999 @ Lastvagito: emozioni al muro

 

 

 

999 ha inaugurato la sua personale per Lastvagito, nella vetrina di Amantes (via Principe Amedeo 38/a): allestimento minimale, asciutto e dal forte impatto:

 

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L’Italia Unita in strada

Dopo essere stata all’Amantes prima e a Roma poi, la mostra “Street Art 1861 – la strada immagina l’Italia” – nata su iniziativa del blog di Dario Ujetto Madness Wall – è approdata alle Officine Grandi Riparazioni, ospite de “Il futuro nelle mani. Artieri domani”, curata da Enzo Biffi Gentili. E a concludere questa avventura lunga più di otto mesi, ha trovato spazio nella sezione “Grafica peripatetica” del catalogo curato dallo stesso Biffi Gentili.
Qui sotto un piccolo omaggio alla pregevole iniziativa (e subito dopo la recensione apparsa su La Stampa del 29 marzo 2011)

Mazzini trasformato in icona pop; Garibaldi è un soldato sporco di sangue incorniciato dalla scritta “Mi vergogno di essere Nato”; l’Italia è uno stivale bendato. C’è chi gioca sui colori del Tricolore, sottolineando il passaggio dal rosso delle camicie dei Garibaldini al verde della Lega, separati dal bianco che per Gec riassume l’incomunicabilità, per Biopdi rappresenta il mercantilismo del codice a barre, stampato sotto la scritta “Mad in Italy”. Molte riflessioni sono dedicate ai migranti, parte integrante, ma poco integrata, del nostro paese; Stencilnoire invece si concentra sulla Costituzione, con un trittico che illustra l’articolo 1, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”; l’articolo 3, che sancisce la pari dignità di tutti i cittadini, e l’articolo 21, sulla libertà di espressione. Sono alcune delle opere di “Street Art 1861 – la strada immagina l’Italia”, un progetto indipendente legato alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in esposizione da Amantes, in via Principe Amedeo 8/a, fino al 29 marzo.
L’idea è partita dal blog Madness Wall di Dario Ujetto, si è sviluppata nel 2010 attraverso la partecipazione volontaria di artisti provenienti da diverse città, legati alla scena della Street Art, e nello stesso anno ha trovato casa sul sito www.streetart1861.org. Da 999 a Br1, dai Dott. Porka’s a Nox-Art, ad HaloHalo, sono 17 gli artisti che hanno accettato di riflettere sull’immagine del nostro paese dopo 150 anni di percorso comune. Hanno dato vita ad altrettanti lavori, racchiusi nello spazio limitato di tele 10×10, da cui emergono riflessioni sull’Italia di oggi, slegate dalle logiche delle celebrazioni ufficiali. Provocazioni e spunti di riflessione sono raccolti anche all’interno di un catalogo cartaceo, redatto in edizione limitata, di 150 copie, curato da Dario Ujetto, Elena Belliardi, l’artista 999 e il fotografo Alessandro Pastorino. Dopo aver abitato lo spazio espositivo di Amantes, le tele si sposteranno a Roma nel mese di aprile, per poi tornare nuovamente nella prima capitale dell’Italia unita.

Spazio a tempo #6

C’è chi si limita a sognare la città che vorrebbe e chi prova a darle forma e colore. È così che l’Aspira, una fabbrica dismessa al numero 28 di via Foggia, da alcuni mesi ha iniziato a prendere vita. E a dar vita a una nuova concezione degli spazi urbani in fase di trasformazione, come possibili contenitori temporanei per diverse forme di espressione artistica.

