Street Art elvetica

Tutto è cominciato con una mail, arrivata il 2 gennaio a streetarto@gmail.com, dagli svizzeri Nevercrew.

Con tempi lunghi e dopo un carteggio telematico, ne è nata questa chiacchierata. Ok, non sono torinesi e non lavorano a Torino, quindi ci si può chiedere cosa c’entrano con StreetArTO? Se la si mette così: niente. Però l’idea di ampliare i confini ci piace, della street art elevetica ne sapevamo poco e la curiosità è il principale motore di StreetArTO.

 

Dunque: buona lettura.

StreetArTO: Innanzitutto le vostre origini: siete svizzeri o vi siete trasferiti in Svizzera?
Nevercrew: Siamo entrambi svizzeri, anche se uno di noi è per metà italiano ed ha vissuto per i primi 4 anni della sua vita a Luino (VA). Da allora, ed attualmente, risediamo e lavoriamo nel sud della Svizzera, nel canton Ticino.

S.A.: Quando, come e perché avete iniziato? Fin da subito in coppia o vi siete incontrati in un momento successivo?
N.: Ci siamo conosciuti durante il secondo anno di Liceo Artistico (C.S.I.A. di Lugano, CH) ed abbiamo iniziato a lavorare insieme per progetti scolastici. A poco a poco, visto che la collaborazione funzionava bene, abbiamo deciso di provare a fare lo stesso con qualcosa di nostro. Ci siamo messi a realizzare disegni e grafiche per mixtapes Hip-Hop e nel 1996, quindi, abbiamo realizzato il nostro primo “graffito” come NEVERCREW (avevamo 16 e 17 anni, usavamo bombolette Sparvar ed il primo risultato è stato abbastanza inquietante a rivederlo adesso :-P). Prima di allora entrambi amavamo creare, ma lo facevamo per conto nostro e senza nemmeno pensare ad un possibile utilizzo di queste creazioni (erano ancora anni in cui internet non permetteva la visibilità che permette oggi ed era quindi diverso l’approccio verso il mostrare il proprio lavoro).
Non c’è un vero e proprio motivo per cui abbiamo deciso di iniziare ad usare le bombolette. In parte forse eravamo condizionati dall’ambiente hip-hop, che in quel periodo era particolarmente presente nelle nostre zone e che frequentavamo, in parte avevamo voglia di produrre qualcosa di tangibile e dinamico e quella ci è sembrata una scelta interessante. Abbiamo quindi proseguito in tal senso, alternando già dal 1997-98 i graffiti alle grafiche (il Clan, Kaso e Maxi-B, Nest,…), ai disegni ed alla scultura.
Dopo il Liceo Artistico abbiamo frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (corso di Pittura) ed una volta diplomati (2005) abbiamo continuato sulla stessa strada.
S.A. : Qual’è la situazione graffiti/street art in Svizzera? Come sono visti? C’è una scena strutturata?
N.: Dobbiamo premettere che il Ticino, per questioni territoriali e linguistiche (unico cantone dove la lingua parlata è l’italiano), è un pochino tagliato fuori dal resto della Svizzera, o almeno questa è la sensazione in diversi campi. La street-art è uno di questi: mentre nel resto della Svizzera è presente una scena abbastanza ricca e coesa, qui da noi ci sono sicuramente artisti molto bravi ed interessanti, come BigTato, Michele Tanner, Francesco Lorenzetti, PlusPower e molti altri…, ma non una struttura che li possa riunire e valorizzare.
Sicuramente questo è dovuto in primo luogo alle dimensioni ed alla tipologia di territorio. Città come Zurigo, Lucerna, Losanna, Ginevra, sono molto più grandi e sviluppate, e questo porta con sè anche una diversa apertura mentale, una maggiore quantità di differenze e di possibilità. Da tempo in queste città si svolgono eventi e ci sono istituzioni dedicati unicamente alla street art e di conseguenza si è creata una scena molto presente ed interessante. Città come Lugano, Bellinzona, Locarno o Mendrisio (in Ticino) sono notevolmente più piccole e prevalentemente residenziali. Sono diverse quindi la mentalità e l’offerta e la street-art non ha sicuramente il valore, l’immagine e la forza che può avere altrove.
In ogni caso, abbiamo spesso avuto la fortuna di trovare disponibilità e richiesta da parte dei nostri comuni (Lugano in particolare) e da privati, e negli ultimi tempi stanno aumentando i tentativi di dare spazio all’arte di strada, come nei casi di Arte Urbana Lugano e Ti-Street-Art a Bellinzona.
Rimane comunque un legame con il resto della Svizzera, le collaborazioni sono frequenti e le possibilità non mancano. Nel nostro caso, ad esempio, siamo stati invitati nel 2011 a partecipare alla Volvo Art Session a Zurigo, al Paint Club Switzerland a Lucerna, al Grafik12 di Zurigo, nel 2012 e presto parteciperemo a PropArt di Thun ed al BlueBalls festival di Lucerna.
S.A.: Con arte, grafica e design riuscite a vivere – insomma è la vostra attività, oltre che passione – o dovete dividervi con altre attività?
N.: L’arte per noi è prima di tutto una passione, ma dopo l’accademia abbiamo deciso di provare a trasformarla anche nella nostra attività principale.
Inizialmente abbiamo sacrificato molto il lavoro personale, lavorando quasi unicamente su commissione, ma ci siamo resi conto che non era quello che volevamo e non era nemmeno particolarmente utile.
Attualmente lavoriamo a tempo pieno come artisti indipendenti e cerchiamo di alternare il lavoro personale al lavoro su commissione, provando a rendere anche questo il più interessante possibile (per noi e, possibilmente, per gli altri) persino quando le richieste sono molto vincolanti. Questa scelta influisce molto sull’aspetto economico, ma preferiamo sacrificare un po’ di guadagno per fare in modo che l’arte continui ad essere prevalentemente un piacere, piuttosto che unicamente un impegno senza libertà e soddisfazione creativa.
L’idea di trovare altre attività parallele più sicure ci è venuta in mente spesso, anche perché, come detto, le entrate non sono ne molte ne costanti; ma, oltre a non esserci molta disponibilità, ci siamo resi conto che il tempo che abbiamo a disposizione ora è davvero prezioso e spesso non basta per realizzare tutto quello che vogliamo o dobbiamo.
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Reblogging… off line

