Shit Art Fair 3 – la gallery

Nella notte di venerdì 6 Guerrilla Spam ha colpito ancora. Nei giorni di Artissima e Paratissima, sotto la galleria di viale Marinai d’Italia, al Parco del Valentino, ha preso forma la terza edizione di Shit Art Fair – Fiera Internazionale non autorizzata di arte di merda contemporanea, che raccoglie i lavori di 23 street artists: AAHM00, Alleg, Andreav, Barlo, DBS, Dissenso Cognitivo, Frenopersciacalli, Frenulo, Hot Boys, Guerrilla Spam, Guido Rezor, Luogocomune, Mangiatori di Patate, Marco Filicio, Moallaseconda, Peto, Psikopatik, Robocoop, Sdolz, Snem, Tadh Boy, Woc, YP-BI.

Di seguito la gallery dei lavori, che si potranno ammirare finché il tempo, i passanti o altri interventi, autorizzati e non, non cancelleranno Shit Art Fair 3. Il consiglio resta comunque quello di farvi un giro. Meglio se dotati di macchina fotografica. Assolutamente da non perdere l'”omaggio” di Robocoop a Palazzo del Lavoro.

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Shit Art Fair 3 – un asaggio veloce

Ormai appuntamento fisso della settimana delle Arti Contemporanee, nella galleria di viale dei Marinai, al Parco del Valentino, torna per il terzo anno consecutivo Shit Art Fair.

fotoVeloce assaggio, giusto tre immagini. Poi voi andateci di persona. E noi nei prossimi giorni ve ne parleremo un po’ più a lungo.

SHIT ART FAIR

03-Vernisagge-o-fiera-delle-vanitàChe bomba!
Spam ha colpito ancora. Dopo aver dichiarato “venduta” Artissima, attaccando un enorme pallino rosso sui poster della fiera intorno all’Oval, in occasione dell’edizione 2012, quest’anno il collettivo di street artist, originario di Firenze, ma da qualche tempo torinese d’adozione, lancia la propria fiera: la Shit Art Fair.
La location? La galleria che meglio si sposa con la street art. In strada. Per la precisione, nel tunnel che passa sotto il ponte Isabella, al Parco del Valentino, in viale Marinai d’Italia.
07-la-galleria-macelleriaUn’opera imponente, 130 metri di carta, attaccati nei riquadri del tunnel e all’ingresso (lato Valentino), presidiato da un uomo e una donna con un televisore al posto della testa.
Il messaggio è una critica diretta e frontale al mondo (e soprattutto al mercato) dell’arte tradizionale. Il concept ruota attorno al lavoro introduttivo, “L’Atelier dello street artist: la strada”, citazione de “L’Atelier dell’artista” di Gustave Coubert, in mostra al Musèe d’Orsay di Parigi, che mette su tela i sostenitori dell’artista contrapposti ai suoi nemici, coloro che soffocati dai beni materiali, contribuiscono a mercificare l’arte.
E nell’atelier dello street artist, sui fogli sparsi ai margini della raffigurazione, si riconosce la mano di alcuni amici dell’artista: JBRock e Hogre – che sabato 9 inaugurano la mostra Fomento alla Galo Art Gallery -, lo stesso Galo, Halo Halo, Ufo 5.
Il resto è un viaggio nel tunnel… caldamente consigliato.
Anche da alcuni monumenti cittadini…

Qui sotto, il link al video di lancio di Shit Art Fair:

Guerrilla SPAM – Shit Art Fair from guerrillaSPAM on Vimeo.

Novembre, la street art e le fiere

Arriva Novembre e come ogni anno si scaldano i motori dell’arte contemporanea. safOltre agli ormai consolidati appuntamenti con Artissima, Paratissima e The Others, Guerrilla Spam darà vita alla Shit Art Fair, da qualche parte in città (occhi aperti, soprattutto sotto i ponti…). A Square23 il 31 ottobre niente zucche, ma pinguini, quelli di Pao, in occasione di “Neoplasia”, che avrà un’appendice a Paratissima, all’interno di G@P e con un intervento urbano in piazza Galimberti.
Sempre a Paratissima, sempre all’interno di G@P, sarà presente l’associazione Il Cerchio E Le Gocce con un’esposizione e una serie di interventi all’interno del Moi.
Il 5 novembre, presso InGenio Arte Contemporanea, inaugura From The Street, con le opere di tre street artists torinesi: Alessandro Caligaris, Ypres, Carmelo Cambareri.
Il 9 novembre, la Galo Art Gallery inaugura “Fomento”, con JB Rock e Hogre, presenti anche in una cella di The Others e da qualche parte in giro per le strade di Torino.
Infine, il 16 e 17 novembre, torna a Torino Street Attitudes: più di 40 artisti lasceranno il segno sui 330 metri dei muri esterni del Parco della Tesoriera.
Il conto alla rovescia è iniziato.

