Trasferta a Berlino

StreetArTO in trasferta a Berlino non poteva perdere l’occasione per andare alla scoperta dei “muri” della capitale tedesca. Niente East Side Gallery, ormai meta turistica gettonatissima, niente grandi pezzi (da Blu a Os gemeos), facilmente raggiungibili seguendo la Map of Public Art Tour, abbiamo deciso di affidarci all’associazione Alternative Berlin, che tra gli altri propone un tour alla scoperta di Street Art / Graffiti berlinesi e chiude la visita con un workshop in una sticker / stencil gallery.

Ecco com’è andata:

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Visions off an Empty Mind

Photo by Stefano GuastellaKraser & Valentina Brostean show, “Visions off an Empty Mind“, sarà visitabile alla Galo Art Gallery fino al 30 marzo (resterà però chiusa dal 2 al 12 marzo).

 

Qui sotto una rapida visita virtuale alla mostra:

Disturbante. È sicuramente la prima definizione che affiora alla mente visitando la mostra “Visions off an Empty Mind”, alla Galo Art Gallery fino al 30 marzo.

Ci sono teschi e figure grottesche, rimandi onirici e personaggi surreali, spiazzanti, talvolta inquietanti. Tele dense, dove mondi fiabeschi incontrano l’arte urbana, animali incompiuti si intrecciano a volti e arti umani, trasmettendo un senso di instabilità e precarietà. Le facce diventano maschere, le principesse si calano nella realtà, hanno smesso da tempo di attendere il principe azzurro.

I lavori di Kraser e Valentina Brostean si completano e si integrano in modo armonico. L’azzardo di Galo, che ha deciso di esporre assieme due artisti apparentemente così diversi e che non si conoscevano, è stato vincente. Il risultato è un percorso a corrente alternata, in cui la scossa arriva puntuale a ogni passaggio da un artista all’altro.

Kraser, artista multidisciplinare e disegnatore pubblicitario di Cartagena, è da sempre impegnato a rafforzare l’arte urbana come movimento artistico. Le lettere hanno sempre svolto un ruolo predominante nel suo lavoro “street”, ma appare altrettanto a suo agio quando si muove sulle tele, dove proliferano animali reali e mitologici, sospesi tra epica e attualità. Valentina Brostean è nata a Novi Sad, è pittrice e illustratrice e a Torino ha trovato la sua oasi creativa. Ispirata dalla cultura urbana e dalla scuola californiana di pop-surrealismo, si dice “attratta dalla bellezza insolita e a volte bizzarra nascosta negli aspetti grotteschi della vita”. È lì che nascono le sue creature, che spesso rappresentano degli “autoritratti”, storie autobiografiche dal sapore fantastico.

Dopo un’immersione nelle 50 tele dense tanto cromaticamente quanto da un punto di vista di storie e messaggi, ormai all’uscita della galleria, è inevitabile soffermarsi a contemplare l’uovo di porcellana decorato da Kraser. Un volto inquietante prende forma tra un intricato intreccio di peli striati di grigio e blu intenso. Disturbante. Fino in fondo.

Da La Stampa del 27 marzo 2012

Cartelli eleganti

La salvaguardia dell’originalità e dell’eleganza di una città passa anche per i suoi cartelli stradali. Ne è assolutamente convinto Clet Abraham, che in fatto di segnaletica se ne intende. L’artista bretone di nascita, fiorentino d’adozione e torinese per ragioni di cuore, da alcuni anni dissemina sui cartelli omini neri che interagiscono con la segnaletica. I segnali torinesi sono dotati di un fascino unico: il palo di sostegno termina con un cerchio metallico all’interno del quale viene pinzato il cartello con tre bulloni. “Questo sistema è il più raffinato che io conosca – spiega Clet -. Purtroppo negli ultimi tempi stanno sparendo per lasciare il posto a quelli più diffusi, bloccati posteriormente al palo. Perché perdere un primato di eleganza?”. Al deposito dei cartelli dismessi di via Pavia spiegano che l’intento è quello di uniformarsi agli standard italiani, per ragioni economiche e di praticità. Magra consolazione, quelli del centro storico saranno gli ultimi a scomparire. Ma Abraham non si rassegna: “Elimarli sarebbe come togliere a Parigi le entrate decò della metropolitana perché non omologate”.

