Il “fiume” di Opiemme

Opiemme al Bunker
Dopo aver lasciato un corvo sulle pareti del Bunker – “The Raven” di Edgar Allan Poe – Opiemme stende un “Fiume di parole” per collegare Barca e Bertolla.
Si tratta di un intervento artistico sospeso tra street art e poesia, come nello stile dell’artista ligure, torinese d’adozione: una pittura poetica lungo i marciapiedi, che si estende per 7 chilometri di lunghezza di strada San Mauro e strada Settimo, a partire dal loro crocevia.
I testi spaziano da “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda a Kahlil Gibran, da José Saramago a poeti meno celebri, come Giorgia Catalano.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dietro le sbarre

IMG_1755Parafrasando Gauguin: “L’arte o è plagio o rivoluzione”.

La street art è sicuramente rivoluzionaria e, in alcuni casi, può anche essere terapeutica, perché espressione e interpretazione del “sentire” sociale. Questo il motivo che ha spinto l’associazione Il Gabbiano a coinvolgere due gallerie – Studio D’Ars di Milano e Square23 di Torino – per la riqualificazione del carcere di Tirano (Sondrio), in occasione del proprio trentennale.

Mercoledì scorso, il 19 giugno, a Milano, la presentazione del progetto con alcuni degli artisti che interverranno, a partire dalla metà di settembre, nelle celle e sui muri esterni dell’ex carcere.

Senza limiti o restrizioni, in sintonia con le finalità del progetto, gli artisti saranno liberi di seguire il proprio estro e interpretare con la propria arte la trasformazione e l’evoluzione di quegli spazi, nati come struttura detentiva e destinati ora a diventare un grande centro di accoglienza e di recupero. Tra gli artisti coinvolti nel progetto: AlePuro, Alessandro Caligaris, Corn79, Etnik, Mr Fijodor, Opiemme, Orticanoodles, Andrea Ravo Mattoni, Seacreative, UrbanSolid.

L’appuntamento è il 20 settembre a Sondrio, ma nel frattempo i loro lavori si possono vedere allo Studio D’Ars.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Guerra e Pace. Secondo Opiemme

Anche Opiemme sarà tra i protagonisti a The Others – con la galleria Zak, di Monteriggioni. Stand B12, dal 9 all’11 novembre.
Così dal testo critico di Nicoletta Betta:
Ci sono finito, in questa cella, perchè credevo che con la lotta armata avrei ottenuto la pace, per me, per la mia gente. Un vecchio sogno, condiviso da tante ideologie, da tutte le forme di fondamentalismo: quale era la mia? Non importa, non più. Ottenere la pace con la guerra: una pace imposta, ma che a volte è il male minore; una pace fittizia, sotto cui ribollono forze pronte a esplodere. 
Dopo tanti anni, ancora non l’ho capito, se per costruire la pace vera si debbano usare anche le armi
Su un vecchio libro di scuola leggo “L’antifrasi è una figura retorica che consiste nell’affermare una cosa intendendo il suo opposto”: ecco qual è la colpa che sconto, ho disegnato la pace con l’alfabeto della guerra“.

 
 

Opiemme: Letture RiCostituenti

Gli articoli della Costituzione ricordano valori persi, di unità e crescita collettiva, ad una Politica che pare non occuparsi dell’interesse del proprio Paese, con un sano, assiduo, profondo lavoro.

Sabato 29 ottobre le “Letture Ri-Costituenti” vanno  a Porta Palazzo e in Piazza Castello, promuovendo lo slogan “L’autobus passa, la Costituzione resta”. Appuntamento dalle 12,30 alle 14, alla fermata di Porta Palazzo (Fermata 201 in Corso Regina Margherita); dalle 17 alle 18,30 alla fermate di Piazza Castello.

Letture Ricostituenti è un iniziativa del Comune di Torino, promossa dal Settore Politiche Giovanili, rivolta a diffondere la costituzione nella quotidianità, sensibilizzando i più giovani, tramite una serie di interventi nell’urbe, e in particolare alle fermate degli autobus, alla conoscenza dei valori in essa contenuti, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.
L’associazione Altera ha realizzato un video nel quale documenta l’affissione di manifesti riportanti gli articoli, associati alle linee del trasporto pubblico e che descrive un momento nel quale l’artista Opiemme appende alcuni dei 12.000 Rotolini di Poesia “riempiti” con articoli della Costituzione Italiana.