Segnali d’arte I

Gli street artist si impossessano dei muri ma, nello spazio urbano, si appropriano talvolta anche della segnaletica stradale, interagendo col significato originario dei cartelli. Sono soprattutto due artisti non torinesi – il ligure Opiemme e il franco-toscano Clet Abraham – ad aver dato nuova vita alla segnaletica torinese.

Senza nome e senza volto. Di lui si conoscono solo regione e anno di nascita: Liguria, 1979. E la città d’elezione: Torino, dove risiede dal 1999. Si cela dietro il marchio Opiemme, l’artista e scrittore che si propone di “abituare la gente alla poesia”, diffondendola in modo rivoluzionario. Parlano per lui le sue opere, volte a mescolare la poesia ad altre forme espressive, per non lasciarla imprigionata nella carta stampata. Versi arrotolati, appesi sugli alberi; messaggi apparsi sui cartelli stradali, con divieti preoccupanti, di pensare, sognare e respirare; fino alla campagna dal forte impatto visivo “Traffic Kills”.

“La decisione di trasferirmi a Torino era legata agli studi e agli amici – spiega Opiemme –. A posteriori la scelta si è rivelata azzeccata: proprio il passaggio da una piccola realtà del litorale ad una grande città è stato un imput importante per il mio lavoro, in questi anni ho vissuto importanti esperienze formative. Devo molto a Torino”. E anche se non c’è il mare, pazienza: “Grazie al mio lavoro mi muovo molto e riesco a vederlo abbastanza spesso”.

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni Novanta, riscoprendo la passione per quella letteratura che durante gli anni del liceo, per una ragione o per l’altra, si finisce per odiare. “Ho iniziato a scrivere”, ed a pubblicare, prima una raccolta di poesie, “Sfioraci”, poi una di racconti, “Sette”. “Ma ben presto mi sono reso conto che se sei giovane e sconosciuto hai poche possibilità di raggiungere i lettori. Allora ho cercato di svecchiare i canali di comunicazione della poesia, ho provato a portarla per strada, verso le persone, avvicinandola a forme di arte urbana, legate alla street art, al graffiti writing, alle installazioni”. Un poeta post moderno, che propone una rivoluzione punk della poesia: “Spesso uno Stato cerca diversi modi per creare legalmente ignoranza; io, portando le parole mie e di altri autori sui muri, è come se facessi illegalmente cultura”. Tema di estrema attualità, vista la tolleranza zero promessa dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, verso i graffiti e i graffitari. “Mi dispiace concordare con Bossi, ma ha ragione nel dire che ‘i muri sono il libro di un popolo’ – spiega Opiemme –. Fare guerra ai writers è velleitario, sarebbe più opportuno crescere i giovani avvicinandoli all’arte, concedendo loro spazi idonei. Dall’altra parte, chi fa le scritte sui muri è giusto che conosca e accetti le regole del gioco. In quelle sono contenuti il rispetto e la tutela del bene privato. Vanificare le norme adducendo l’arte, è nel tipico stile italiano: una perdita di valori”.

Uno degli esempi più incisivi dell’opera torinese di Opiemme, rimane l’installazione realizzata sulla pensilina GTT davanti all’Accademia di Belle Arti, commissionata dallo stesso istituto in occasione di Artissima 2007: la fermata venne completamente ricoperta con testi di autori transitati per Torino: “Un punto di passaggio come la fermata dell’autobus è così diventato metafora del passaggio letterario”. Ma sono molti i luoghi in città diventati teatro delle installazioni di Opiemme. “Uno di quelli a cui mi sento più legato è l’Hiroshima Mon Amour, che da sempre ha aperto le sue porte alle mie opere. E poi San Salvario e il Valentino; uno dei luoghi migliori per appendere i miei rotolini di poesie”.

Qui sotto la copia originale dell’articolo uscito su La Stampa del 12 agosto 2010 a firma Luca Indemini