Gec e Br1 in Amichevole

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Br1 e GEC sono due artisti che, legati da una profonda amicizia, condividono un confronto artistico quotidiano da più di dieci anni. Attraverso azioni nello spazio pubblico, il loro lavoro parla alla collettività intesa nel senso più ampio e trasversale possibile.
Nella maggior parte dei casi, l’intervento artistico nasce senza alcuna intermediazione o autorizzazione, essendo frutto di una spiccata attitudine alla pianificazione strategica dell’azione. Si tratta di azioni libere ed improvvise in grado di modificare il paesaggio urbano, in cui l’osservatore si ritrova inconsapevolmente coinvolto nella situazione orchestrata dai due artisti. Altre volte, lo spazio pubblico viene traslato direttamente sul web, dove l’individuo è coinvolto attivamente tramite i social network, diventando protagonista. Tramite open call, viene richiesto di compiere un’azione che andrà ad innescare un processo creativo collettivo, che l’artista sintetizzerà in un’opera che mai sarebbe esistita senza il supporto e la partecipazione diretta della collettività.
Gli artisti propongono una selezione di opere inedite in Amichevole, per Here, che dialogano fra loro con lo spazio della Cavallerizza Reale, attraverso la combinazione di fotografie e quadri.
Le opere resteranno esposte dal 19 al 28 maggio.

Il Sistema floreale di videosorveglianza sboccia al MAU

Venerdì 10 sarà presentata la prima opera pubblica permanente di Gec, promossa dal M.A.U Museo di Arte Urbana di Torino, Borgo Campidoglio. L’opera si trova sulla facciata cieca di un condominio all’incrocio fra Via Musinè e Via Corio.

locandina

La giornata prende il via alle 16,30, con una visita guidata al Museo d’Arte Urbana e al Borgo Campidoglio, accompagnati dal Direttore Artistico del MAU, Edoardo Di Mauro.

Alle 18,30, presso la sede espositiva del Museo d’Arte Urbana, in via Rocciamelone 7 c, verrà presentata la nuova opera di Gec “Sistema floreale di videosorveglianza”.

 

“Public Arena” a Barriera

PublicArena

Nell’ambito del progetto di Artegiovane, “Contesto/Barriera“, mercoledì 11 settembre alle 18, presso l’Associazione Barriera di via Crescentino 25, inaugura la collettiva “Public Arena”, curata da Roberta Pagani. La mostra, attraverso le opere degli artisti BR1, Markus Butkereit, Elfo, Fra.biancoshok, Gecdott.Porka’s, the Wa, vuole offrire uno sguardo sulle diverse forme espressive adottate nello spazio pubblico.
L’intervento urbano si apre sempre più a nuovi linguaggi, sospesi tra design, fotografia artistica, Net Art. Si spazia dei berlinesi tha Wa e Markus Butkereit, pionieri dell’Urban Intervention, che propongono vere e proprie “situazioni”, con operazioni che invertono le logiche di utilizzo dello spazio urbano; alle Unconventional Experiences del milanese Fra.biancoschock. L’ironia di Elfo si declina in performance e installazioni nei contesti urbani, veicolate attraverso il web; Gec utilizza i social network per dar vita a opere partecipate; BR1 lavora sulla dicotomia Oriente-Occidente; i dott. Porka’s usano la Street Photo Performance, invenzione sottoscritta nel manifesto del trio, come tecnica di intervento multiplo nello spazio.
La mostra sarà visitabile fino all’11 ottobre 2013, con orario 15 – 19.
In parallelo alla mostra e sempre nell’ambito del progetto “Contesto/Barriera”, l’artista BR1 realizzerà un intervento sulla facciata dei Bagni Pubblici di via Agliè, in collaborazione con i ragazzi delle scuole del quartiere. Inoltre l’artista AK terrà un laboratorio incentrato sulla tecnica della graffiti art, rivolto agli anziani, ai circoli e alle bocciofile.
Contatti +39 011 287.64.85 o barriera@associazionebarriera.com.

Cala la notte… di Gec

Vede la luce il progetto di Gec legato ai Gratta&Vinci. Così lo racconta lo stesso artista:

Cala la notte” è il risultato di un progetto durato 6 mesi nel quale, tramite utilizzo del web, Gec ha raccolto 12.000 Gratta&vinci usati. Un progetto di coinvolgimento sociale che ha impegnato tabaccherie e singoli individui ad una raccolta su tutto il territorio nazionale.