Nel mese di aprile Raw Tella e il suo amico Eugenio Dragoni vengono a sapere che nel quartiere Aurora alcuni vecchi capannoni industriali saranno demoliti per far posto a moderni loft. In un primo momento chiedono di poter utilizzare lo spazio, prima dell’inizio dei lavori, per dipingere. Sono 1500 metri quadri: una palazzina di tre piani, un’ampia area esterna, tre capannoni, un grande terrazzo. Un potenziale enorme. Sarebbe uno spreco limitarsi ad un uso personale di quell’immenso patrimonio. Bisogna aprire l’area, farla conoscere, metterla a disposizione. L’attesa dell’inizio lavori offre un’opportunità da non sciupare: uno spazio immenso di libera espressione. Uno spazio “a tempo”. Un po’ per la conformazione degli ambienti, un po’ per la transitorietà stessa del luogo, la street art sembra il contenuto ideale: il carattere effimero delle opere in esposizione, destinate ad una scomparsa certa, è condiviso con le opere realizzate in strada. Si decide così di aprire il portone agli street artist che arrivano alla spicciolata, si scelgono una parete, iniziano a lasciare qualche traccia. Passano parola. E Facebook aiuta. Continua a crescere il numero di persone che comincia a frequentare l’ex fabbrica. Le pareti bianche si colorano, compaiono le prime tag, scritte, stencil, poster art. Ecco allora che prende forma un’idea più articolata, quella di una grande mostra di street art nel mese di luglio: opere site specific, realizzate sulle pareti, interne ed esterne, della fabbrica, destinate a scomparire con la demolizione della struttura. Le buone idee però sono contagiose, ne fanno germogliare di altre. Il progetto cresce, si complica, si arricchisce. “Perché non creare un’associazione che renda replicabile questo modello?” è il pensiero che inizia a rimbalzare in testa a Raw Tella ed Eugenio. La domanda, ovviamente retorica, ricalca il motto di George Bernard Shaw: “Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?”. Loro forse non se lo sono nemmeno chiesto, semplicemente hanno seguito l’istinto.

Nel bel mezzo dei preparativi pratici della mostra – allacciamento elettrico, pulizia e arredo degli spazi, per non citare che quelli più impellenti –, si decide di dar vita all’associazione. Il lavoro raddoppia, le energie anche, grazie a costanti iniezioni di entusiasmo. Mentre da un lato si delinea un ricco cartellone di eventi di avvicinamento all’inaugurazione, con lo scopo di far conoscere e abitare lo spazio; dall’altro prende forma lo statuto di “URBE. Rigenerazione Urbana”, che si propone di replicare l’esperimento, prendendo spazi in via di trasformazione, a tempo, e dandogli nuova vita nel periodo di inter-vita. Nel frattempo si battezza anche lo spazio: WTC – Wartradecenter, giocando con le lettere del più celebre World Trade Center.

Nel mese di giugno il WTC è in costante fermento, le pareti si trasformano in continuazione sotto le bombolette e i pennarelli degli artisti di passaggio. Le caratteristiche facce di Galo osservano curiose una parete su cui si dipanano idee e pensieri di Jins, che in un altro spazio intreccia i suoi personaggi con le arzigogolate decorazioni di Halo Halo. Spuntano ovunque dei piccoli Super Mario Bros, NOx attacca un pipistrello gigante che chiede “gentilmente” di spegnere la luce, mentre da una parete si affaccia il volto della Marilyn Monroe centralinista di Gec, affiancata da uno dei messaggi provocatori dei Dott. Porka’s: “enjoy the poverty”.

Col mese di luglio si entra nel vivo: SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio coinvolge più di 40 artisti e il 14 e il 15 luglio presenterà il suo volto definitivo. Definitivo per quanto lo possa essere uno spazio a tempo, con centinaia di metri di muro a disposizione degli street artist. Opiemme farà crescere un albero di parole, Pixel Pancho e il francese, tedesco di adozione, The WA saranno protagonisti di live performance, mentre Garu proporrà una performance di light painting. Ci saranno video e musica, le donne col velo di Br1 e le tag dei KNZ, lasceranno la firma Eme, dalla spagna, e le bolognesi TO/LET, la romana MP5, 999, Reser, Xel, Mr. Fijodor e si attende la conferma di un “big” internazionale, sul cui nome per il momento vige il più stretto riserbo (qui l’elenco completo e in evoluzione dei partecipanti).

Durante tutto il mese di luglio, parafrasando Nanni Moretti, “succederanno cose, si vedrà gente”. Dal 6 al 12 il WTC diventerà spazio reale per la galleria virtuale “Fartgallery – fare arte a ogni costo”: la mostra, che ospiterà tra gli altri Andrea Guerzoni, Monica Indelicato, Stefano Cento, sarà l’occasione per presentare il neonato progetto mirato a dare visibilità ai giovani artisti.

Per essere aggiornati su quello che capiterà nelle prossime settimane si può far riferimento alla pagina Facebook “Wtc Wartradecenter” o al blog di Raw Tella.

O più semplicemente raggiungete il numero 28 di via Foggia, varcate il portone, fatevi “inghiottire” dal faccione su sfondo azzurro che decora il passo carraio. E non dimenticate di scattare qualche foto. Sarà tutto quello che di tangibile resterà di questa fantastica avventura, quando l’ex Aspira scomparirà sotto moderni loft.

Dal numero di luglio 2011 di ArteSera.

