BR1 vs CHRISTO

In attesa di inaugurare la mostra (condivisa con Seacreative) alla GaloArtGallery (appuntamento il prossimo 7 giugno), Br1 lascia il segno in via Sacchi (all’angolo con via Governolo).

Questa volta ad essere “velate” non sono le “sue” donne, ma un pannello pubblicitario. Più che velato, il pannello è stato letteralmente impacchettato. Se l’operazione vi ricorda qualcuno non è un caso, nel titolo c’è la citazione: “Christo Reloaded“. L’artista americano è solito impacchettare palazzi e monumenti, Br1 ha deciso di impacchettare, almeno simbolicamente, città intere: le città visibili. Che grazie al suo intervento tornano “invisibili”, con somma gioia di Italo Calvino

Così su La Stampa del 30/05/2012 – Cronaca di Torino:

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Street Art Museum all’ex Zoo

La scenografia è di quelle suggestive: l’ex Zoo di Torino. E l’iniziativa (SAM – Street Art Museum) si preannuncia piuttosto interessante.

Qui sotto, come la presentano gli organizzatori. Il primo appuntamento è fissato per il prossimo fine settimana: sabato 26 e domenica 27 maggio 2012.

SAM è un progetto di riqualificazione urbana degli spazi del Parco Ignazio Michelotti di Torino (ex-zoo comunale), attraverso le opere di street art, promosso dall’associazione culturale BorderGate nell’ambito delle proprie attività estive che vanno sotto il nome di Border Land.

SAM è inoltre parte integrante della manifestazione picTurin dedicata alla decorazione di murate legali, patrocinata dal Comune di Torino e promossa da diverse associazioni attive da anni sulla scena cittadina nel settore della street art.
L’idea è quella di realizzare un museo di street art a cielo aperto mettendo gratuitamente a disposizione degli street artist che desiderano dipingere e esporre permanentemente la propria opera all’interno del museo, i muri disponibili all’interno dell’area. Le opere realizzate andranno a formare un percorso espositivo all’aperto che si dipanerà lungo tutto il parco e consentirà ai visitatori di ammirare i dipinti presenti.
L’area si trova in centro città e dopo la chiusura dello zoo è stata trascurata e utilizzata temporaneamente per ospitare manifestazioni e attività di genere diverso (il progetto Experimenta legato alla diffusione della cultura scientifica e il progetto Border Land relativo alla diffusione/promozione di forme d’arte e cultura copyleft sono due esempi).
SAM nasce per rivalorizzare dal punto di vista urbanistico e sociale l’area attraverso le opere d’arte che, oltre a rivitalizzare, anche se soltanto esteticamente, gli edifici abbandonati e fatiscenti, hanno la funzione di:
• rilanciare l’immagine del parco e promuovere la rinascita sociale dell’area;
• migliorare la percezione e l’esperienza nella visita del parco da parte degli utenti;
• contribuire attivamente alla promozione di street artist e diffondere, più in generale, la cultura della street art;
• costituire un presidio artistico che, in prospettiva, potrebbe contribuire a preservare l’area da eventuali
speculazioni edilizie.
I muri disponibili saranno assegnati dall’associazione anche in base alle preferenze espresse dagli artisti. Le tempistiche di realizzazione del progetto prevedono quattro step (weekend dal 26 maggio al 24 giugno) nel corso dei quali verranno dipinte le opere principali. Tuttavia, il progetto continuerà anche successivamente: gli spazi rimasti liberi saranno attribuiti gratuitamente dall’associazione a coloro che vorranno dipingere e entrare a far parte di SAM.

I “ricami” di Halo Halo

Dove passa Halo Halo niente rimane come prima. Ogni superficie diventa una tela, non ci sono limiti o confini.