I Rotolini di Poesia sono fogliettini contenenti brevi liriche, vengono arrotolati e composti in grappoli, e appesi per strada, per essere colti e scoperti dai passanti incuriositi. Vengono spesso scelti da manifestazioni letterarie per diffonedere poesia nelle strade come nel recente caso del PoesiaFestival dello scorso Settembre 2011 in Emilia Romagna a Vignola, o in passato da Scrittori in Città a Cuneo, Parma Poesia, e il Musicultura Festival di Macerata.
Caustico, come lo definisce il curatore Claudio Cravero in un articolo su  Artribune, Opiemme commenta e riflette sull’utilità del proprio operato, del quale si è detto entusiasta per gli intenti, quanto deluso dalla Politca che dovrebbe mettere in pratica e rispettare questi valori costituzionali:
A che serve diffondere articoli che vengono calpestati dai politici in carica con dichiarazioni imbarazzanti, e senza esclusione di schieramenti? Nessuno di noi, il popolo, si rivolta. Nessuno, di loro, i rappresentanti, ha la decenza di dimettersi. Negli articoli non ci sono valori riconosciuti dalla popolazione e dai suoi esponenti. Nel Paese non c’è più decenza, come raccontano i fatti. I buoni propositi lottano contro i mulini a vento. D’altronde ‘La democrazia bisogna guadagnarsela; la dittatura la si merita’ scrisse sarcastico Bukowski. E noi siamo in una dittatura che è fatta di avvilimento culturale e civile, di egoismo e individualismo, di caos e disordine burocratico e governativo, di indecenza.
Gli articoli della costituzione vengono così accompagnati da citazioni che creano una riflessione sull’applicazione dei valori e delle norme in essi contenuti, in un raffronto con la cronaca politica, sociale ed economica contemporanea.

L’articolo 9 oggi è quasi ridicolizzato, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, se rapportato a fatti di cronaca.

Tra “fabbrica” e ArteSera

A poco più di 6 mesi dalla nostra “nascita” siamo approdati con somma gioia sul nuovissimo sito di ArteSera e abbiamo deciso di cominciare dalla fabbrica di via Foggia. Perché è una bella storia; perché è ricca di protagonisti e perché ci auguriamo possa avere un seguito ancora più interessante (le premesse ci sono tutte).

Torino è una città strana.
Alcune fabbriche chiudono, altre si aprono alla creatività.
L’ex Aspira di via Foggia 28 aveva ormai il destino segnato: sarebbe stata abbattuta per far posto a moderni loft ad uso abitativo. Prima però che il suo destino si compisse, gli spazi sono stati presi in consegna da Raw Tella e Eugenio Dragoni, che hanno letteralmente stravolto capannoni, cortile interno, uffici.
A giugno è nato il WTC – War Trade Center, che per due mesi ha saputo catalizzare tutti i nomi della street art torinese, molti esponenti di quella nazionale e alcuni ospiti d’oltre confine. Una delle più grandi e coinvolgenti esposizioni di street art mai viste in città. E con un elemento di forza in più rispetto a qualsiasi mostra/esposizione dedicata a graffitismo e affini. Così come capita in strada, anche negli spazi di via Foggia 28 le opere non potevano avere carattere permanente. Realizzate direttamente sui muri, sarebbero state abbattute, insieme alla fabbrica.

StreetArTO era nato da poco (febbraio 2011), con l’intento di raccontare la street art torinese. Trovarsela tutta riunita in uno spazio così suggestivo è stata una piacevolissima sorpresa.
Il giorno dell’inaugurazione una piscina è comparsa in cortile; gli skaters si producevano in acrobazie su rampe e pedane posizionate tra opere di Pixel Pancho e Galo, Xel e Lapiztola; si ballava la break dance sotto un lavoro di Eme de M, mentre la musica segnava il ritmo tra le persone in coda al bar, inglobate nella testa di Medusa realizzata dai Truly Design con la tecnica dell’anamorfismo. Nel cortile – dove si affacciavano l’albero di parole di Opiemme, le bambine di Nox, la grande tartaruga di Roa e gli strani extraterrestri realizzati da TO LET e Mp5Gec ha racchiuso in poche parole il senso di quei due mesi, in cui le pareti della fabbrica si popolavano di storie e personaggi, cambiando aspetto dal giorno alla notte: “Qui, oggi, direi Berlino – Torino: 1 a 1!”.

Continua sul blog di ArteSera.