È uno dei pochi casi in cui soffermarsi sulla cover di un CD si rivela più stimolante che aprirlo e ascoltarlo.

Una parete della Galleria di via San Massimo 45, Square23, è ricoperta da un’installazione composta da 96 compact disc. Niente di particolare a prima vista. Avvicinandosi però, ci si accorge che non si tratta delle normali copertine degli album. Sono piccoli dipinti incastonati nello spazio angusto di 14 centimetri per 12. Rielaborazioni di cover celebri, frasi, personaggi dei fumetti, ritratti, simboli. Ma è solo osservandoli da una distanza minima che si può apprezzare l’originalità del lavoro di Andrea Mattoni. I cd sono stati dipinti a olio dall’interno, la plastica diventa così una sorta di schermo, un vetro senza tela, perché è il vetro stesso la tela. Mentre li si ammira, si assiste in un certo senso al “negativo” del lavoro, quasi si potesse ammirare un’opera attraverso la tela.

Se per tecnica e stravaganza questa è una delle opere che maggiormente colpiscono il visitatore, non è certo di minore impatto il corpo della personale, curata da Davide Del Sasso, “Reblogging”. Andrea Mattoni esplora il linguaggio della rete, concentrando la sua attenzione sulla voglia di protagonismo amplificata da Internet e dai social network. Una ragazza discinta si affaccia dalla tela, intenta a scattarsi una foto allo specchio, con la sua cameretta sullo sfondo. Sulla parete viene riprodotta la veste grafica di Facebook, per incorniciare cinque ragazze in lingerie intente a immortalarsi reciprocamente, con i loro smartphone.

Reblogging è la prima tappa di un progetto del giovane artista varesino, che pone l’accento sull’analisi della diffusione delle immagini e dell’effetto moltiplicazione del web. L’operazione nasce dall’interesse di Andrea per l’intensa attività dei blogger, che in rete comunicano oltre che con le parole, attraverso le immagini. Immagini che Mattoni manipola, remixa e porta fuori dalla rete, proponendo un reblogging – quel meccanismo che consiste nel ri-postare il contenuto di un altro blogger – nel mondo reale.

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Mostre in corso

Con la primavera la street art torna a sbocciare, più in galleria che per strada… E anche StreetArTO torna a far germogliare le sue pagine.

Mentre alla GaloArt Gallery è in corso la mostra “The Classy Clash of Stylie Styles“, che mette insieme i lavori di Sjoco Sjon (Amsterdam) e di Sister Flash (Torino)

Xel inaugura la sua personale alla POW Gallery, affiancando i “cavalli di battaglia”, o meglio i pulcini, a nuovi lavori (il trittico delle carte da gioco), con un rimando alle origini da writer.

Da Square23, il milanese Andrea Mattoni espone “Reblogging“, con la sua visione del web dipinta su tela, muri e copertine di CD.

Domani (venerdì 20 aprile) da Amantes inaugura “Vecchie e nuove resistenze“, personale di Xumia, che a ridosso del 25 aprile propone una propria riflessione sul significato attuale della parola “Resistenza”.

Buona visione!