L’unico Spam che ci piace

artissima vendutaDopo due anni di scorribande fiorentine, Spam approda a Torino – dove ha già lasciato il segno nei gironi di Artissima.

 

Con l’inizio di dicembre avrà/anno modo di presentarsi.

Il 1° dicembre attraverso “TUTTO CIO’ CHE SAI E’ FALSO“, il primo libro di SPAM autoprodotto (250 pagine 400 immagini a colori), scaricabile online, GRATIS.

tutto ciò che sai è falsoCliccando qui.

Il 5 dicembre, dalle 19, sarà tra i 100 artisti, che animeranno la VI edizione di Across Rewriting.

E ovviamente, occhi aperti, in cerca del segno di Spam in giro per la città.

 

 

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Cala la notte… di Gec

Vede la luce il progetto di Gec legato ai Gratta&Vinci. Così lo racconta lo stesso artista:

Cala la notte” è il risultato di un progetto durato 6 mesi nel quale, tramite utilizzo del web, Gec ha raccolto 12.000 Gratta&vinci usati. Un progetto di coinvolgimento sociale che ha impegnato tabaccherie e singoli individui ad una raccolta su tutto il territorio nazionale.

Durante il recupero il gruppo di matematici “Fate il nostro gioco“, che da anni si cimenta nel studio e nel calcolo delle probabilità di vincita (o meglio di perdita), ha contribuito alla diffusione della ricerca in tutte le conferenze che trattano i rischi e le future problematiche legate al gioco d’azzardo legalizzato.

Un primo intervento è avvenuto lo scorso 31 agosto nelle calli di Venezia in occasione della Biennale di Architettura.

Ora, questo lavoro è stato studiato per essere successivamente affisso in un area pubblica di tipo industriale. Il tentativo è quello di bloccare in un’ immagine la situazione attuale, in cui sulle forme della città industriale italiana sta calando lentamente il buio. Nella speranza che la notte non sia troppo lunga.

 

Da questo progetto è nata una serie di lavori a pezzo unico di diverse dimensioni.

 

I numeri dell’opera:

 2.073 gratta & vinci utilizzati nell’opera

€ 10.387 spesi per acquistare questi 2.073 gratta & vinci

32,5 secondi impiegati in Italia per spendere € 10.387 in gratta & vinci

0,82% probabilità che tra tutti i 2.073 gratta & vinci ce ne sia almeno uno che faccia vincere 10.000 o più euro

 

Artissima… punti di vista

Qui di seguito, accogliamo con piacere due punti di vista su Artissima. Il primo è un testo dei Truly Design, il secondo un manifesto di GuerrillaSpam (che penso vi capiterà anche di vedere in giro nei prossimi giorni).

TRULY DESIGN:

E’ la nostra personalissima opinione sulla manifestazione, specchio dello stato dell’arte contemporanea, al quale anche noi nostro malgrado, dovremo appartenere.
La nostre riflessioni proseguono sul nostro facebook: http://www.facebook.com/trulydesign

“Ieri sera tutta ho voluto presenziare al vernissage di Artissima. E dopo dieci anni nei quali ho perpetrato questo rito, ancora non capisco il perchè. Non credete di essere in difetto quando entrate in un posto del genere solo perchè l’architettura della location è stupenda e siete circondati da tutta la upper class vestita a festa, riunitasi per ammirare cumuli di merci, cadaveri e sterco venduti a prezzi medi compresi tra i 3.000 e i 30.000. Basta con l’essere in soggezione davanti a questi templi della fuffa. Chi crede di aver a che fare con l’estetica (e non solo con il pensiero e gli sterili intellettualismi contemporanei), non troverà mai soddisfazione in quei luoghi. Noi non siamo né meglio né peggio, siamo semplicemente altro. Quello che vedrete ad Artissima, se avete voglia di spendere 15sacchi per l’ingresso, è assolutamente quello che vedrete: pappagalli morti, cubi di cemento a terra, una bonga colorata. Nessuna soggezione, non dovete essere dei critici d’arte per commentare quegli oggetti e il mare di soldi nel quale galleggiano (in parte pubblici, dato il pieno appoggio delle istituzioni). Se una cosa vi fa cagare, andate dal gallerista e diteglielo, con le mie “opere” la gente lo fa in continuazione, come è giusto che sia, e non solo perchè le mie “quotazioni” sono misere.

Buona visita
Rems182″
GUERRILLA SPAM:

Senso Unico verso Paratissima12

Dalla stazione Lingotto della metropolitana all’ex MOI – sede di Paratissima 12 – il cammino è segnato dalle “frecce con polsino” di Clet Abraham. Perdersi è impossibile, non vi potete sbagliare.

 

Dunque, non ci sono scuse per perdersi la performance di Clet, questa sera (venerdì 9/11) alle 21,30, nello stand A12: la Crocifissione live.

 

Segui le frecce:

Case POP

La palazzina del progetto Buena Vista, un’esperienza di social co-housing proprio accanto al MOI, ha cambiato look. Nei giorni di Paratissima l’intervento murale di Vesod Brero – artista selezionato dall’associazione Il Cerchio e Le Gocce – ne ha ridisegnato la facciata. Se l’intento del Social Club era quello di aprirsi al quartiere, i giochi prospettici di Vesod ne sono la migliore rappresentazione grafica.