ArteSera WTC.1

ArteSera WTC.2

Qui sotto una gallery con le immagini di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio:

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Anni Ottanta

Torniamo alle origini, o presunte tali. Agli inizi degli anni ’70 i muri della città diventano ricettacolo di messaggi, invettive, richieste; è del 1974 la scritta, insolita, in via Madama Cristina “Abbasso i melomani”. Negli anni della contestazione, dell’autonomia e delle Brigate Rosse la tensione si legge anche sull’intonaco: le scritte sono forti, le pennellate decise, le tinte violente, rosse o nere. Palazzo Nuovo diventa il «palcoscenico più prestigioso della grafomania giovanile», ma non solo. Oltre alle scritte, sui muri trovano spazio anche i disegni: nell’atrio «le trattative dei partiti che sostengono il governo si trasformano in un enorme gladiatore romano che con l’emblema della Costituzione inciso sulla cintura annienta quello che resta della scuola italiana». Dopo la contestazione, arriva lo humour, il colore, il nonsense, anche se permane la denuncia. Torino Graffiti, scrive La Stampa nel 1986, «è la faccia di un ragazzo – i capelli ritti, gli occhi ridotti a fessura,  la bocca che è una smorfia – schizzata con lo spray dalla solita mano ignota su un muro del Lingotto. Accanto il senso di quel viso un po’ stralunato “Omologati mai!”».

Dall’archivio storico de La Stampa (è possibile consultare una selezione degli articoli dedicati alla street art apparsi su La Stampa tra il 14 maggio 1974 e il 2 luglio 1999, cliccando qui)

La Street Art è una realtà in continuo mutamento. Cambia la reazione dei passanti, muta l’interesse delle gallerie e cambiano pure i protagonisti. Uno dei precursori della Street Art a Torino e in Europa, Assi-one, ora vive a Bogotà, in Colombia.
La sua storia, sui muri, comincia a raccontarla più di 25 anni fa con Epsilon point, Megaton e il Collettivo Base-101, prima di iniziare a peregrinare in giro per il mondo alla ricerca di muri e ispirazione, da New York alla Colombia, dal Brasile al Costa Rica, fino all’Impero del Sol Levante.

Lo abbiamo raggiunto via chat, non senza qualche difficoltà di fuso orario, tra Torino e Bogotà, e non minori problemi di linguaggio, visto che dai suoi viaggi in giro per il mondo, oltre che un mix di culture, tecniche e ispirazioni, è nato anche un curioso “idioma patchwork”. La comunicazione, in “italiagnolo” – come lui ha scritto – si è dipanata più o meno così.
Ci colleghiamo alla sua pagina Facebook “Diego Alberto Pekerman”. Pochi dati, ma significativi, uno su tutti:Lavora presso: “a rua”.
Apriamo la chat e cerchiamo di metterci in contatto.

StreetArTO: “hola diego”

Assi-one: “hola yo no me llamo diego era mi abuelo yo soy assi”

S: “vale. hola assi”

A: “bueno. Si no me entiendes en castellano puedo escribir en italiagnolo”

S: “facciamo come viene. Sto cercando di ricostruire la storia della street art a torino”

A: “ottimo”

S: “ho parlato con molti dei protagonisti di oggi, però mi mancano informazioni dirette sugli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Perché ti sei trovato tra le strade di Torino?”

A: “il primo a portare la street a torino fu epsilon point ed io sono stato a torino perché sono italiano… nessuno è perfetto”

S: “italiano colombiano?”

A: “no, in colombia sono venuto a causa dell’esplosione della street art in europa, lì non si può più dipingere ed è diventato un ambiente molto borghese”

S: “vai alla ricerca di luoghi vergini, com’era torino negli anni Ottanta?”

A: “non è tanto il ‘vergine’, quanto la possibilità di dipingere senza che mi rompano los uevos. Ad ogni modo, a parigi, con la vecchia guardia sono stato il primo professore a introdurre la street art nella grafia e nell’illustrazione; sono stato professore dell’istituto europeo di design a torino e milano, da lì sono usciti artisti come sister flash, bostik, che dipingono ancora. Bostik lo trovi su facebook e anche sister”

S: “torniamo a torino negli anni Ottanta: com’era le reazioni ai tuoi lavori in strada?”