(La Stampa 15.02.2012)

Ecco i pali a confronto:

Questo è il palò banale, più o meno simile in tutta europa, solitamente è centrale ma l'effetto è lo stesso.
Questo è il palò banale, più o meno simile in tutta europa, solitamente è centrale ma l'effetto è lo stesso.
Questo è il palo "bello", a notare il cerchio metallico parte integrante del fusto, esistono soltanto a Torino, e la finezza del fissaggio a tre denti. Sono i particolari a fare l'eleganza.

Monkeys Evolution

Era nell’aria da tempo questa chiacchierata coi Monkeys Evolution. Prima ventilata via Facebook, rimandata, quindi realizzata via chat. Tempi lunghi i miei nel formulare le domande, l’attesa delle risposte. Finalmente ecco qui il risultato.

Partiamo dall'”abc”, perché la prima volta che li incontriamo ufficialmente sul blog – Sotto i Mulini era solo un flash dedicato al loro lavoro sul cavalcavia di corso Bramante.

Street ArTO: Cominciamo dall’inizio: chi sono i Monkey’s Evolution?
MONKEYS EVOLUTION: Monkeys Evolution nasce nel 2004 da un gruppo di amici con la semplice voglia di dipingere e di far conoscere il writing come attività culturale e propositiva.
Abbiamo sviluppato diversi progetti di “riqualificazione urbana” usando come strumento il writing. Questo ci ha permesso nel tempo di sensibilizzare e comunicare alla cittadinanza che i graffiti non sono solo vandalismo, ma anche strumento comunicativo ed espressivo che può, a seconda di come è organizzato, essere anche rivolto a tutti. Se 6 anni fa la gente ci guardava con diffidenza quando dipingevamo legalmente sui muri delle fabbriche, oggi vengono organizzate mostre e festival per artisti e street-artist su tutti i muri di Torino con il plauso generale.
Oltre a questo le nostre attività sono rivolte anche all’organizzazione di corsi in collaborazione con professionisti di altre discipline relative alle arti visive: Paolo Mottura per il Fumetto, Fulvio Bisca per l’Illustrazione, Massimo Polello per la Calligrafia, Michelangelo Fornaro per la Modellazione, la gestione di laboratori permanenti di Serigrafia e di Writing sono alcune delle attività messe sul piatto negli ultimi anni.
Questo genere di attività ci ha permesso di far conoscere ad una fascia maggiore di cittadinanza, la cultura e le tecniche del writing e della street-art e di creare all’interno della nostra sede, il POLO creativo 3.65, un vero e proprio luogo di scambio di saperi.

S.A.: Il collettivo originario è poi cresciuto nel tempo; come è cambiato, come si è evoluto?
M.E.: Il collettivo originario nel tempo è cambiato, pur mantenendo un nucleo storico forte. Inizialmente siamo partiti in 5, poi siamo passati a 11. L’anno scorso i nostri tesserati erano 40… Da questo punto di vista non ci possiamo lamentare, le nostre attività hanno seguito, anche perchè fatte a costi molto contenuti o con la modalità della “banca del tempo”. Come in tutti i gruppi c’è sempre qualcuno che entra e qualcuno che esce, sia per questioni personali che per cambi di interessi.
Siamo sempre interessati a collaborare con tutte/i quelli che vogliano diffondere le arti legate ai graffiti (e non solo!). Le nostre porte sono sempre aperte!