Opiemme Senza Bandiere

(video realizzato da Giacomo Mosconi)

Da La Stampa, 12 marzo 2011

Un’enorme tricolore si affaccia dalle vetrine della Galleria Dieffe, su via Porta Palatina, all’altezza del numero 9. Niente di strano in questi giorni, sono tante le bandiere che sventolano in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. A guardare meglio, però, si tratta di una bandiera molto particolare. Il verde è realizzato dalla ripetizione della frase “Piuttosto morire in piedi che vivere in ginocchio”; il rosso è dipinto dalle parole “Non tutti i valori trascinano con sé la rivolta, ma ogni moto di rivolta fa tacitamente appello a un valore”; al centro del bianco, laddove un tempo si stagliava il simbolo di casa Savoia, un cartello stradale impone il divieto di “Rinunciare”. Si presenta così ai visitatori, ma anche ai passanti, “Senza Bandiere”, la seconda personale di Opiemme allestita negli spazi della Dieffe, fino al 2 aprile. Attraverso le parole di Albert Camus, rimescolate e ripetute dall’artista ligure, per dipingere un invito all’azione e alla partecipazione attiva.

Varcata la soglia si viene investiti dai numerosi messaggi sottesi nel titolo “Senza Bandiere”: una riflessione sulla mancanza di valori, ma anche di unità, nonostante la ricorrenza che celebra l’Italia unita. O forse proprio a causa di questa ricorrenza, sentita per la cifra tonda, i 150 anni, ma dimenticata altre 149 volte, il 17 marzo. Guerra, immigrazione, accoglienza, il nulla televisivo sono i temi che escono dalle pareti e avvolgono il visitatore, in una valanga di parole e immagini. Si viene subito colpiti da un cartello autostradale azzurro, di quelli che accolgono chi arrivando dall’estero entra nel nostro paese: dodici stelle gialle circondano la scritta “Italia”, nel sottotitolo il contrasto tra “Welcome to Italy” e l’avviso “where the future has been robbed”. I cartelli stradali, icona contemporanea, sono la tela sulla quale Opiemme ha costruito gran parte del suo attivismo artistico. Il tabellone del Risiko diventa la mappa del mondo su cui parlare della guerra, con le parole di Ezra Pound; in un angolo suona la tromba di Miles Davis, con le parole che sostituiscono le note: “La conoscenza è libertà, l’ignoranza è schiavitù”. E ancora parole, di Opiemme in questo caso, si riversano dalle pagine di un libro incorniciato, che può essere estratto e letto dai visitatori.

Dopo la tappa torinese – dal 17 febbraio al 2 aprile – “No Flags” si sposta in Spagna: dal 15 settembre la mostra sarà allestita alla Weber-Lutgen Gallery di Sevilla.

Spazio a tempo #6

C’è chi si limita a sognare la città che vorrebbe e chi prova a darle forma e colore. È così che l’Aspira, una fabbrica dismessa al numero 28 di via Foggia, da alcuni mesi ha iniziato a prendere vita. E a dar vita a una nuova concezione degli spazi urbani in fase di trasformazione, come possibili contenitori temporanei per diverse forme di espressione artistica.

Nel mese di aprile Raw Tella e il suo amico Eugenio Dragoni vengono a sapere che nel quartiere Aurora alcuni vecchi capannoni industriali saranno demoliti per far posto a moderni loft. In un primo momento chiedono di poter utilizzare lo spazio, prima dell’inizio dei lavori, per dipingere. Sono 1500 metri quadri: una palazzina di tre piani, un’ampia area esterna, tre capannoni, un grande terrazzo. Un potenziale enorme. Sarebbe uno spreco limitarsi ad un uso personale di quell’immenso patrimonio. Bisogna aprire l’area, farla conoscere, metterla a disposizione. L’attesa dell’inizio lavori offre un’opportunità da non sciupare: uno spazio immenso di libera espressione. Uno spazio “a tempo”. Un po’ per la conformazione degli ambienti, un po’ per la transitorietà stessa del luogo, la street art sembra il contenuto ideale: il carattere effimero delle opere in esposizione, destinate ad una scomparsa certa, è condiviso con le opere realizzate in strada. Si decide così di aprire il portone agli street artist che arrivano alla spicciolata, si scelgono una parete, iniziano a lasciare qualche traccia. Passano parola. E Facebook aiuta. Continua a crescere il numero di persone che comincia a frequentare l’ex fabbrica. Le pareti bianche si colorano, compaiono le prime tag, scritte, stencil, poster art. Ecco allora che prende forma un’idea più articolata, quella di una grande mostra di street art nel mese di luglio: opere site specific, realizzate sulle pareti, interne ed esterne, della fabbrica, destinate a scomparire con la demolizione della struttura. Le buone idee però sono contagiose, ne fanno germogliare di altre. Il progetto cresce, si complica, si arricchisce. “Perché non creare un’associazione che renda replicabile questo modello?” è il pensiero che inizia a rimbalzare in testa a Raw Tella ed Eugenio. La domanda, ovviamente retorica, ricalca il motto di George Bernard Shaw: “Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?”. Loro forse non se lo sono nemmeno chiesto, semplicemente hanno seguito l’istinto.

