Anni Ottanta

Torniamo alle origini, o presunte tali. Agli inizi degli anni ’70 i muri della città diventano ricettacolo di messaggi, invettive, richieste; è del 1974 la scritta, insolita, in via Madama Cristina “Abbasso i melomani”. Negli anni della contestazione, dell’autonomia e delle Brigate Rosse la tensione si legge anche sull’intonaco: le scritte sono forti, le pennellate decise, le tinte violente, rosse o nere. Palazzo Nuovo diventa il «palcoscenico più prestigioso della grafomania giovanile», ma non solo. Oltre alle scritte, sui muri trovano spazio anche i disegni: nell’atrio «le trattative dei partiti che sostengono il governo si trasformano in un enorme gladiatore romano che con l’emblema della Costituzione inciso sulla cintura annienta quello che resta della scuola italiana». Dopo la contestazione, arriva lo humour, il colore, il nonsense, anche se permane la denuncia. Torino Graffiti, scrive La Stampa nel 1986, «è la faccia di un ragazzo – i capelli ritti, gli occhi ridotti a fessura,  la bocca che è una smorfia – schizzata con lo spray dalla solita mano ignota su un muro del Lingotto. Accanto il senso di quel viso un po’ stralunato “Omologati mai!”».

Dall’archivio storico de La Stampa (è possibile consultare una selezione degli articoli dedicati alla street art apparsi su La Stampa tra il 14 maggio 1974 e il 2 luglio 1999, cliccando qui)

La Street Art è una realtà in continuo mutamento. Cambia la reazione dei passanti, muta l’interesse delle gallerie e cambiano pure i protagonisti. Uno dei precursori della Street Art a Torino e in Europa, Assi-one, ora vive a Bogotà, in Colombia.
La sua storia, sui muri, comincia a raccontarla più di 25 anni fa con Epsilon point, Megaton e il Collettivo Base-101, prima di iniziare a peregrinare in giro per il mondo alla ricerca di muri e ispirazione, da New York alla Colombia, dal Brasile al Costa Rica, fino all’Impero del Sol Levante.

Lo abbiamo raggiunto via chat, non senza qualche difficoltà di fuso orario, tra Torino e Bogotà, e non minori problemi di linguaggio, visto che dai suoi viaggi in giro per il mondo, oltre che un mix di culture, tecniche e ispirazioni, è nato anche un curioso “idioma patchwork”. La comunicazione, in “italiagnolo” – come lui ha scritto – si è dipanata più o meno così.
Ci colleghiamo alla sua pagina Facebook “Diego Alberto Pekerman”. Pochi dati, ma significativi, uno su tutti:Lavora presso: “a rua”.
Apriamo la chat e cerchiamo di metterci in contatto.

StreetArTO: “hola diego”

Assi-one: “hola yo no me llamo diego era mi abuelo yo soy assi”

S: “vale. hola assi”

A: “bueno. Si no me entiendes en castellano puedo escribir en italiagnolo”

S: “facciamo come viene. Sto cercando di ricostruire la storia della street art a torino”

A: “ottimo”

S: “ho parlato con molti dei protagonisti di oggi, però mi mancano informazioni dirette sugli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Perché ti sei trovato tra le strade di Torino?”

A: “il primo a portare la street a torino fu epsilon point ed io sono stato a torino perché sono italiano… nessuno è perfetto”

S: “italiano colombiano?”

A: “no, in colombia sono venuto a causa dell’esplosione della street art in europa, lì non si può più dipingere ed è diventato un ambiente molto borghese”

S: “vai alla ricerca di luoghi vergini, com’era torino negli anni Ottanta?”

A: “non è tanto il ‘vergine’, quanto la possibilità di dipingere senza che mi rompano los uevos. Ad ogni modo, a parigi, con la vecchia guardia sono stato il primo professore a introdurre la street art nella grafia e nell’illustrazione; sono stato professore dell’istituto europeo di design a torino e milano, da lì sono usciti artisti come sister flash, bostik, che dipingono ancora. Bostik lo trovi su facebook e anche sister”

S: “torniamo a torino negli anni Ottanta: com’era le reazioni ai tuoi lavori in strada?”