S.A.: Nel viaggio dal 2004 a oggi, facciamo una tappa al 6 dicembre 2008, quando assieme all’Associazione Legami d’Acciaio, l’ass. Artefatti, l’ass Il Cerchio e le Gocce e il KNZ Creative Studio, avete realizzato il murales commemorativo per la tragedia Thyssenkrupp: un evento sintomatico – ancor più di un’iniziativa come Murarte – di una trasformazione tra le istituzioni e la street art. La città affida a un gruppo di writers il compito di ricordare una tragedia che l’ha colpita. Cosa vuol dire?
M.E.: Quella è stata una vicenda molto dolorosa e importante per la storia di Torino. Subito dopo il rogo alla Thyssen, dove morirono Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario,Giuseppe, fummo contatattati da un loro collega che voleva usare i muri per ricordare i suoi amici. Da quel momento in poi abbiamo iniziato una lotta, durata circa un’anno, per realizzare il murale di corso Valdocco. Legami d’Acciaio e il quotidiano La Repubblica hanno raccolto 60.000 firme in sostegno dell’iniziativa (che abbiamo consegnato all’allora sindaco Chiamparino). La parte più complessa è stata trovare una superficie che soddisfacesse le esigenze di tutte le parti e trovare i finanziamenti necessari.
Riteniamo che questa occasione abbia siglato l’entrata del writing tra gli strumenti di comunicazione. Detto questo crediamo che siano stati i torinesi (e non solo) ad affidare al writing il compito di comunicare un tema sociale così forte. Dimostrando in questo modo che una comunicazione “dal basso” sia più efficace e sentita.

S.A.: Veniamo a Pic Turin (ne abbiamo parlato anche qui). Nel 2010 un’edizione in grande stile – anche grazie ai fondi di Torino Youth Capital, con nomi quali Roa, Spok, Dome -, nel 2011 un’edizione più sottotono, non tanto nei partecipanti e nei risultati, ma sicuramente nella comunicazione e visibilità dell’evento. Quali sono state le principali ragioni? Che futuro vedi per Pic Turin?
M.E.: Le principali ragioni sono state quelle descritte nella tua domanda! La mancanza di fondi, ormai problema strutturale, ha impedito e rallentato uno svolgimento efficace del festival. Il nostro parere “personale” è che si debba lavorare molto sull’autofinanziamento delle attività. Da anni chiediamo (e non solo noi) di avere strumenti efficaci per chiedere sponsorizzazioni, speriamo che questo momento storico aiuti le associazioni di writing e street-art a trovare strade che non dipendano da finanziamenti pubblici.
Siamo comunque fiduciosi per il futuro, la Città di Torino sta lavorando per un ritorno in grande stile del festival!

A proposito di Pic Turin e della possibilità di aprire agli sponsor privati, un breve estratto dell’intervista con Riccardo Lanfranco de Il Cerchio e le Gocce, una delle anime di Pic Turin:

 

Infine torniamo sul tema già affrontato anche nel post precedente e sul quale – si accettano contributi e suggerimento – vorremmo ampliare la riflessione: lo stato della scena torinese e – per citare Ujetto – “cos’è il graffitismo e i suoi confini”.

S.A.: Chiudiamo con uno sguardo sul presente e sul futuro della scena torinese. Come la giudichi, in che stato di salute si trova, come può svilupparsi?
M.E.: Questo tema è lungo e delicato. In questi anni si sono messe in gioco diverse organizzazioni, circoli, associazioni, ecc… per la promozione dei graffiti e della street-art. Molti sono gli artisti che aderiscono ed alimentano le diverse iniziative.
Come in tutte le cose vi sono aspetti posiviti e negaviti. Tanto per citare il più esemplificativo: il writing sta scomparendo dai media, la street-art si sta sviluppando molto e molto velocemente. A dare un giudizio (parziale) si può affermare che la scena goda di ottima salute, ma di poca consapevolezza ed indipendenza. Si guarda tantissimo alle gallerie, poco alla strada. Sempre semplificando, lo sviluppo sarà sempre più diretto all’assimilazione della street-art con le arti classiche. Uno sviluppo della street-art e dei graffiti in “strada” premette che vi sia una condivisione e una comunicazione con chi la vive, cosa che in questi anni sta mancando.

La scena torinese è “fake”?

Tutto ebbe inizio il 21 novembre 2011 con questo post sul gruppo Facebook di StreetArTO, da parte di Riccardo Lanfranco:

Il tema ogni tanto è ritornato, finché abbiamo deciso di andare al quartier generale de Il Cerchio e le Gocce per approfondire la questione. Di seguito una prima suggestione, tanto per fornire qualche spunto di riflessione/discussione.

A breve la chiacchierata completa, che ha toccato svariati temi, da Pic Turin al sottile (spesso troppo sottile?) confine tra arte e street art, dal binomio street art / writing a uno sguardo generale sulla scena torinese.