Durante il recupero il gruppo di matematici “Fate il nostro gioco“, che da anni si cimenta nel studio e nel calcolo delle probabilità di vincita (o meglio di perdita), ha contribuito alla diffusione della ricerca in tutte le conferenze che trattano i rischi e le future problematiche legate al gioco d’azzardo legalizzato.

Un primo intervento è avvenuto lo scorso 31 agosto nelle calli di Venezia in occasione della Biennale di Architettura.

Ora, questo lavoro è stato studiato per essere successivamente affisso in un area pubblica di tipo industriale. Il tentativo è quello di bloccare in un’ immagine la situazione attuale, in cui sulle forme della città industriale italiana sta calando lentamente il buio. Nella speranza che la notte non sia troppo lunga.

 

Da questo progetto è nata una serie di lavori a pezzo unico di diverse dimensioni.

 

I numeri dell’opera:

 2.073 gratta & vinci utilizzati nell’opera

€ 10.387 spesi per acquistare questi 2.073 gratta & vinci

32,5 secondi impiegati in Italia per spendere € 10.387 in gratta & vinci

0,82% probabilità che tra tutti i 2.073 gratta & vinci ce ne sia almeno uno che faccia vincere 10.000 o più euro

 

Chiudiamo il cerchio

Sparita in strada, torna in carcere.

Dall’organizzazione di The Others ci fanno sapere… “a proposito dell’opera censurata di BR1… BR1 parteciperà a The Others e riprodurrà proprio l’opera censurata nell’area comune del carcere (nella zone del cortile, dove ci saranno attività e performance nel Teatro e dove sarà allestita l’aera ristoro)“.

Dunque chi l’ha persa in strada, potrà ritrovarla dal 9 all’11 novembre nell’ex carcere Le Nuove.
Non solo. BR1 sarà protagonista assieme a GEC di PUBLIC/PAPERS (Cella C16).
Questo il testo di presentazione del progetto:
“Public/papers rappresenta la riflessione degli artisti GEC e BR1 sull’utilizzo della carta all’interno della società, in momenti e con metodi diversi tra loro. Tra le migliaia di lavorazioni di tipo cartaceo che circondano la nostra quotidianità, l’analisi degli artisti è stata incentrata sui biglietti gratta&vinci e sui manifesti pubblicitari, diversi tra loro ma accomunati dal fatto di esistere solo se prodotti su larga scala e facilmente reperibili nel contesto urbano. Tale riflessione nasce dall’incremento esponenziale delle vendite di gratta&vinci nei luoghi pubblici e dall’ intensificarsi della presenza dei manifesti pubblicitari di tipo commerciale. L’elevato quantitativo di materiale prodotto ogni giorno viene raccolto, esaminato, sperimentato e ricollocato in un contesto pubblico con una finalità di tipo artistico, prima che questo ritorni ad essere automaticamente un rifiuto. GEC ha raccolto circa 12.000 gratta&vinci grazie ad un progetto partecipato in cui, servendosi dei social network, ha coinvolto tabaccherie e singoli individui su tutto il territorio nazionale per raccontare, disegnando e colorando i gratta&vinci stessi, un’Italia industriale al tramonto, su cui sta lentamente calando il buio. BR1, strappando dai pannelli pubblicitari i manifesti scaduti, realizza grandi opere pubbliche applicando i suoi poster sul decollage stesso,  trasformando così un elemento del corredo urbano strettamente commerciale in spazio artistico restituito alla collettività”.

Dopo la parentesi delle girandole veneziane, il progetto di Gec sui gratta&vinci trova finalmente una forma definitiva.

 

I numeri contano…

…anche nell’arte!

Soprattutto in un progetto di arte partecipata. Perché dalla risposta dei partecipanti dipende il risultato, l’opera finale.
È il caso del “Tentativo n. 5” lanciato da Gec via Facebook.
Dopo l’omaggio a Pelizza da Volpedo in Val di Susa, Gec si misura coi Gratta&Vinci: “si tratta di raccogliere un grandissimo quantitativo di Gratta&Vinci, già grattati naturalmente. Non hanno importanza la forma, dimensione, colore o marca. Donerò un posterino su carta ogni 10 Gratta&Vinci raccolti”, scrive sulla pagina Facebook.
Cosa ne verrà fuori? Ancora mistero, anche perché – come si sottolineava poco sopra, i numeri contano e influiscono sul risultato – “Molto dipenderà da quanti ne ricevo e vista la partecipazione fin qui registrata, saranno moltissimi”.

