In strada e in galleria

Ultime battute per PicTurin.

 

 

E’ stato “spacchettato” palazzo Richelmy con l’opera di Augustine Kofie, procede il lavoro di Mr Thoms, si è aggiunta come “fuori programma” l’opera dell’argentino Rojo Romamentre MrFijodor e Corn79 hanno concluso gli ultimi ritocchi alla facciata dell’Hiroshima Mon Amour.

 

Così in strada…

Nel frattempo Mr Fijodor e Corn 79 hanno allestito negli spazi di Square 23, “OPPOSTI“, mostra che unisce le due anime artistiche della coppia di street artist.

Il racconto di quello che si può trovare nella galleria di via San Massimo 45 nel servizio di TeklaTV, realizzato in occasione del vernissage, sabato 7 ottobre (la mostra è aperta fino al 3 novembre):

 

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Suona la campanella per PicTurin

Finta l’estate, suona la campanella anche per la terza edizione di PicTurin.

Dopo le murate a Parco Dora nel mese di luglio, che hanno visto protagonisti gli italiani 2501 e Verbo, e gli olandesi Graphic Surgery, il Torino Mural Art Festival torna a dipingere la città. Partendo dalla facciata della scuola media Nievo, di fronte al 43 di corso Moncalieri. Colori sgargianti, positività e allegria sono i tratti distintivi dell’opera nata in tre giorni, dall’incontro delle bombolette del torinese Galo, di Bue The Warrior e Chase. I due artisti belgi, in città per l’inaugurazione della loro mostra “Brothers from different mothers”, ospitata dalla Galo Art Gallery, hanno accettato con entusiasmo l’invito di PicTurin.

Personaggi fantastici e immaginari, grafica dal forte impatto visivo, volti che richiamano i comics, da un lato hanno permesso di ridisegnare l’anonima parete dell’istituto, in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Dall’altro hanno offerto anche uno spunto didattico agli studenti. “Nell’ambito di un più ampio progetto dedicato all’educazione artistica, infatti, abbiamo dedicato dei laboratori alla street art e ai graffiti – spiega la preside Marilena Capellino –. Siamo partiti dallo studio del tratto i Keith Haring per portare poi gli studenti a realizzare una propria ‘tag’. Quella offerta da PicTurin è un’ottima occasione non solo per far vedere ai ragazzi il lavoro finito, ma anche gli artisti all’opera”.

Muro dopo muro, pezzo dopo pezzo, assume contorni sempre più definiti l’ambizioso progetto del Festival di trasformare Torino in un museo a cielo aperto, riassunto nel claim “Your City, Your Museum”, scelto dalle associazioni organizzatrici, Il Cerchio e Le Gocce, Monkeys Evolution e Style Orange. E proprio in quest’ottica, il Settore Arti Contemporanee della Città di Torino – anima istituzionale di PicTurin, assieme a MurArte e al Servizio Politiche Giovanili – sta pensando di sviluppare un articolato percorso di visita lungo le pareti realizzate nel corso delle prime tre edizioni del Festival.

 

Prima della fine della terza edizione di PicTurin sono in calendario ancora tre interventi.

Entro fine settembre tocca alla facciata laterale dell’Hiroshima Mon Amour, in via Bossoli 83, che vedrà impegnati i torinesi Mr Fijodor e Corn79. I primi due giorni di ottobre, il romano Mr Thoms porterà i suoi personaggi surreali a scuola, sule pareti dell’Istituto Fattori, in via Castellino 10.

Per il gran finale, il Festival ha in serbo un pezzo da Novanta: dal 2 al 9 ottobre, l’edificio Richelmy, tra corso Tassoni e via Del Sarto, accoglierà le linee meccaniche di Augustine Kofie, attivo nella scena di Los Angeles dalla metà degli anni Novanta.

Segnali d’arte I

Gli street artist si impossessano dei muri ma, nello spazio urbano, si appropriano talvolta anche della segnaletica stradale, interagendo col significato originario dei cartelli. Sono soprattutto due artisti non torinesi – il ligure Opiemme e il franco-toscano Clet Abraham – ad aver dato nuova vita alla segnaletica torinese.

Senza nome e senza volto. Di lui si conoscono solo regione e anno di nascita: Liguria, 1979. E la città d’elezione: Torino, dove risiede dal 1999. Si cela dietro il marchio Opiemme, l’artista e scrittore che si propone di “abituare la gente alla poesia”, diffondendola in modo rivoluzionario. Parlano per lui le sue opere, volte a mescolare la poesia ad altre forme espressive, per non lasciarla imprigionata nella carta stampata. Versi arrotolati, appesi sugli alberi; messaggi apparsi sui cartelli stradali, con divieti preoccupanti, di pensare, sognare e respirare; fino alla campagna dal forte impatto visivo “Traffic Kills”.

“La decisione di trasferirmi a Torino era legata agli studi e agli amici – spiega Opiemme –. A posteriori la scelta si è rivelata azzeccata: proprio il passaggio da una piccola realtà del litorale ad una grande città è stato un imput importante per il mio lavoro, in questi anni ho vissuto importanti esperienze formative. Devo molto a Torino”. E anche se non c’è il mare, pazienza: “Grazie al mio lavoro mi muovo molto e riesco a vederlo abbastanza spesso”.

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni Novanta, riscoprendo la passione per quella letteratura che durante gli anni del liceo, per una ragione o per l’altra, si finisce per odiare. “Ho iniziato a scrivere”, ed a pubblicare, prima una raccolta di poesie, “Sfioraci”, poi una di racconti, “Sette”. “Ma ben presto mi sono reso conto che se sei giovane e sconosciuto hai poche possibilità di raggiungere i lettori. Allora ho cercato di svecchiare i canali di comunicazione della poesia, ho provato a portarla per strada, verso le persone, avvicinandola a forme di arte urbana, legate alla street art, al graffiti writing, alle installazioni”. Un poeta post moderno, che propone una rivoluzione punk della poesia: “Spesso uno Stato cerca diversi modi per creare legalmente ignoranza; io, portando le parole mie e di altri autori sui muri, è come se facessi illegalmente cultura”. Tema di estrema attualità, vista la tolleranza zero promessa dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, verso i graffiti e i graffitari. “Mi dispiace concordare con Bossi, ma ha ragione nel dire che ‘i muri sono il libro di un popolo’ – spiega Opiemme –. Fare guerra ai writers è velleitario, sarebbe più opportuno crescere i giovani avvicinandoli all’arte, concedendo loro spazi idonei. Dall’altra parte, chi fa le scritte sui muri è giusto che conosca e accetti le regole del gioco. In quelle sono contenuti il rispetto e la tutela del bene privato. Vanificare le norme adducendo l’arte, è nel tipico stile italiano: una perdita di valori”.

Uno degli esempi più incisivi dell’opera torinese di Opiemme, rimane l’installazione realizzata sulla pensilina GTT davanti all’Accademia di Belle Arti, commissionata dallo stesso istituto in occasione di Artissima 2007: la fermata venne completamente ricoperta con testi di autori transitati per Torino: “Un punto di passaggio come la fermata dell’autobus è così diventato metafora del passaggio letterario”. Ma sono molti i luoghi in città diventati teatro delle installazioni di Opiemme. “Uno di quelli a cui mi sento più legato è l’Hiroshima Mon Amour, che da sempre ha aperto le sue porte alle mie opere. E poi San Salvario e il Valentino; uno dei luoghi migliori per appendere i miei rotolini di poesie”.

Qui sotto la copia originale dell’articolo uscito su La Stampa del 12 agosto 2010 a firma Luca Indemini