effimero fatto di storie leggere. Questa dicotomia è racchiusa in un grande stencil a parete che raffigura un aquilone bloccato nella sua lieve ascesa da una pesante ancora… Ma forse, a ben guardare, è l’ancora che sembra perdere peso, trascinata dall’aquilone tra le parole di Paul Verlaine vergate sulla parete: “Più vago e solubile nell’aria / senza nulla che pesi o che posi”.

Pochi pezzi, molte suggestioni. Una mostra da vedere con calma – c’è tempo fino al 7 marzo -, per raccogliere le emozioni che Orma il Viandante ha tirato fuori dal suo fagotto e lasciato depositare, come le colate di vernice che scivolano sui muri, dando una costante sensazione di precarietà, di non finito. Di infinito, annullando i confini del dipinto. E così lo scoiattolo col fagotto in spalle che chiude – o ricomincia? – il viaggio sembra libero di muoversi sulle pareti, oltre la tela.

[Su La Stampa del 07.03.2012]

Qui sotto la gallery completa delle immagini: 

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Spazio a tempo #6

C’è chi si limita a sognare la città che vorrebbe e chi prova a darle forma e colore. È così che l’Aspira, una fabbrica dismessa al numero 28 di via Foggia, da alcuni mesi ha iniziato a prendere vita. E a dar vita a una nuova concezione degli spazi urbani in fase di trasformazione, come possibili contenitori temporanei per diverse forme di espressione artistica.

Nel mese di aprile Raw Tella e il suo amico Eugenio Dragoni vengono a sapere che nel quartiere Aurora alcuni vecchi capannoni industriali saranno demoliti per far posto a moderni loft. In un primo momento chiedono di poter utilizzare lo spazio, prima dell’inizio dei lavori, per dipingere. Sono 1500 metri quadri: una palazzina di tre piani, un’ampia area esterna, tre capannoni, un grande terrazzo. Un potenziale enorme. Sarebbe uno spreco limitarsi ad un uso personale di quell’immenso patrimonio. Bisogna aprire l’area, farla conoscere, metterla a disposizione. L’attesa dell’inizio lavori offre un’opportunità da non sciupare: uno spazio immenso di libera espressione. Uno spazio “a tempo”. Un po’ per la conformazione degli ambienti, un po’ per la transitorietà stessa del luogo, la street art sembra il contenuto ideale: il carattere effimero delle opere in esposizione, destinate ad una scomparsa certa, è condiviso con le opere realizzate in strada. Si decide così di aprire il portone agli street artist che arrivano alla spicciolata, si scelgono una parete, iniziano a lasciare qualche traccia. Passano parola. E Facebook aiuta. Continua a crescere il numero di persone che comincia a frequentare l’ex fabbrica. Le pareti bianche si colorano, compaiono le prime tag, scritte, stencil, poster art. Ecco allora che prende forma un’idea più articolata, quella di una grande mostra di street art nel mese di luglio: opere site specific, realizzate sulle pareti, interne ed esterne, della fabbrica, destinate a scomparire con la demolizione della struttura. Le buone idee però sono contagiose, ne fanno germogliare di altre. Il progetto cresce, si complica, si arricchisce. “Perché non creare un’associazione che renda replicabile questo modello?” è il pensiero che inizia a rimbalzare in testa a Raw Tella ed Eugenio. La domanda, ovviamente retorica, ricalca il motto di George Bernard Shaw: “Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?”. Loro forse non se lo sono nemmeno chiesto, semplicemente hanno seguito l’istinto.

Nel bel mezzo dei preparativi pratici della mostra – allacciamento elettrico, pulizia e arredo degli spazi, per non citare che quelli più impellenti –, si decide di dar vita all’associazione. Il lavoro raddoppia, le energie anche, grazie a costanti iniezioni di entusiasmo. Mentre da un lato si delinea un ricco cartellone di eventi di avvicinamento all’inaugurazione, con lo scopo di far conoscere e abitare lo spazio; dall’altro prende forma lo statuto di “URBE. Rigenerazione Urbana”, che si propone di replicare l’esperimento, prendendo spazi in via di trasformazione, a tempo, e dandogli nuova vita nel periodo di inter-vita. Nel frattempo si battezza anche lo spazio: WTC – Wartradecenter, giocando con le lettere del più celebre World Trade Center.

Nel mese di giugno il WTC è in costante fermento, le pareti si trasformano in continuazione sotto le bombolette e i pennarelli degli artisti di passaggio. Le caratteristiche facce di Galo osservano curiose una parete su cui si dipanano idee e pensieri di Jins, che in un altro spazio intreccia i suoi personaggi con le arzigogolate decorazioni di Halo Halo. Spuntano ovunque dei piccoli Super Mario Bros, NOx attacca un pipistrello gigante che chiede “gentilmente” di spegnere la luce, mentre da una parete si affaccia il volto della Marilyn Monroe centralinista di Gec, affiancata da uno dei messaggi provocatori dei Dott. Porka’s: “enjoy the poverty”.

Col mese di luglio si entra nel vivo: SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio coinvolge più di 40 artisti e il 14 e il 15 luglio presenterà il suo volto definitivo. Definitivo per quanto lo possa essere uno spazio a tempo, con centinaia di metri di muro a disposizione degli street artist. Opiemme farà crescere un albero di parole, Pixel Pancho e il francese, tedesco di adozione, The WA saranno protagonisti di live performance, mentre Garu proporrà una performance di light painting. Ci saranno video e musica, le donne col velo di Br1 e le tag dei KNZ, lasceranno la firma Eme, dalla spagna, e le bolognesi TO/LET, la romana MP5, 999, Reser, Xel, Mr. Fijodor e si attende la conferma di un “big” internazionale, sul cui nome per il momento vige il più stretto riserbo (qui l’elenco completo e in evoluzione dei partecipanti).

Durante tutto il mese di luglio, parafrasando Nanni Moretti, “succederanno cose, si vedrà gente”. Dal 6 al 12 il WTC diventerà spazio reale per la galleria virtuale “Fartgallery – fare arte a ogni costo”: la mostra, che ospiterà tra gli altri Andrea Guerzoni, Monica Indelicato, Stefano Cento, sarà l’occasione per presentare il neonato progetto mirato a dare visibilità ai giovani artisti.

Per essere aggiornati su quello che capiterà nelle prossime settimane si può far riferimento alla pagina Facebook “Wtc Wartradecenter” o al blog di Raw Tella.

O più semplicemente raggiungete il numero 28 di via Foggia, varcate il portone, fatevi “inghiottire” dal faccione su sfondo azzurro che decora il passo carraio. E non dimenticate di scattare qualche foto. Sarà tutto quello che di tangibile resterà di questa fantastica avventura, quando l’ex Aspira scomparirà sotto moderni loft.

Dal numero di luglio 2011 di ArteSera.

ArteSera WTC.1

ArteSera WTC.2

Qui sotto una gallery con le immagini di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio:

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