A: “ho dipinto il primo pochoir alla crocetta ed è subito seguito un reportage su La Stampa, poi ho continuato bombardando la crocetta. I proprietari dei negozi, per molto tempo, quando dipingevano le pareti esterne cercavano di non toccare i miei lavori. Se vai in via san domenico, nell’androne del palazzo dopo la standa, c’è un mio lavoro, che nell’1983 / 84 mi venne pagato 6 milioni (di lire). Nel 1987, la pellicceria chiesa pagò un mio murales 15 milioni. Quindi si poteva lavorare bene in quegli anni. la prima mostra di street si fece a hiroshima mon amour, eravamo epsilon point la signe assi… abbiamo venduto anche i chiodi dei quadri. (tornando alla precedente segnalazione) ah, non era via san domenico… quella che c’è dopo corso francia e via cibrario”

S: “via san donato”

A: “quella. All’inizio, verso piazza statuto”

S (sono andato a vedere, ora c’è un Carrefour, si sono presi l’androne di cui parlava Assi-one, pareti incluse, e del suo lavoro non c’è più traccia): “e poi cosa è successo? Come sono cambiate le cose?”

A: “c’è un grande problema in italia, come nel resto d’europa: qualunque sbarbatello realizza un’immagine al computer, la dipinge per strada e vuole subito guadagnare montagne di soldi. In generale i giovani a torino non hanno una cultura pittorica, sono grafici o illustratori, capiscono poco di arte, gli piacciono le immagini… ecco perché me ne sono andato. Sono stato in germania, inghilterra e negli stati uniti e ho continuato lì il mio lavoro. Quelli che sono rimasti sono sister, bostik, che era molto attivo, e altri due o tre, però si sono scoraggiati. Nel 97 sono tornato a torino e ho formato un gruppo con ‘ananas prizzi y u griego’ che non si diede mai un nome, ho lavorato due anni, però mi annoiavo e sono andato in giappone. a torino sono ancora tornato nel 2006 e ho conosciuto Br1, 999, Gec, Halo Halo, ho dato vita ad un atelier e le cose andavano abbastanza bene a livello economico, però tutte quelle leggi e il non poter dipingere liberamente, mi hanno portato l’anno scorso a partire per il sud america, ‘el paraiso de la pintura callejera’. in corso sommeiller, sulla parete del dopolavoro ferroviario c’è ancora una mia immagine. dario lanzardo ha realizzato il primo e unico libro di street art di torino, ‘tatuaggi urbani’, ci sono molte opere mie. Tra l’83 e l’89 su La Stampa ci sono molti articoli con foto, che parlano di me, la Rai nell’85 ha registrato un’intervista di un’ora, dovrebbero averla ancora… La rtl tedesca ha un’intervista dell’89 fatta a torino, dove ci siamo epsilon ed io. In quegli anni torino era la mecca della street art, credo sia stata più importante di berlino…”

S: “e poi cosa è successo?”

A: “io me ne sono andato e gli artisti francesi non sono tornati ‘megaton, epsilon, mis tic y otro’ che animavano la storia se ne andarono in germania dove prendeva forma un nuovo movimento e gli artisti italiani non hanno saputo viaggiare da soli. nonostante tutto nel 97 ho realizzato molti lavori, perché in ogni caso torino rimane una buona piazza per il pochoir, però bisogna essere costanti. Se sfondi in giappone, allora puoi farcela ovunque. però bansky è un prodotto degli anni 90… come dire che solo a torino non si sono mossi. Andro, che è stato mio allievo, in giappone vende alla grande e continua a lavorare per strada. Quando me ne sono andato da torino c’erano si e no 30, 40 artisti”

S: “secondo te perché non sono riusciti a crescere come da altre parti?”

A: “che siano pigri… quello che voglio dire è che non vogliono studiare o documentarsi di arte e l’unica cosa che gli interessa è la perfezione dell’immagine, non esplorare e provare. Così è difficile perchè è come trovarsi in un mondo di sordi. a bogotà per sei mesi ho insegnato all’accademia di arte: alunni fantastici, che volevano imparare. In italia, a torino, mi sembra più una moda che una cosa seria. Credimi, di questo me ne intendo. Il giorno in cui a barriera di milano ci saranno 5, solo 5 artisti di street art, allora la cosa si fa seria. l’europa si è imborghesita, l’italia idem, son paesi di cuori vecchi, l’arte non vibra più. ‘sud’ è la parola”.

S: “muchas gracias. Ciao”

A: “ciao”

Chiusa la chat, cerchiamo di mettere ordine tra quelle risposte dense e vagamente confusionarie, ma molto preziose per ricostruire in “italiagnolo” un pezzo di storia della street art torinese. Prima di spegnere il computer, un ultimo sguardo al gruppo Facebook Street ArTO. Assi-one ha lasciato il segno: