Gec e Br1 in Amichevole

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Br1 e GEC sono due artisti che, legati da una profonda amicizia, condividono un confronto artistico quotidiano da più di dieci anni. Attraverso azioni nello spazio pubblico, il loro lavoro parla alla collettività intesa nel senso più ampio e trasversale possibile.
Nella maggior parte dei casi, l’intervento artistico nasce senza alcuna intermediazione o autorizzazione, essendo frutto di una spiccata attitudine alla pianificazione strategica dell’azione. Si tratta di azioni libere ed improvvise in grado di modificare il paesaggio urbano, in cui l’osservatore si ritrova inconsapevolmente coinvolto nella situazione orchestrata dai due artisti. Altre volte, lo spazio pubblico viene traslato direttamente sul web, dove l’individuo è coinvolto attivamente tramite i social network, diventando protagonista. Tramite open call, viene richiesto di compiere un’azione che andrà ad innescare un processo creativo collettivo, che l’artista sintetizzerà in un’opera che mai sarebbe esistita senza il supporto e la partecipazione diretta della collettività.
Gli artisti propongono una selezione di opere inedite in Amichevole, per Here, che dialogano fra loro con lo spazio della Cavallerizza Reale, attraverso la combinazione di fotografie e quadri.
Le opere resteranno esposte dal 19 al 28 maggio.

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Shit Art Fair 2 – la gallery

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L’intestazione sulla galleria, purtroppo è stata rimossa il mattino successivo all’installazione. Ma l’azione di rimozione è stata piuttosto particolare.

Mentre ci trovavamo a fare foto nel tunnel alle opere, sono arrivati due vigili – un ragazzo e una ragazza piuttosto giovani – che si sono messi a guardare i pezzi esposti. Il ragazzo si avvicina: “Da quel che mi ricordo qui sotto ci sono sempre state delle scritte, queste almeno sono belle, non mi sembra ci sia alcuna ragione per rimuoverle”.

“Quelle esterne abbiamo dovuto staccarle, perché ci hanno chiamato. Peccato perché erano molto belle anche quelle” e mi mostra le foto scattate con lo smartphone prima della rimozione. Mentre sta arrivando un camioncino della nettezza urbana, che dovrà smontare e portare via i pezzi dell’insegna, quasi a giustifacrsi, il vigile aggiunge: “La struttura appesa alla ringhiera del ponte dobbiamo rimuoverla, perché potrebbe cadere e risultare pericosola… anche se a me sembra che sia stata attaccata molto bene”.

Il risultato è un compromesso accettabile: smantellate le opere esterne del tunnel, salvaguardate quelle all’interno. Qui sotto la nostra gallery:

 

“Public Arena” a Barriera

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Nell’ambito del progetto di Artegiovane, “Contesto/Barriera“, mercoledì 11 settembre alle 18, presso l’Associazione Barriera di via Crescentino 25, inaugura la collettiva “Public Arena”, curata da Roberta Pagani. La mostra, attraverso le opere degli artisti BR1, Markus Butkereit, Elfo, Fra.biancoshok, Gecdott.Porka’s, the Wa, vuole offrire uno sguardo sulle diverse forme espressive adottate nello spazio pubblico.
L’intervento urbano si apre sempre più a nuovi linguaggi, sospesi tra design, fotografia artistica, Net Art. Si spazia dei berlinesi tha Wa e Markus Butkereit, pionieri dell’Urban Intervention, che propongono vere e proprie “situazioni”, con operazioni che invertono le logiche di utilizzo dello spazio urbano; alle Unconventional Experiences del milanese Fra.biancoschock. L’ironia di Elfo si declina in performance e installazioni nei contesti urbani, veicolate attraverso il web; Gec utilizza i social network per dar vita a opere partecipate; BR1 lavora sulla dicotomia Oriente-Occidente; i dott. Porka’s usano la Street Photo Performance, invenzione sottoscritta nel manifesto del trio, come tecnica di intervento multiplo nello spazio.
La mostra sarà visitabile fino all’11 ottobre 2013, con orario 15 – 19.
In parallelo alla mostra e sempre nell’ambito del progetto “Contesto/Barriera”, l’artista BR1 realizzerà un intervento sulla facciata dei Bagni Pubblici di via Agliè, in collaborazione con i ragazzi delle scuole del quartiere. Inoltre l’artista AK terrà un laboratorio incentrato sulla tecnica della graffiti art, rivolto agli anziani, ai circoli e alle bocciofile.
Contatti +39 011 287.64.85 o barriera@associazionebarriera.com.

