La scena torinese è “fake”?

Tutto ebbe inizio il 21 novembre 2011 con questo post sul gruppo Facebook di StreetArTO, da parte di Riccardo Lanfranco:

Il tema ogni tanto è ritornato, finché abbiamo deciso di andare al quartier generale de Il Cerchio e le Gocce per approfondire la questione. Di seguito una prima suggestione, tanto per fornire qualche spunto di riflessione/discussione.

A breve la chiacchierata completa, che ha toccato svariati temi, da Pic Turin al sottile (spesso troppo sottile?) confine tra arte e street art, dal binomio street art / writing a uno sguardo generale sulla scena torinese.

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13 pensieri riguardo “La scena torinese è “fake”?

  1. CONDIVIDO 100%
    bello schietto ci voleva.

    e il discorso si potrebbe allargare.
    dico questo con la coscienza di considerarmi poco attivo nella street.
    e ricordando sempre che senza tag e “graffiti” non ci sarebbe stata evoluzione.

    l’illegalità è parte di questo movimento, comprense le possibili conseguenze
    i nomi e cognomi hanno necessità che spostano valori.

    Lessi un interessante dichiarazione di Sten&Lex su InsideArt:
    «Sembra strano che lo sosteniamo proprio noi ma crediamo che sia giusto multare chi viene colto sul fatto. E questo indipendentemente dal fatto che si tratti di “writing” o “street art”, come nel nostro caso. Non ci può essere discriminazione tra una scritta o un disegno: i poliziotti non sono dei critici d’arte e non posseggono i mezzi per distinguere l’uno e l’altro».
    http://www.insideart.eu/index.php?section=news&idNotizia=73826&idarea=43

  2. Penso che chi si occupa di Street Art sia come “artista” che come collezionista, blogger, critico o quant’altro sia allenato nel giudicare chi interpreta la strada come ispirazione e chi solo come moda. Quindi trovo il gioco di dare patentini da Street Artist molto tedioso.
    Al contrario la disputa culturale su che cos’e ‘ il graffitismo e i suoi confini e ‘ esaltante ed attuale. Propongo a Luca di realizzare un paper aperto e di pubblicarlo.

  3. @Dario
    hai ragione.Anche se metterei qualche riserva 😉
    Concedi il beneficio del dubbio sul fatto che tutti siano preparati. Mettici che il mondo è bello perchè è vario, e anche che ognuno ai suoi gusti.
    E trovo la tua proposta, come quella sopra, interessante. E se si aprirà seguirò.
    Sui patentini mi trovi d’accordo. E non penso sia intenzione di questa pagina.

    Prendo questo spunto come una riflessione,
    e credo mi possa far bene così come ad altri addetti ai lavori.
    Ogni movimento ha una sua etica, delle origini, ed è bene non perdere
    questi “valori” di riferimento non scritti.

    Ho scelto di allontanare il mio lavoro dal termine “street art”,
    perchè non faccio principalmente quella, ma soprattutto perchè ne faccio poca.
    E preferisco non contraddistinguere il mio lavoro per quella, a parole intendo.
    Se un domani farò qualcosa in strada, e qualcuno penserà che faccio street art

    per lo meno avrò fatto qualcosa in strada .

    A volte però è proprio questo elemento fondamentale a mancare.
    Ed è un fenomeno diffuso, che porterà il movimento ad essere qualcos’altro.
    Dobbiamo fregarcene? Già un paese è in malora per il menefreghismo.

    Da wiki:
    “Street artists are those whose work is still largely done without official approval in public areas.”
    http://en.wikipedia.org/wiki/Street_art

  4. @Dario
    hai ragione.Anche se metterei qualche riserva
    Concedi il beneficio del dubbio sul fatto che tutti siano preparati. Mettici che il mondo è bello perchè è vario, e anche che ognuno ha i suoi gusti.
    E trovo la tua proposta, come quella sopra, interessante. E se si aprirà seguirò.
    Sui patentini mi trovi d’accordo. E non penso sia intenzione di questa pagina.