Il suo tratto quasi ossessivo va oltre la cornice, prosegue sulle pareti, trasforma gli ambienti. Nemmeno la galleria Square23 è rimasta immune al suo passaggio. Nell’allestire la personale  “Pitagora muore affogato nello yogurt”, Luigi Garofalo, questo il suo nome all’anagrafe, è rimasto chiuso nella galleria per cinque giorni: ha consumato 5 pennarelli neri per dipingere, punto dopo punto, pareti e soffitto. Una cartografia emozionale, da cui emergono volti, ritratti, scritte e qua e là la sua firma nascosta. Il colpo d’occhio attraverso le vetrate che si affacciano su via San Massimo è incredibile, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un ricamo, un intreccio di pizzi leggeri sembra aver sostituito i muri.

Su questo sfondo si stagliano quadri e tele, che raccontano il cambiamento di stile nella tecnica di Halo Halo. Dalle opere delle origini – linee in bianco e nero intrecciate a comporre paesaggi immaginari, che lui, di estrazione street, lasciava spesso attaccate alle fermate degli autobus –, Garofalo è passato all’uso del colore. Dal pennarello all’acquerello, nuova fonte d’innamoramento artistico.

I suoi lavori mantengono quell’impronta istintiva, che rappresenta il suo marchio di fabbrica, ma si arricchiscono di una nuova dimensione. Quella cromatica. E le sue strutture intricate sembrano uscire dal piano della tela, diventano materiche. Tra le “colate” accese di rosa, giallo, azzurro, rosso, viola emergono strutture fantastiche, a comporre un’architettura immaginaria. Suggestioni cromatiche che lasciano allo spettatore la possibilità di spaziare con la fantasia, alla ricerca della propria immagine.

Dopo essere passato dalla carta alla tela, alle grandi superfici, l’introduzione del colore, con i suoi sorprendenti risultati, sembra preludere a una nuova evoluzione nella ricerca di Halo Halo, verso la tridimensionalità della scultura.

 

 

Gli acquerelli e i “ricami” di Halo Halo:

 

 

 

 

 

 

La Stampa 20.05.2012

Parole e immagini contro l’omertà

La parete dirimpetto all’Igloo di Merz, in corso Lione angolo corso Mediterraneo, ospita l’installazione “Parole di Pietra 1”, nata da un’idea (e da un testo) della poetessa Lura Fusco e realizzata con la collaborazione degli street artists Mattia Lullini e Raw Tella.

Pietre nella bocca / Perché non vogliono cambiare…

Inizia così la ballata di Laura Fusco scritta in occasione di Biennale Democrazia 2012. Le parole si intrecciano coi serpenti colorati di Mattia Lullini e i diamanti e le ciocche di capelli realizzate da Raw Tella. Vanno incontro ai passanti, rompendo il muro di silenzio e omertà, in cui proliferano le mafie.

Domenica 20 maggio, in occasione della presentazione dell’opera alla cittadinanza, il pubblico viene invitato a “diventare testimone e rompere l’omertà”, moltiplicando e diffondendo il messaggio, riprendendo la murata con i propri cellulari.

Qui sotto il video dei lavori in corso, venerdì 18 maggio, ore 12:

Street art sabauda in trasferta

Dai muri di Torino a quelli di San Paolo.

Gli artisti torinesi Corn79 e Mr Fijodor, dell’associazione culturale Il Cerchio e le Gocce, assieme a Etnik e Macs, dal 2 maggio sono in Brasile per rappresentare l’Italia nell’ambito del progetto Momento Italia-Brasile 2011-2012, organizzato dal Governo Brasiliano in occasione del 150° dell’Unità d’Italia.

Particolarmente attiva sul territorio, Il Cerchio e le Gocce è uno dei motori principali di PicTurin, il Mural Art Festival, che dal 2010 contribuisce a colorare le pareti della città, coinvolgendo writer del territorio e grandi nomi della scena internazionale. La loro firma sulla prima edizione della kermesse è ben nota ai torinesi: l’opera “Culture colors your life” dipinta, assieme ad altre realtà cittadine, sulla facciata di Palazzo Nuovo.