Poco lontano, nei giardini interni delle case sorte nell’ex Villaggio Olimpico, Halo Halo sta reinventando il colonnato di uno dei palazzi. Non solo “svarioni” liberi, tra le facce e le linee che si inseguono, trovano posti i nomi dei bambini che abitano nell’interno di via Pio VII.

NizzArt – l’arte di riqualificare (da La Stampa)

Un uomo diviso in due. Baffi neri, pettinatura curata, smoking e fazzoletto bianco nel taschino; da una parte. I pantaloni, accanto, diventano il vaso di una strana pianta, che si apre verso il cielo, come una mano.

È il corpo centrale del grande intervento murale firmato da Agostino Iacurci, lungo le pareti del parcheggio di via Lugaro, davanti alla sede de La Stampa. Si tratta di una delle tre opere – realizzate proprio col sostegno de La Stampa – che hanno inaugurato, a fine ottobre, il progetto NizzArt, volto a riqualificare via Nizza, attraverso i lavori di street artist italiani e internazionali. Oltre alle celebrazioni per inaugurare la sua nuova casa, il quotidiano torinese vuole lasciare un segno sul territorio, contribuendo a colmare l’abbandono che per troppo tempo ha caratterizzato l’area a ridosso della ferrovia. E proprio per questo motivo, i primi interventi del progetto, fortemente voluto dalla Circoscrizione 8, ruotano attorno a via Lugaro. Prima il muro dell’Istituto Rosmini, all’angolo tra l’omonima via e via Nizza, trasformato dalle geometrie e dalle forme prospettiche di Moneyless.

Poi il cortile della vicina sede del Centro di Biotecnologie, dove sempre Moneyless ha realizzato un’installazione site-specific, creando una tela in filo di lana sospesa tra le piante. Quindi il parcheggio di via Lugaro, dove hanno trovato casa le illustrazioni di Iacurci, tra scatole magiche, oggetti apparentemente abbandonati, personaggi incompleti, piante e animali. A completare la prima serie di interventi, i due poster giganti di BR1: una carrellata di personaggi che rimandano al mondo arabo, ospitata sui pannelli pubblicitari di via Nizza all’angolo col cavalcavia di via Valperga Caluso.

Inizia così a prendere forma e colore, quello che in primavera era poco più che una bella idea. Trasformare via Nizza, da Porta Nuova e corso Dante, in una galleria d’arte a cielo aperto, lunga due chilometri. Idea partorita dall’associazione URBE, protagonista nelle due ultime estati della Fabbrica di via Foggia e del Bunker, in collaborazione con Torino True, promotore della trasformazione di via Berthollet in via della street art. “Abbiamo i permessi per altri due interventi, in prossimità di via Valperga – spiega Raw Tella di URBE –. Se il tempo sarà clemente forse riusciremo a realizzarli prima di Natale, altrimenti si riparte in primavera”.

La Stampa, 09.11.2012

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L’uomo comune tra Square23 e Paratissima

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.

BLACK CONCEPT SHOW

Equilibri instabili, funamboli su linee in bianco e nero, profili che divetano paesaggi, mondi solcati da volti stilizzati. Il Black Concept Show di Werther & Masss Petrone è ospitato dalla Galo Art Gallery di via Saluzzo 11/g, fino al 17 novembre. Il torinese Massimiliano Petrone da un lato propone curiosi animali rivisitati in chiave grafica, crendo una sorta di bestiario fantastico, dall’altro gioca con le favole. C’è il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie e i personaggi principali di Pinocchio. Le sue linee, dense ma essenziali, si mescolano ai lavori sospesi tra grafica e pittura del milanese Werther, che racconta con ironia personaggi celebri, da Lenin a Marilyn, a Shakespeare.

MicroRecensione da LaStampa 06/11/2012

BIO degli artisti:

Massimiliano Petrone
Nato il 4 marzo 1983 a Torino. Si è diplomato nel 2003 presso il liceo artistico Renato Cottini e ha frequentato l’Accademia Albertina di Torino.
“Eclettismo, stravaganza, peculiarità fisionomiche di anime urbane hanno ispirato il mio lavoro negli ultimi anni. I prossimi progetti si baseranno sulla ricerca di evoluzione, sperimentazione e contaminazione di nuove realtà, come se fossi un cacciatore di anime in mondi visionari.”

Werther
Nato e cresciuto 33 anni fa a Milano, figlio d’arte.
Abbandono la facoltà di Disegno Industriale nel 2006, lì nizio a disegnare seriamente ma tutti i ricordi d’infanzia si muovono in mezzo a tele, colori e pennarelli…
Per ora mi interessa sperimentare il segno, cercare di creare un misto tra grafica e pittura, esasperando il punto come segno grafico… rigorosamente greyscale, tranne alcune eccezioni.
Il significato che metto nelle opere è a volte intricato, fin troppo, a volte leggero, che sfiora il no-sense. Ma di sicuro non voglio stupire, non mi interessa.
Divoro immagini e libri e la loro suggestione iconografica e fotografica.
Ora vivo a Torino e faccio un po’ di ping pong con Milano, tra mostre e visite di amici.
dopotutto son nato lì.