Printed Matters. And anonymity?

Accendo il computer per caricare, con colpevole ritardo, qualche immagine e qualche impressione sulla mostra “Printed Matters” di Shepard Fairey alla Galo Art Gallery, prima personale in galleria in Italia per l’artista della Carolina del Sud. Uno sguardo su Facebook e vengo inondato dai post di varie testate che rilanciano la notizia rimbalzata da Londra: la Queen Mary University ha scoperto l’identità di Banksy.

Sarebbe Robin Gunningham. Il condizionale resta d’obbligo. Basta fare un giro sulla pagina Facebook di Robin Gunningham per confermare i dubbi:

I wonder who Robin Gunningham is……………………?

Pubblicato da Robin Gunningham su Venerdì 4 marzo 2016

Questa la replica lapidaria.

Andre ObeyMa torniamo a Torino, in via Saluzzo 11/g, dove venerdì scorso si sono date appuntamento centinaia di persone per assistere a una delle mostre destinate a lasciare il segno in questo 2016 appena iniziato. La personale di Shepard Fairey, alias Obey. C’è poco da aggiungere. Basta citare la campagna “Andre the Giant Has a Obama ObeyPosse“, che lo ha fatto conoscere nel 1989, o meglio ancora il poster Barack Obama “HOPE“, che nel 2009 lo ha proiettato a livello planetario. Due poster, due idee dirompenti, vent’anni di distanza.

 

 

Già, i poster. Centrali nel percorso artistico di Obey. E allora “Printed Matters”, le stampe contano, eccome!

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“Printed Matters” è un percorso artistico/epositivo che ruota attorno all’importanza del materiale stampato nell’arte di Fairey. Si spazia dalle serigrafie su carta alle stampe su legno, dalle stampe serigrafiche su metallo ai collage. In ogni mostra Printed Matters vengono esposti da Shepard Fairey nuovi lavori inediti che trasformano ogni tappa del percorso un’esperienza unica.
Il progetto Printed Matters è iniziato ufficialmente nel 2010 con una mostra presentata a Los Angeles, è proseguita a Dallas nel 2012 e infine a Detroit lo scorso anno. Poi Torino. La Galo Art Gallery. Avete tempo fino al 23 marzo. Non perdete l’occasione.

La natura ribelle

I volti di capi di stato – da Obama a Putin, da Berlusconi alla Regina d’Inghilterra – pendono alla parete dell’Amantes, come quelli di tanti ricercati. La scritta “Wanted” sostituita dal marchio “First Enemy“.
L’altra metà della vetrina di Amantes, allestita da Nero Rebel in occasione di Lastvagito, indica l’unica rivoluzione possibile: quella della natura, che a colpi di piante, palme, erbe ed erbacce abbatte le pompe del petrolio, computer, macchinari e l'”invasore” umano, che se non rallenta per tempo… rischia di “finire impiccato”.