Le adesioni arrivano da ogni parte d’Italia.
Sempre via FB, Silvia fa sapere che “Qui a Roma nn stiamo mica a smacchiare i giaguari, io, modestie a parte, ho già raccolto venti gratta&perdi”.
E Romina è pronta a dare tutto il suo appoggio: “Io non gratto ma conosco gente che lo fa spesso, in più conosco bene i proprietari di ben due tabaccherie… posso parlargliene”.

Chi è di Torino può contattare Gec sulla pagina Facebook e accordarsi per la consegna; per il resto d’Italia è possibile spedire una busta all’indirizzo:
Tuinchi Cerutti
Corso principe Eugenio 36
10122 Torino

Inoltre stanno aderendo molte tabaccherie, diventando punti di raccolta sparsi sul territorio, come sottoline – sempre via F – Valentina: “il terzo tabacchino ha aderito alla proposta .) 50 gratta e perdi sono già nelle mie mani”.

Quelle che ad ora hanno aderito – accogliendo l’apposito contenitore – sono:
Tabaccheria Via S. Francesco da Paola 10, Torino (TO)
Bar “Nerolatte”, Piazza Boves, Cuneo (CN)
Ristorante “L’erla la Merla”, Corso Bisalta 61, Boves (CN)

Inoltre collabora al all’iniziativa, il progetto “Fate il Nostro gioco“, alias Diego Rizzuto e Paolo Canova, che da anni si occupano di gioco d’azzardo e calcolo delle probabilità (non giocano a favore di chi gioca…). Ed ecco dunque che, come si diceva, i numeri contano!
Sulla loro pagina Facebook si legge l’invito:
Nasce oggi, 25 gennaio 2012, a Torino, la prima collaborazione tra Fate il Nostro gioco e Gec.
Vi avevamo chiesto qualcosa di analogo già da 3 anni, ma da oggi vi chiediamo di aiutare lui, vedrete cosa combinerà…

Non resta che attendere…

Quarto Stato in Val di Susa

Il 14 ottobre su un muro di Giaglione, in Val di Susa, è apparsa questa rivisitazione del Quarto Stato (un poster di 4 metri per 2), ad opera di Gec. Ma il percorso che ha portato tutti quei personaggi di carta in Val di Susa è iniziato più di un mese prima. Su Facebook.

StreetArTO: Quando e come è nata l’idea?
Gec: E nata dopo l’ultima grande manifestazione mi pare del 3 luglio, a cui non ho partecipato, ma che, a seguito del comportamento della stampa, è stata la fotocopia del G8 di Genova, era davvero troppo, non potevo non fare qualcosa.
All’inizio non sapevo bene come coinvolgere attivamente le persone, non volevo che fosse una cosa fatta da me e ammirabile dagli altri, mi piaceva l’idea di cominciarlo e di aggiungerne un pezzo ogni giorno man mano che mi arrivavano le foto, con un risultato diverso da come me lo immaginassi all’inizio. Un’idea nata da una discussione con una cara amica che poi a funzionato.

StreetArTO: Perché il IV Stato?
Gec: Perchè è curioso notare, studiando la storia dell’arte e di riflesso anche la storia, come passano i secoli ma le dinamiche si ripetono in modo ciclico, cambiano le motivazioni, la forma, ma è sempre la solita minestra, talvolta si sa già anche come andrà a finire.

StreetArTO: Perché la Val Susa?
Gec: Viviamo nell’unico stato dove le rivoluzioni nascono su facebook e finiscono su facebook.
La Val Susa mi pare l’unico luogo oggi dove la gente sta davvero rischiando grosso pur di tentare di cambiare le cose.

StreetArTO: Ti aspettavi la risposta che hai ottenuto, quando hai lanciato l’appello a partecipare?
Gec: L’appello è partito su Facebook sotto forma di evento il 12 settembre, aspettavo una risposta ma non così, soprattutto da persone sconosciute, molta partecipazione dal centro e sud italia. Interessante anche il fatto che chi mi ha mandato le foto spesso chiedeva a che punto ero con la realizzazione nei giorni successivi. Portare su coloro che geograficamente sono lontani è una delle cose che mi interessava di più.