    Prendo questo spunto come una riflessione,
    e credo mi possa far bene così come ad altri addetti ai lavori.
    Ogni movimento ha una sua etica, delle origini, ed è bene non perdere
    questi “valori” di riferimento.

    Ho scelto di allontanare il mio lavoro dal termine “street art”,
    perchè non faccio principalmente quella, ma soprattutto perchè ne faccio poca e mi sembrava di vantarmi di una cosa per la quale non c’erano fatti concreti.
    Se un domani farò qualcosa in strada, e qualcuno la denifirà street art

    per lo meno avrò fatto qualcosa in strada .

    A volte però è proprio questo elemento fondamentale a mancare.
    Ed è un fenomeno diffuso, che porterà il movimento ad essere qualcos’altro, forse.
    Dobbiamo fregarcene? Già un paese è in malora per il menefreghismo.

    Da wiki:
    “Street artists are those whose work is still largely done without official approval in public areas.”
    http://en.wikipedia.org/wiki/Street_art

  5. Caro Dario,
    Opiemme ha risposto perfettamente alla tua domanda, qui nessuno vuole rilasciare patentini e spero che ognuno sia consapevole dei propri limiti e conoscenze. Il punto sta nel fatto che in città troppo spesso all’interno di mostre, cataloghi e affini viene identificato come street artist chi non lo è assolutamente. Io non sono mai stato a favore del menefreghismo quindi trovo giusto che alcuni argomenti siano trattati a fondo. D’altro canto c’è chi può trovare tedioso parlare del graffitismo (inteso come “graffiti writing”) e dei suoi confini, tema ricorrente dalla fine degli anni ’70. Cosa intendi però con graffitismo? Il “graffiti writing” o più in generale il grande calderone di chi lascia segni sui muri?

    1. Magari dirò vaccate, ma osservo l’Arte urbana (io uso questo termine) da ormai tre anni e accumulo e spt. leggo cataloghi, fanzine, libri vari.
      Facciamo ordine: la Graffiti Art nasce negli anni ’80 a N.Y. con i lavori di Haring, SAMO (J.M. Basquiat), Rammellzee, Futura, Kenny Scharf e grazie al lavoro di Martha Cooper. Prima mostra importante “The Times Square Show” del 1979. Tutti questi artisti lavorano sia in strada sia per Gallerie.
      Da N.Y. la Street Art passa a Los Angeles, Providence, Phila, Chicago ecc. ecc.
      Alla fine degli ’80 varca l’Oceano, e arriva in Europa …Amsterdam, Parigi, Barcellona perfino Milano e Pisa …Blek le Rat a Parigi inventa lo stencil e apre la strada al successo odierno di Banksy.
      Blek le Rat è oggi l’anima di BlackRat Project, galleria di Londra e fucina di talenti.
      A Milano la Street Art diventa mainstream con la mostra Sweet Art Street Art al PAC di Milano …oggi gli artisti della mostra lavorano in strada ma anche in Gallerie.

      Questa è la storia, strada e galleria convivono tranquillamente – l’Arte urbana non è una corrente artistica chiusa da una definizione, un gruppo di artisti o un critico. Non sarà mai la Transavanguardia o l’Arte Povera.
      Chi definisce chi è uno Street Artist? Nessuno. Qualche critico vuole invitare Street Artist? E’ libero di farlo. Beatrice invita Br1, 999, Gec, Opiemme e Hal0Hal0 e li definisce Street Artist. Lo può fare.

      Io la vedo così, e il mio pensiero è frutto di letture e documentazione. Poi il confronto culturale è da sempre libero, quindi bene accette sono altre opinioni, spt. opposte alle mie!

