Berlin Underground

Ancora un’incursione a Berlino. Un parallelo tra “sopra” e “sotto”, tra la Berlino Underground in senso letterale, quella sotterranea, e in senso artistico, quella dei graffiti e della street art. Il video, realizzato da WiPieTv per Paralleli è visibile anche sul sito de La Stampa:

 

 

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L'”Orma” del “Viandante”

È possibile fare un viaggio in poco più di 16 metri quadrati? Nella galleria Square 23, di via San Massimo 45, sì.

Basta seguire il cammino di Orma il Viandante, alias di Emanuele Mannisi, costellato di icone street urbane. Sei tele, interventi a parete, frasi di raccordo. E la musica indipendente a fare da motore. Tra carcasse di treni, ancore e aquiloni, risuonano le suggestioni sonore di Diaframma e soprattutto Marta sui Tubi, band che ha anche ispirato il titolo della personale, “Perché non pesi niente”.

Il viaggio si dipana tra i ricordi, che affiorano attraverso il linguaggio della serigrafia e degli stencil, suddivisi in due spazi speculari, che rappresentano le due anime della mostra. “Ricordi” è una parete pensata come un compendio visivo del viaggio, dal triciclo dell’infanzia, al treno della gioventù, fino all’aeroplano, incastonato tra un frammento della canzone “Elena” dei Diaframma. Il tutto è ricoperto di ruggine, tappezzeria strappata alle pareti e dimenticata al suolo.

Il passaggio verso “La svolta” è sottolineato dalle parole dello scrittore francese J. C. Izzo: “Mettersi in regola con la vita significa mettersi in regola con i ricordi”. Cumuli di valigie e bagagli, con il loro peso effimero fatto di storie leggere. Questa dicotomia è racchiusa in un grande stencil a parete che raffigura un aquilone bloccato nella sua lieve ascesa da una pesante ancora… Ma forse, a ben guardare, è l’ancora che sembra perdere peso, trascinata dall’aquilone tra le parole di Paul Verlaine vergate sulla parete: “Più vago e solubile nell’aria / senza nulla che pesi o che posi”.

Pochi pezzi, molte suggestioni. Una mostra da vedere con calma – c’è tempo fino al 7 marzo -, per raccogliere le emozioni che Orma il Viandante ha tirato fuori dal suo fagotto e lasciato depositare, come le colate di vernice che scivolano sui muri, dando una costante sensazione di precarietà, di non finito. Di infinito, annullando i confini del dipinto. E così lo scoiattolo col fagotto in spalle che chiude – o ricomincia? – il viaggio sembra libero di muoversi sulle pareti, oltre la tela.

[Su La Stampa del 07.03.2012]

Qui sotto la gallery completa delle immagini: 

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