Cartelli eleganti

La salvaguardia dell’originalità e dell’eleganza di una città passa anche per i suoi cartelli stradali. Ne è assolutamente convinto Clet Abraham, che in fatto di segnaletica se ne intende. L’artista bretone di nascita, fiorentino d’adozione e torinese per ragioni di cuore, da alcuni anni dissemina sui cartelli omini neri che interagiscono con la segnaletica. I segnali torinesi sono dotati di un fascino unico: il palo di sostegno termina con un cerchio metallico all’interno del quale viene pinzato il cartello con tre bulloni. “Questo sistema è il più raffinato che io conosca – spiega Clet -. Purtroppo negli ultimi tempi stanno sparendo per lasciare il posto a quelli più diffusi, bloccati posteriormente al palo. Perché perdere un primato di eleganza?”. Al deposito dei cartelli dismessi di via Pavia spiegano che l’intento è quello di uniformarsi agli standard italiani, per ragioni economiche e di praticità. Magra consolazione, quelli del centro storico saranno gli ultimi a scomparire. Ma Abraham non si rassegna: “Elimarli sarebbe come togliere a Parigi le entrate decò della metropolitana perché non omologate”.

(La Stampa 15.02.2012)

Ecco i pali a confronto:

Questo è il palò banale, più o meno simile in tutta europa, solitamente è centrale ma l'effetto è lo stesso.
Questo è il palò banale, più o meno simile in tutta europa, solitamente è centrale ma l'effetto è lo stesso.
Questo è il palo "bello", a notare il cerchio metallico parte integrante del fusto, esistono soltanto a Torino, e la finezza del fissaggio a tre denti. Sono i particolari a fare l'eleganza.
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Clet – Square 23

Clet Abraham è passato da Torino nel fine settimana. Non ha lasciato segni sui cartelli della città – sarebbe quasi ora di tornare a distribuire qua e là l'”uomo comune”, visto che soprattutto in centro qualche mano solerte ha provveduto a rimuoverne molti -, in compenso, ieri ha lasciato un cartello (con l'”uomo comune” che si porta via il segnale di divieto di accesso) da Square 23.

E in una sorta di gemellaggio tra le “strade” di Torino e  Firenze è ripartito con un lavoro di Sergio Luongo, che affronta il tema della crocefissione (rivisitato anche da Clet sui segnali di strada senza uscita), e un quadretto di Ermenegildo Nilson, che ironizza sul suo rapporto col proprio cane.

Capita anche questo al numero 45 di via San Massimo, in un pungente lunedì dicembrino: Clet, Davide, Sergio, Skià, Ermenegildo Nilson a chiacchierare sul marciapiede, studiando possibili collaborazione incrociate. Possibilmente “on the road”.

 

I cartelli raccontano…

Dal sito de La Stampa – che da tre settimane ospita Para//eli, video settimanale di approfondimento sui temi dell’innovazione, realizzato dal sottoscritto (Luca Indemini), assieme a Dario Castelletti e Giacomo Mosconi alla parte tecnica:

Il video propone un parallelo tra Clet Abraham e Opiemme, che hanno scelto i cartelli stradali come “tela” urbana per i propri lavori.