Urbansolid: dalla Metro a Square 23

DSCN3288Uno sorride beffardo, l’altro ha un naso da clown. E poi c’è quello che stringe tra i denti una presa per l’elettricità. Sono i volti che da due giorni si affacciano lungo la scalinata della stazione Nizza della metropolitana.

L’installazione porta la firma Urbansolid, duo di street artist milanesi, che ha introdotto la tridmensionalità nell’arte urbana, passando dal graffito all’altorilievo. A Torino per la personale “Cemento”, che inaugura oggi pomeriggio (mercoledì 30 gennaio) alle 18 nella galleria Square 23, di via San Massimo 45, i due hanno colto al volo la possibilità di lasciare una firma in città. L’occasione è stata offerta dal progetto NizzArt, ideato dall’associazione URBE, in collaborazione con Torino True e col sostegno della Circoscrizione 8, mirato alla riqualificazione artistica di via Nizza. Dopo i primi interventi realizzati intorno a via Lugaro, col sostegno della “Stampa”, firmati da Agostino Iacurci, Moneyless e BR1, il progetto continua a crescere. E scende nell’underground torinese, che da semplice luogo di transito si trasforma in spazio espositivo. Come avviene nelle grandi capitali europee, da Londra a Berlino.

DSCN3296I viaggiatori che ogni giorno riemergono dal ventre della metropolitana in piazza Nizza, avranno la possibilità di incrociare volti nuovi. Quelli realizzati con calchi in gesso dagli Urbansolid. “Cerchiamo di metterci un po’ di ironia, senza rinunciare al messaggio – spiegano i due artisti –. Tutto è iniziato al Salone del Mobile di Milano nel 2010: in occasione del fuori-salone abbiamo installato una serie di teste che emergevano dal pavimento, tappandosi il naso in segno di protesta. A terra però erano poco visibili e troppo facili da portare via, così abbiamo introdotto la variante sul muro”. Messaggi diretti, che uscendo dalla parete vanno incontro ai passanti, invadendo in maniera ancora più audace lo spazio urbano.

In attesa di veder germogliare altre loro opere in città, la mostra curata da Giovanna Lacedra è un’ottima occasione per apprezzare il percorso artistico degli Urbansolid. Percorso che parte proprio dal “cemento” del titolo: è da lì che sbocciano e si affacciano le loro provocazioni, a metà strada tra lo spazio e la parete.

Chiudiamo il cerchio

Sparita in strada, torna in carcere.

Dall’organizzazione di The Others ci fanno sapere… “a proposito dell’opera censurata di BR1… BR1 parteciperà a The Others e riprodurrà proprio l’opera censurata nell’area comune del carcere (nella zone del cortile, dove ci saranno attività e performance nel Teatro e dove sarà allestita l’aera ristoro)“.

Dunque chi l’ha persa in strada, potrà ritrovarla dal 9 all’11 novembre nell’ex carcere Le Nuove.
Non solo. BR1 sarà protagonista assieme a GEC di PUBLIC/PAPERS (Cella C16).
Questo il testo di presentazione del progetto:
“Public/papers rappresenta la riflessione degli artisti GEC e BR1 sull’utilizzo della carta all’interno della società, in momenti e con metodi diversi tra loro. Tra le migliaia di lavorazioni di tipo cartaceo che circondano la nostra quotidianità, l’analisi degli artisti è stata incentrata sui biglietti gratta&vinci e sui manifesti pubblicitari, diversi tra loro ma accomunati dal fatto di esistere solo se prodotti su larga scala e facilmente reperibili nel contesto urbano. Tale riflessione nasce dall’incremento esponenziale delle vendite di gratta&vinci nei luoghi pubblici e dall’ intensificarsi della presenza dei manifesti pubblicitari di tipo commerciale. L’elevato quantitativo di materiale prodotto ogni giorno viene raccolto, esaminato, sperimentato e ricollocato in un contesto pubblico con una finalità di tipo artistico, prima che questo ritorni ad essere automaticamente un rifiuto. GEC ha raccolto circa 12.000 gratta&vinci grazie ad un progetto partecipato in cui, servendosi dei social network, ha coinvolto tabaccherie e singoli individui su tutto il territorio nazionale per raccontare, disegnando e colorando i gratta&vinci stessi, un’Italia industriale al tramonto, su cui sta lentamente calando il buio. BR1, strappando dai pannelli pubblicitari i manifesti scaduti, realizza grandi opere pubbliche applicando i suoi poster sul decollage stesso,  trasformando così un elemento del corredo urbano strettamente commerciale in spazio artistico restituito alla collettività”.