E proprio durante PicTurin, per Corn79 e Mr Fijodor ha preso forma la possibilità di portare il proprio lavoro in Brasile. L’artista brasiliano Binho – conosciuto nel 2010 a Parigi – è stato uno dei protagonisti della seconda edizione della kermesse torinese. Sua l’opera nei giardini De Valle che, scherzo del destino, si trovano proprio nel quartiere San Paolo. Dalla collaborazione all’ombra della Mole è nata l’idea di ricambiare l’invito, proponendo ai due street artist torinesi di partecipare al Momento Italia-Brasile 2011-2012. A San Paolo Corn79 e Mr Fijodor incroceranno le loro bombolette con quelle di artisti locali, aggiungendo un tocco sabaudo alle opere che prenderanno vita su pareti prestigiose. Saranno infatti il MuBe – Museo Brasileiro de Escultura e il Centro Culturale della CPTM – Companhia Paulista de Trens Metropolitanos a ospitare le loro performance. Quest’ultima, location particolarmente azzeccata e suggestiva, visto lo stretto legame tra le fiancate dei treni e la street art.

A confermare la vitalità della scena “street” torinese, sempre nei primi giorni di maggio, altre realtà cittadine portano i loro lavori in giro per l’Europa. La galleria Square23, il collettivo Truly Design e il KNZ Clan, anima del Konsequenz graffiti shop, sono stati tra i protagonisti di Stroke Art-Fair a Monaco di Baviera, uno dei principali eventi europei legati alla street art.

Dopo queste incursioni internazionali, l’arte urbana cittadina tornerà a sbocciare per le strade di Torino. A giugno prenderà il via, infatti, la terza edizione di PicTurin, che edizione dopo edizione, mira a fare della città un vero e proprio museo a cielo aperto.

Xel gioca le sue carte

Cinguettano allo “Spread” per strada e in galleria. Sticker sui muri o dipinti su tela, i pulcini di Xel, leggeri e rassicuranti nella loro semplicità grafica, raccontano storie che sono tutt’altro che confortanti. Si parla delle difficoltà delle nuove generazioni a farsi strada nella vita, della lotta per una distribuzione equa e libera dell’acqua, si parla di un mondo che esclude e taglia fuori.

Nella personale che Pow Gallery dedicata a Alessandro Ussia, questo il suo nome all’anagrafe, trovano poi spazio i nuovi lavori dell’artista torinese, che gioca con le carte e con l’urbanizzazione, senza tralasciare il tema scottante del lavoro. All’ingresso dello spazio espositivo di piazza Castello 51, è dipinta una fabbrica dai colori accesi, con una ciminiera senza fumo, perché qui il verbo lavorare è declinato al passato. Dall’altro lato della porta è schierato il trittico della carte da gioco: con Re (senza corona), Regina (con sguardo circospetto) e Fante (che col curriculum in mano guarda allarmato al proprio futuro).

Classe 1975, Xel (tag nata da una rivisitazione speculare del proprio soprannome, Alex), nasce come writer tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo – in mostra c’è un richiamo a questo passato, con due tag (o firme) su tela. Nel 1999, dopo l’ennesimo “incontro” con la polizia, Xel decide di allontanarsi dalla strada e dalla scena. Dopo 10 anni si sente pronto a tornare e rimettersi in gioco. Lo fa con due marchi di fabbrica molto riconoscibili, i pulcini e la case (talvolta grattacieli), che diventano morbide, malleabili, personaggi vivi e attivi sulla tela. La leggerezza del tratto, la forte impronta grafica che ammicca al fumetto, celano in realtà temi sociali e umani delicati e complessi. Racconta problemi seri, talvolta drammatici, ma lo fa col sorriso.

Quella della POW Gallery (visitabile fino al 4 maggio) è la prima personale torinese di Xel, dopo il successo riscosso a Ginevra, con la mostra presso la Galleria Tox’n’Co, e alla Biennale di Venezia Padiglione Italia – Torino, curata da Vittorio Sgarbi.