StreetArTO: Qual è stato il tuo rapporto con i movimenti?
Gec: È partito tutto abbastanza automaticamente, due ragazzi mi hanno indirizzato verso alcune persone dei comitati, sono stati tutti disponibilissimi.
Ora sta girando parecchio la foto su internet segno che la gente ha apprezzato ma cosa più importante si riconosce in essa.

StreetArTO: Com’è stata la giornata del 14 ottobre, quando sei andato in valle per attaccare il manifesto?
Gec: Tutto semplice, nessun problema.

Tra “fabbrica” e ArteSera

A poco più di 6 mesi dalla nostra “nascita” siamo approdati con somma gioia sul nuovissimo sito di ArteSera e abbiamo deciso di cominciare dalla fabbrica di via Foggia. Perché è una bella storia; perché è ricca di protagonisti e perché ci auguriamo possa avere un seguito ancora più interessante (le premesse ci sono tutte).

Torino è una città strana.
Alcune fabbriche chiudono, altre si aprono alla creatività.
L’ex Aspira di via Foggia 28 aveva ormai il destino segnato: sarebbe stata abbattuta per far posto a moderni loft ad uso abitativo. Prima però che il suo destino si compisse, gli spazi sono stati presi in consegna da Raw Tella e Eugenio Dragoni, che hanno letteralmente stravolto capannoni, cortile interno, uffici.
A giugno è nato il WTC – War Trade Center, che per due mesi ha saputo catalizzare tutti i nomi della street art torinese, molti esponenti di quella nazionale e alcuni ospiti d’oltre confine. Una delle più grandi e coinvolgenti esposizioni di street art mai viste in città. E con un elemento di forza in più rispetto a qualsiasi mostra/esposizione dedicata a graffitismo e affini. Così come capita in strada, anche negli spazi di via Foggia 28 le opere non potevano avere carattere permanente. Realizzate direttamente sui muri, sarebbero state abbattute, insieme alla fabbrica.

StreetArTO era nato da poco (febbraio 2011), con l’intento di raccontare la street art torinese. Trovarsela tutta riunita in uno spazio così suggestivo è stata una piacevolissima sorpresa.
Il giorno dell’inaugurazione una piscina è comparsa in cortile; gli skaters si producevano in acrobazie su rampe e pedane posizionate tra opere di Pixel Pancho e Galo, Xel e Lapiztola; si ballava la break dance sotto un lavoro di Eme de M, mentre la musica segnava il ritmo tra le persone in coda al bar, inglobate nella testa di Medusa realizzata dai Truly Design con la tecnica dell’anamorfismo. Nel cortile – dove si affacciavano l’albero di parole di Opiemme, le bambine di Nox, la grande tartaruga di Roa e gli strani extraterrestri realizzati da TO LET e Mp5Gec ha racchiuso in poche parole il senso di quei due mesi, in cui le pareti della fabbrica si popolavano di storie e personaggi, cambiando aspetto dal giorno alla notte: “Qui, oggi, direi Berlino – Torino: 1 a 1!”.

Continua sul blog di ArteSera.

Spazio a tempo #6

C’è chi si limita a sognare la città che vorrebbe e chi prova a darle forma e colore. È così che l’Aspira, una fabbrica dismessa al numero 28 di via Foggia, da alcuni mesi ha iniziato a prendere vita. E a dar vita a una nuova concezione degli spazi urbani in fase di trasformazione, come possibili contenitori temporanei per diverse forme di espressione artistica.

Nel mese di aprile Raw Tella e il suo amico Eugenio Dragoni vengono a sapere che nel quartiere Aurora alcuni vecchi capannoni industriali saranno demoliti per far posto a moderni loft. In un primo momento chiedono di poter utilizzare lo spazio, prima dell’inizio dei lavori, per dipingere. Sono 1500 metri quadri: una palazzina di tre piani, un’ampia area esterna, tre capannoni, un grande terrazzo. Un potenziale enorme. Sarebbe uno spreco limitarsi ad un uso personale di quell’immenso patrimonio. Bisogna aprire l’area, farla conoscere, metterla a disposizione. L’attesa dell’inizio lavori offre un’opportunità da non sciupare: uno spazio immenso di libera espressione. Uno spazio “a tempo”. Un po’ per la conformazione degli ambienti, un po’ per la transitorietà stessa del luogo, la street art sembra il contenuto ideale: il carattere effimero delle opere in esposizione, destinate ad una scomparsa certa, è condiviso con le opere realizzate in strada. Si decide così di aprire il portone agli street artist che arrivano alla spicciolata, si scelgono una parete, iniziano a lasciare qualche traccia. Passano parola. E Facebook aiuta. Continua a crescere il numero di persone che comincia a frequentare l’ex fabbrica. Le pareti bianche si colorano, compaiono le prime tag, scritte, stencil, poster art. Ecco allora che prende forma un’idea più articolata, quella di una grande mostra di street art nel mese di luglio: opere site specific, realizzate sulle pareti, interne ed esterne, della fabbrica, destinate a scomparire con la demolizione della struttura. Le buone idee però sono contagiose, ne fanno germogliare di altre. Il progetto cresce, si complica, si arricchisce. “Perché non creare un’associazione che renda replicabile questo modello?” è il pensiero che inizia a rimbalzare in testa a Raw Tella ed Eugenio. La domanda, ovviamente retorica, ricalca il motto di George Bernard Shaw: “Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?”. Loro forse non se lo sono nemmeno chiesto, semplicemente hanno seguito l’istinto.