Nel bel mezzo dei preparativi pratici della mostra – allacciamento elettrico, pulizia e arredo degli spazi, per non citare che quelli più impellenti –, si decide di dar vita all’associazione. Il lavoro raddoppia, le energie anche, grazie a costanti iniezioni di entusiasmo. Mentre da un lato si delinea un ricco cartellone di eventi di avvicinamento all’inaugurazione, con lo scopo di far conoscere e abitare lo spazio; dall’altro prende forma lo statuto di “URBE. Rigenerazione Urbana”, che si propone di replicare l’esperimento, prendendo spazi in via di trasformazione, a tempo, e dandogli nuova vita nel periodo di inter-vita. Nel frattempo si battezza anche lo spazio: WTC – Wartradecenter, giocando con le lettere del più celebre World Trade Center.

Nel mese di giugno il WTC è in costante fermento, le pareti si trasformano in continuazione sotto le bombolette e i pennarelli degli artisti di passaggio. Le caratteristiche facce di Galo osservano curiose una parete su cui si dipanano idee e pensieri di Jins, che in un altro spazio intreccia i suoi personaggi con le arzigogolate decorazioni di Halo Halo. Spuntano ovunque dei piccoli Super Mario Bros, NOx attacca un pipistrello gigante che chiede “gentilmente” di spegnere la luce, mentre da una parete si affaccia il volto della Marilyn Monroe centralinista di Gec, affiancata da uno dei messaggi provocatori dei Dott. Porka’s: “enjoy the poverty”.

Col mese di luglio si entra nel vivo: SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio coinvolge più di 40 artisti e il 14 e il 15 luglio presenterà il suo volto definitivo. Definitivo per quanto lo possa essere uno spazio a tempo, con centinaia di metri di muro a disposizione degli street artist. Opiemme farà crescere un albero di parole, Pixel Pancho e il francese, tedesco di adozione, The WA saranno protagonisti di live performance, mentre Garu proporrà una performance di light painting. Ci saranno video e musica, le donne col velo di Br1 e le tag dei KNZ, lasceranno la firma Eme, dalla spagna, e le bolognesi TO/LET, la romana MP5, 999, Reser, Xel, Mr. Fijodor e si attende la conferma di un “big” internazionale, sul cui nome per il momento vige il più stretto riserbo (qui l’elenco completo e in evoluzione dei partecipanti).

Durante tutto il mese di luglio, parafrasando Nanni Moretti, “succederanno cose, si vedrà gente”. Dal 6 al 12 il WTC diventerà spazio reale per la galleria virtuale “Fartgallery – fare arte a ogni costo”: la mostra, che ospiterà tra gli altri Andrea Guerzoni, Monica Indelicato, Stefano Cento, sarà l’occasione per presentare il neonato progetto mirato a dare visibilità ai giovani artisti.

Per essere aggiornati su quello che capiterà nelle prossime settimane si può far riferimento alla pagina Facebook “Wtc Wartradecenter” o al blog di Raw Tella.

O più semplicemente raggiungete il numero 28 di via Foggia, varcate il portone, fatevi “inghiottire” dal faccione su sfondo azzurro che decora il passo carraio. E non dimenticate di scattare qualche foto. Sarà tutto quello che di tangibile resterà di questa fantastica avventura, quando l’ex Aspira scomparirà sotto moderni loft.

Dal numero di luglio 2011 di ArteSera.

ArteSera WTC.1

ArteSera WTC.2

Qui sotto una gallery con le immagini di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Spazio a tempo #4

La Stampa – venerdì 1 luglio 2011

Foto di GARU

Un’immensa tela bianca di 1500 mq. È quello che devono aver pensato Raw Tella e Eugenio Dragoni quando si sono trovati davanti agli spazi dell’ex fabbrica Aspira, di via Foggia 28, destinati a essere smantellati il prossimo settembre, per lasciare il posto a moderni loft.