  6. Troppa confusione e misunderstanding…
    Andiamo con ordine…Qua nessuno pretende di sapere da quanto uno o l’altro si informino o facciano le cose, ne tantomeno abbiamo bisogno di un ripasso sulla storia delle cose, che scusa se puntualizzo, ma come l’hai posta è gratuita e dozzinale. Ti chiedevo cosa intendessi per graffitismo perchè molti confondono e mescolano i termini. Chi definisce chi è street artist? La strada caro Dario, al di là di ogni critica d’arte. Perchè, come ribadisco, se non fai opere pubbliche non sei uno street artist. Probabilmente il problema di base sta nel fatto che noi arriviamo dai graffiti e come primo obiettivo abbiamo fare cose, farle in grande e farle per strada. Dare etichette a chi non le merita fa parte dell’art business, non della street art o dei graffiti. Qua nessuno se la prende con le gallerie o le esposizioni, ben vengano, nessuno vive di aria fritta, ma un pò di selezione competente non farebbe male.

    1. Bene, registro che qualcuno si eleva a professore della cultura altrui e continua a dare voti e giudizi.
      Non so cosa tu intenda per strada, ma i giudizi li dà il pubbico (semplici spettatori, critici, osservatori, esperti, blogger, altri artisti). A Torino non c’è nessun Fake, nè tantomeno lo è la sua scena.
      Se poi si iniziasse a fare “sistema” invece di preoccuparsi se gli altri vengono giudicati “più Steet Art” di altri, sarebbe meglio per tutti.
      Ma è una vecchia malattia italica giudicare cosa fa il vicino e non preoccuparsi di casa propria.

  7. Come un’altra gravissima malattia è la mancanza di meritocrazia.

    Non fai cose per strada? Non sei uno street artist.

    Mi sembra che tu stia prendendo le cose con troppo nervosismo…

    Possibile che ogni tentativo di discussione passi come un attacco personale? Qua non si giudica il valore di un artista ma un elemento di base. O sei un pittore o sei uno scultore, se fai quadri non è detto che tu sia uno street artist…

    Se non comprendi questi passaggi non so come altro spiegarmi…

    La scena torinese non è fake dal mio punto di vista, ma spesso vengono fuori elementi che mi lasciano perplesso, specialmente perchè ci sarebbero fior fior di artisti da valorizzare.

    Poi scusami ma non mi parlare di sistema perchè se c’è un gruppo che ha cercato di fare sistema a Torino siamo proprio noi. Decine di eventi, centinaia di artisti e colaborazioni da più di dieci anni…

    Come ripeto il problema sta nel background…Un conto è costruire un percorso perchè si crede nelle cose, tutt’altra cosa è costruire un pecorso per vendere le cose.

    Ci sono tanti modi per fare cultura…Dal mio punto di vista costruirne di fasulla rovina le scena in generale. Professore della cultura altrui? Professore della mia cultura! Se pensi che dandomi del professore io mi offenda ti sbagli di grosso…Solamente studiando e discutendo delle cose si crea cultura!!!

  8. Attacco personale? Non esageriamo, non mi piace l’utilizzo di termini come dozzinale e gratuito, ma tant’è – ad ognuno il suo stile.
    Ma continuo a non capire a quali artisti di Torino ti riferisci quando parli di “fake” e a quali esempi.
    Seconda cosa, io non parlo per offendere ma proprio per discutere.

  9. Scusami ma se ho usato quei termini è perchè non c’era ssolutamente bisogno che tu riportassi quello spunto di storia, da questo è nato il “gratuito”, il dozzinale dal fatto che è una tua versione semplicistica…O che mi informassi del fatto che segui la scena da tre anni…Io lo faccio da 18…Ma non è per questo che scrivo certe cose, non è una gara a chi ne sa di più…
    Non ho voglia di fare nomi e cognomi, come ho già detto chi si sente tirato in causa valuterà nelle proprie riflessioni…
    Il mio vuole anche essere uno stimolo perchè la gente faccia le cose in giro…
    Per far crescere e preservare il nome che la nostra città si è costruita negli ultimi dieci anni.

    1. La mia ricostruzione era per chi magari capitava sul blog e non sapeva una fava dell’argomento. Poi il gioco del chi ce l’ha più lungo non mi appartiene, visto che scrivo di Arte urbana e compro Arte urbana non certo per arricchirmi o avere visibilità.
      Chiudo la discussione con la “mia” risposta alla domanda di Luca che fa da titolo al post – La scena torinese non è fake.

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