Nel bel mezzo dei preparativi pratici della mostra – allacciamento elettrico, pulizia e arredo degli spazi, per non citare che quelli più impellenti –, si decide di dar vita all’associazione. Il lavoro raddoppia, le energie anche, grazie a costanti iniezioni di entusiasmo. Mentre da un lato si delinea un ricco cartellone di eventi di avvicinamento all’inaugurazione, con lo scopo di far conoscere e abitare lo spazio; dall’altro prende forma lo statuto di “URBE. Rigenerazione Urbana”, che si propone di replicare l’esperimento, prendendo spazi in via di trasformazione, a tempo, e dandogli nuova vita nel periodo di inter-vita. Nel frattempo si battezza anche lo spazio: WTC – Wartradecenter, giocando con le lettere del più celebre World Trade Center.

Nel mese di giugno il WTC è in costante fermento, le pareti si trasformano in continuazione sotto le bombolette e i pennarelli degli artisti di passaggio. Le caratteristiche facce di Galo osservano curiose una parete su cui si dipanano idee e pensieri di Jins, che in un altro spazio intreccia i suoi personaggi con le arzigogolate decorazioni di Halo Halo. Spuntano ovunque dei piccoli Super Mario Bros, NOx attacca un pipistrello gigante che chiede “gentilmente” di spegnere la luce, mentre da una parete si affaccia il volto della Marilyn Monroe centralinista di Gec, affiancata da uno dei messaggi provocatori dei Dott. Porka’s: “enjoy the poverty”.

Col mese di luglio si entra nel vivo: SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio coinvolge più di 40 artisti e il 14 e il 15 luglio presenterà il suo volto definitivo. Definitivo per quanto lo possa essere uno spazio a tempo, con centinaia di metri di muro a disposizione degli street artist. Opiemme farà crescere un albero di parole, Pixel Pancho e il francese, tedesco di adozione, The WA saranno protagonisti di live performance, mentre Garu proporrà una performance di light painting. Ci saranno video e musica, le donne col velo di Br1 e le tag dei KNZ, lasceranno la firma Eme, dalla spagna, e le bolognesi TO/LET, la romana MP5, 999, Reser, Xel, Mr. Fijodor e si attende la conferma di un “big” internazionale, sul cui nome per il momento vige il più stretto riserbo (qui l’elenco completo e in evoluzione dei partecipanti).

Durante tutto il mese di luglio, parafrasando Nanni Moretti, “succederanno cose, si vedrà gente”. Dal 6 al 12 il WTC diventerà spazio reale per la galleria virtuale “Fartgallery – fare arte a ogni costo”: la mostra, che ospiterà tra gli altri Andrea Guerzoni, Monica Indelicato, Stefano Cento, sarà l’occasione per presentare il neonato progetto mirato a dare visibilità ai giovani artisti.

Per essere aggiornati su quello che capiterà nelle prossime settimane si può far riferimento alla pagina Facebook “Wtc Wartradecenter” o al blog di Raw Tella.

O più semplicemente raggiungete il numero 28 di via Foggia, varcate il portone, fatevi “inghiottire” dal faccione su sfondo azzurro che decora il passo carraio. E non dimenticate di scattare qualche foto. Sarà tutto quello che di tangibile resterà di questa fantastica avventura, quando l’ex Aspira scomparirà sotto moderni loft.

Dal numero di luglio 2011 di ArteSera.

ArteSera WTC.1

ArteSera WTC.2

Qui sotto una gallery con le immagini di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio:

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