In questo periodo sospeso hanno deciso di dar vita a un centro culturale “a tempo”, creando l’associazione culturale URBE – Rigenerazione Urbana. La conformazione degli ambienti e la transitorietà stessa del luogo sono apparsi fin da subito perfetti per accogliere i lavori degli street artist, condividendone le natura effimera. Dall’inizio di giugno writers, graffitari e artisti di diversa estrazione iniziano a popolare le pareti dell’ex fabbrica di tag, stencil, poster, intricati labirinti di segni e colori. Lo spazio, ribattezzato WTC – Wartradecenter, si trasforma giorno dopo giorno e da oggi diventa sede di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio, una mostra in costante evoluzione che annovera oltre 40 artisti, con molti nomi di spicco della scena italiana e internazionale, da Galo ai Dott. Porka’s, da Gec a Opiemme, da Pixel Pancho al francese, tedesco d’adozione, The WA, che saranno protagonisti di live performance. E ancora i Truly Design, che hanno dato vita a un suggestivo anamorfismo, le bolognesi TO/LET, la romana MP5Eme dalla Spagna e gli interventi di light painting di Garu. A sorpresa, si sono aggiunti anche i messicani Lapiztola, capitati a Torino e al WTC per vie traverse, durante il loro giro in Europa. Inoltre dal 6 al 12 luglio il WTC ospiterà una mostra organizzata da “Fartgallery – fare arte a ogni costo”, che presenterà nomi emergenti dell’arte contemporanea.

Gli artisti fin qui coinvolti:

TURIN | 13 / 999 / Ak Dwg / BR1 / Contra / Corn79 / Davem / Fabrizio Visone / Galo / Gec / Halo Halo / Idipsy Diverz / Jins / KNZ / Marco Memeo / Max Petrone + Petr1’s Brothers / Mr. Fijodor / NOx / Opiemme / Orma + Ranul / Pixel Pancho / Reser / Riccardo Nervo / Skesis / SR / Sviz + Self / Truly Design / Up / Xel / Zorkmade

ITALY | 2501 / Dott. Porka’s / El_Even / Elfo / Ext / Mattia Lullini / MP5 / Seacreative / TO/LET / Weed

GUEST | The WA (F) – Eme (ES) – La Piztola (MEX)

LIGHT PAINTING | Garu-Garu
VISUALS | Andy Others – Cheeky Monkeys – Nerdo

La Costituzione “on the road”



Grappoli di Rotolini di Poesia
a tema costituente
tornano a germogliare in città.

Dopo la prima installazione al Parco del Valentino – sabato 18 giugno – che nonostante il meteo avverso ha saputo coinvolgere e incuriosire i passanti; Opiemme torna a lasciare il segno sabato 2 luglio.

Questa volta il raggio d’azione si allarga. Da Porta Nuova a Porta Susa e altre stazioni della metropolitana, e ancora alcune fermate delle linee di superficie 4, 7, 9, 10, 11, 13, 33, 35, 46, 49 e 51, principalmente in centro e nei pressi dell’Università.

L’azione – da un’idea di Opiemme – rientra nell’ambito di Letture Ri-Costituenti, un’iniziativa sostenuta dal Piano Locale Giovani Città Metropolitane e da Città e Provincia di Torino, oltre che dalla GTT, che si propone di avvicinare soprattutto i giovani ai valori racchiusi nella Carta costituzionale.

In fondo ogni tanto fa bene ripassare i principi su cui dovrebbe fondarsi il nostro paese. E trovarli per strada mentre si passeggia, si prende il tram o la  metropolitana, può essere un’ottima occasione per farmarsi a riflettere. Si raccoglie il foglietto, lo si srotola, si incontra uno degli articoli che compongono la Costituzione italiana, commentati da frasi di pensatori, letterati, poeti, scienziati in grado di creare abbinamenti contrastanti, ironici, stimolanti. Il tutto avvolto graficamente in una bandiera italiana che rachciuderà alcuni divieti provocatori: di ignorare, di scordare, di subire, di dimenticare. E ad accomunare tutti i messaggi una citazione di Miles Davis: “La conoscenza è libertà, l’ignoranza è schiavitù”.

Un piccolo esempio:

ART. 1
L’Italia è una Repubblica democratica,
fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La sovranità appartiene al pubblico
che partecipa nelle forme in cui è
informato dai media.
Opiemme

Senza lavoro il 29,8% dei giovani.
Fonte Il Sole 24 Ore

Nel 2010 il lavoro nero ha fatto
fatturare circa 145 miliardi di euro
pari al 10%