Dopo la parentesi delle girandole veneziane, il progetto di Gec sui gratta&vinci trova finalmente una forma definitiva.

 

Il murales per le donne siriane censurato in tempi record (La Stampa)

Le grandi donne velate dello street artist BR1 sono ormai entrate a far parte del panorama urbano cittadino. Capita spesso di vederle, con burqua e niquab, stagliarsi coi loro colori intensi sui grandi pannelli pubblicitari torinesi.

Mercoledì scorso, l’ultimo intervento di BR1 è stato realizzato su un cartello di proprietà del Comune, nel parcheggio tra via Piave e via Caro Ignazio Giulio, su cui era affisso un manifesto scaduto da tempo. Il volto di una donna coperto da un niquab verde e azzurro, sullo sfondo otto stick di rossetto e tra questi un proiettile giallo. Il poster voleva essere un’opera di solidarietà verso la popolazione siriana e le donne in particolare: l’uso del rossetto è ormai comune nella grande maggioranza dei paesi musulmani, l’aggiunta del proiettile rappresentava il collegamento ad uno stato di soggiogamento militare. Sul suo blog, BR1 svela la fonte d’ispirazione dell’intervento, caricando tra le immagini del suo poster un video sulla repressione di una manifestazione in Siria. A rendere ancora più forte il messaggio, il contrasto con un vicino manifesto politico, parzialmente strappato, dove si leggeva: “– clandestini. Prima il Nord!”.

Tutte le opere di street art sono per definizione effimere, destinate a sparire, si consumano lentamente, ma inesorabilmente. In questo caso però, il destino del poster è stato decisamente più fulmineo. Il giorno stesso il “pezzo” di BR1 è stato coperto con carta blueback, quella utilizzata per i manifesti d’affissione, meticolosamente disposta a coprire il soggetto. Certo l’affissione non era autorizzata e come possono essere coperte le pubblicità scadute con il retro blu dei manifesti a maggior ragione poteva esserlo il poster di BR1. Si aggiunga pure il soggetto particolarmente forte e la possibilità di fraintendimenti. Quello che stupisce è la rapidità d’intervento della Città, di solito particolarmente attenta alla scena della street art torinese. La motivazione di tanta sollecitudine è fornita da Vincenzo Panetta del Servizio Affissioni del Comune: “La richiesta ci è arrivata dalla Circoscrizione 1, abbiamo controllato e non essendo un’affissione autorizzata abbiamo provveduto”. Motivazione che coglie alla sprovvisata Massimo Guerrini, Presidente della Circoscrizione: “Dai nostri uffici non è stata inoltrata nessuna richiesta in tal senso. Se poi un consigliere passando nel parcheggio ha visto il poster e ha telefonato all’ufficio competente, io non posso saperlo”.

La mia ricostruzione della vicenda, sulle pagine del La Stampa di oggi (mercoledì 24 ottobre 2012).

 

Mostra censurata

Solo tre giorni fa avevamo postato l’immagine dell’intervento di BR1 dietro via Bligny, intitolato “proiettili” (vedere post precedente).  Solo due giorni dopo mi è arrivata una mail di BR1, con questo allegato:

 

Il commento lo lascio alle parole di BR1: “A me piace quando l’opera scompare piano piano, ma inesorabilmente. Però un atto del genere mi colpisce perché è evidente il fine di censura“.

Chi si è preso la briga di coprire così meticolosamente il lavoro di BR1? e perché gli dava così fastidio?