A: “ho dipinto il primo pochoir alla crocetta ed è subito seguito un reportage su La Stampa, poi ho continuato bombardando la crocetta. I proprietari dei negozi, per molto tempo, quando dipingevano le pareti esterne cercavano di non toccare i miei lavori. Se vai in via san domenico, nell’androne del palazzo dopo la standa, c’è un mio lavoro, che nell’1983 / 84 mi venne pagato 6 milioni (di lire). Nel 1987, la pellicceria chiesa pagò un mio murales 15 milioni. Quindi si poteva lavorare bene in quegli anni. la prima mostra di street si fece a hiroshima mon amour, eravamo epsilon point la signe assi… abbiamo venduto anche i chiodi dei quadri. (tornando alla precedente segnalazione) ah, non era via san domenico… quella che c’è dopo corso francia e via cibrario”

S: “via san donato”

A: “quella. All’inizio, verso piazza statuto”

S (sono andato a vedere, ora c’è un Carrefour, si sono presi l’androne di cui parlava Assi-one, pareti incluse, e del suo lavoro non c’è più traccia): “e poi cosa è successo? Come sono cambiate le cose?”

A: “c’è un grande problema in italia, come nel resto d’europa: qualunque sbarbatello realizza un’immagine al computer, la dipinge per strada e vuole subito guadagnare montagne di soldi. In generale i giovani a torino non hanno una cultura pittorica, sono grafici o illustratori, capiscono poco di arte, gli piacciono le immagini… ecco perché me ne sono andato. Sono stato in germania, inghilterra e negli stati uniti e ho continuato lì il mio lavoro. Quelli che sono rimasti sono sister, bostik, che era molto attivo, e altri due o tre, però si sono scoraggiati. Nel 97 sono tornato a torino e ho formato un gruppo con ‘ananas prizzi y u griego’ che non si diede mai un nome, ho lavorato due anni, però mi annoiavo e sono andato in giappone. a torino sono ancora tornato nel 2006 e ho conosciuto Br1, 999, Gec, Halo Halo, ho dato vita ad un atelier e le cose andavano abbastanza bene a livello economico, però tutte quelle leggi e il non poter dipingere liberamente, mi hanno portato l’anno scorso a partire per il sud america, ‘el paraiso de la pintura callejera’. in corso sommeiller, sulla parete del dopolavoro ferroviario c’è ancora una mia immagine. dario lanzardo ha realizzato il primo e unico libro di street art di torino, ‘tatuaggi urbani’, ci sono molte opere mie. Tra l’83 e l’89 su La Stampa ci sono molti articoli con foto, che parlano di me, la Rai nell’85 ha registrato un’intervista di un’ora, dovrebbero averla ancora… La rtl tedesca ha un’intervista dell’89 fatta a torino, dove ci siamo epsilon ed io. In quegli anni torino era la mecca della street art, credo sia stata più importante di berlino…”

S: “e poi cosa è successo?”

A: “io me ne sono andato e gli artisti francesi non sono tornati ‘megaton, epsilon, mis tic y otro’ che animavano la storia se ne andarono in germania dove prendeva forma un nuovo movimento e gli artisti italiani non hanno saputo viaggiare da soli. nonostante tutto nel 97 ho realizzato molti lavori, perché in ogni caso torino rimane una buona piazza per il pochoir, però bisogna essere costanti. Se sfondi in giappone, allora puoi farcela ovunque. però bansky è un prodotto degli anni 90… come dire che solo a torino non si sono mossi. Andro, che è stato mio allievo, in giappone vende alla grande e continua a lavorare per strada. Quando me ne sono andato da torino c’erano si e no 30, 40 artisti”

S: “secondo te perché non sono riusciti a crescere come da altre parti?”

A: “che siano pigri… quello che voglio dire è che non vogliono studiare o documentarsi di arte e l’unica cosa che gli interessa è la perfezione dell’immagine, non esplorare e provare. Così è difficile perchè è come trovarsi in un mondo di sordi. a bogotà per sei mesi ho insegnato all’accademia di arte: alunni fantastici, che volevano imparare. In italia, a torino, mi sembra più una moda che una cosa seria. Credimi, di questo me ne intendo. Il giorno in cui a barriera di milano ci saranno 5, solo 5 artisti di street art, allora la cosa si fa seria. l’europa si è imborghesita, l’italia idem, son paesi di cuori vecchi, l’arte non vibra più. ‘sud’ è la parola”.

S: “muchas gracias. Ciao”

A: “ciao”

Chiusa la chat, cerchiamo di mettere ordine tra quelle risposte dense e vagamente confusionarie, ma molto preziose per ricostruire in “italiagnolo” un pezzo di storia della street art torinese. Prima di spegnere il computer, un ultimo sguardo al gruppo Facebook Street ArTO. Assi-one ha lasciato il segno:

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