L’unico Spam che ci piace

artissima vendutaDopo due anni di scorribande fiorentine, Spam approda a Torino – dove ha già lasciato il segno nei gironi di Artissima.

 

Con l’inizio di dicembre avrà/anno modo di presentarsi.

Il 1° dicembre attraverso “TUTTO CIO’ CHE SAI E’ FALSO“, il primo libro di SPAM autoprodotto (250 pagine 400 immagini a colori), scaricabile online, GRATIS.

tutto ciò che sai è falsoCliccando qui.

Il 5 dicembre, dalle 19, sarà tra i 100 artisti, che animeranno la VI edizione di Across Rewriting.

E ovviamente, occhi aperti, in cerca del segno di Spam in giro per la città.

 

 

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L’uomo comune tra Square23 e Paratissima

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.

Segnali d’arte II

Già Roberto Benigni a metà degli anni 90, nel suo “Tuttobenigni”, rilevava l’inaccettabile imposizione dettata dai cartelli stradali. “Uno come Gandhi cammina e trova un cartello che dice vietato fermarsi. Tu fai un cartello per fermare Gandhi”. Dev’essere un’idiosincrasia tutta toscana. Anche di chi, come l’artista bretone Clet Abraham, è toscano solo d’adozione. Anacleto, questo il suo nome all’anagrafe, è nato a Quimper nel 1966, da vent’anni vive in Italia e da cinque a Firenze. Nasce dall’incontro tra una impellente necessità di comunicare e la volontà di migliorare il patrimonio visivo dei passanti il suo progetto legato alla segnaletica stradale. “La presenza ossessiva e aggressiva dei cartelli stradali è una provocazione per un artista visivo – spiega Clet –. Esteticamente molto presenti, ma con un contenuto molto povero, sono spesso umiliazioni alla dignità umana. Non potendoli togliere ho pensato di migliorarli, dandogli un significato più nobile, più intelligente o a volte semplicemente più simpatico. Sono però molto attento a non intralciare la lettura originale, anzi cerco di stare in tema e di non danneggiarli materialmente, utilizzando adesivi rimovibili”. E così è iniziata l’invasione di Firenze, cominciando con la serie de La Pietà: un omino nero stilizzato, crocefisso sui cartelli di “strada senza uscita”. Sono seguiti gli angeli e i diavoli, poi omini che interagiscono con le varie parti dei segnali stradali, lentamente è nata quella che lo stesso artista definisce “una mostra urbana”. In una sorta di percorso a ritroso tra capitali, dal capoluogo toscano Clet ha deciso di esportare la sua opera a Torino: “Siamo stati in città verso la metà di novembre; per realizzare il blitz abbiamo impiegato tre notti. Ho scelto Torino perché mi piace, in qualche modo credo in quella città del Nord. E poi gli affetti, amici e tanti ricordi, legati alla mia compagna che ci ha vissuto per molto tempo”.

E così una mattina di fine autunno la segnaletica torinese ha iniziato ad animarsi. Su di un cartello di divieto di accesso, un piccolo omino nero, a fatica, tentava di rimuovere il divieto sobbarcandosi il peso di quella barra bianca su sfondo rosso. Un cuore trafitto dalla freccia di un segnale di obbligo è comparso in piazza Emanuele Filiberto; in via San Domenico, davanti al Museo della Sindone, è stato omaggiato il Sacro Telo e una crocefissione ha decorato un cartello con vista sulle Porte Palatine.

“Luoghi scelti per cercare la visibilità, non a caso uno è in via Marenco sotto la sede de La Stampa, ma sono anche altri gli stimoli; la prossimità della casa dell’amico, la possibilità di inquadrare vicino al cartello un monumento importante, la sfida difficile e rischiosa”.