Santa in the streets

AUGURI DA StreetArTO, con una serie di reinterpretazioni di Babbo Natale “in strada”:

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Clet – Square 23

Clet Abraham è passato da Torino nel fine settimana. Non ha lasciato segni sui cartelli della città – sarebbe quasi ora di tornare a distribuire qua e là l'”uomo comune”, visto che soprattutto in centro qualche mano solerte ha provveduto a rimuoverne molti -, in compenso, ieri ha lasciato un cartello (con l'”uomo comune” che si porta via il segnale di divieto di accesso) da Square 23.

E in una sorta di gemellaggio tra le “strade” di Torino e  Firenze è ripartito con un lavoro di Sergio Luongo, che affronta il tema della crocefissione (rivisitato anche da Clet sui segnali di strada senza uscita), e un quadretto di Ermenegildo Nilson, che ironizza sul suo rapporto col proprio cane.

Capita anche questo al numero 45 di via San Massimo, in un pungente lunedì dicembrino: Clet, Davide, Sergio, Skià, Ermenegildo Nilson a chiacchierare sul marciapiede, studiando possibili collaborazione incrociate. Possibilmente “on the road”.

 

Anche la street art al Padiglione Italia

Dopo le polemiche, dopo il timido tentativo dell’estate scorsa al Museo Regionale di Scienze Naturali, dopo la chiusura della 54° Esposizione Internazionale d’Arte in laguna, il Padiglione Italia della Biennale di Venezia per il 150° dell’Unità d’Italia approda a Torino.
E lo fa in grande stile. Saranno i 12mila metri quadri della Sala Nervi di Torino Esposizioni a ospitare quasi 700 artisti provenienti da ogni parte d’Italia. Alla fine il curatore Vittorio Sgarbi ce l’ha fatta. Si è trovata la sede adeguata, nella città “più versatile e aperta all’arte contemporanea – parole del critico ferrarese -, per chiudere un cerchio aperto”: a Torino infatti si conclude la prima parte di un censimento artistico iniziato da Sgarbi a Venezia e continuato lungo la penisola, durante le Biennali Regionali, destinate a proseguire in futuro. Un’iniziativa che secondo il coordinatore generale dell’esposizione torinese, Giorgio Grasso, porta la democrazia nel mondo dell’arte. E forse anche un pizzico di anarchia, viste le adesioni last minute, che continuano fino all’inaugurazione di oggi pomeriggio (sabato 17 dicembre 2011) alle 19,30. ragion per cui non esiste ancora un catalogo: “Lo faremo dopo, quando avremo l’elenco completo degli artisti partecipanti”, ha spiegato Sgarbi.
Insomma, atmosfera decisamente diversa da quella che si respirava quest’estate, quando molti nomi si sono defilati dal progetto, a causa dell’inadeguatezza della sede di via Giolitti.
Saranno molte e eterogenee le opere esposte: pittura, scultura, fumetto, installazioni, fotografie. Tra nomi noti e meno noti, non mancherà un tocco di glamour. La modella russa Ludmilla Radchenko reinterpreta volti e icone attraverso un linguaggio pop, esporranno Andy, ex tastierista dei Bluvertigo, e il cantautore Ivan Cattaneo, oltre a Dario Ballantini, l’imitatore di Striscia la Notizia, diventato celebre soprattutto grazie al suo Valentino.
Non manca una folta rappresentativa torinese, con una cinquantina di artisti, capitanata da Ugo Nespolo, con iol quadretto “Sboetti. Che cazzo vorresti”. Tra gli altri, il fotografo Giordano Morganti, Enrico Colombotto Rosso, Tullio Pericoli e Flavio Costantini, Ezio Gribaudo che parteciperà con tre quadri, Marco Cazzato, Moi, Massimiliano Petrone, Xel e Neve provenienti dalla street art. La strada è anche il punto di partenza di Atomo, uno dei primi graffitari italiani, ed è elemento imprescindibile per i lavori di Luigi Nifosì, presente con due foto aeree, che sfruttando la topografia del territorio trasformano il paesaggio sottostante in opera d’arte.
Ci sarà spazio per i soggetti più rappresentativi delle 35 città della ceramica intorno a Faenza e per le ceramiche di Roberto Giannotti; le sculture di Bruno Buttarelli, Ruben Esposito e Giuseppe Rivadossi, amatissimo da Giovanni Testori, divideranno gli spazi con le pitture di Claudio Magrassi, Max Marra, Michele Giannattasio, Ottorino Stefani, grande amico del poeta Zanzotto. E ancora i fumetti di Barbara Zucchi; le creazioni dell’artista intermediale Carina Aprile, pittrice e musicista; le installazioni di Vincenzo Marsiglia. Nel lungo elenco di opere e nomi, si annoverano ancora il parmense Enrico Robusti, che presenterà un insolito Gianni Agnelli, e Adriana Faranda, ex terrorista delle Brigate Rosse, oggi fotografa, fortemente voluta da Sgarbi, per l’intensità e l’originalità del suo lavoro.
Undici artisti propongono poi una serie articolata di lavori incentrati sul concetto di “rigenerazione” dell’arte contemporanea. Da Gianni Depaoli che con la sua opera restituisce dignità allo scarto organico del mare, alle video-installazioni di Pina Inferrera incentrate sul rapporto tra natura e realtà industriale. La fotografia incontra la pittura nel linguaggio di Andrea Chisesi, mentre Sigis Vinylism ripropone il vinile con ironia, in un originale linguaggio pop.
Infine sarà presente Padiglione Tibet, “il padiglione per il paese che non c’è”, un tentativo di far traboccare, a gocce d’arte, il vaso colmo d’indifferenza verso la tragedia di questo paese meraviglioso.
Insomma, sarà pur stato travagliato l’arrivo in città di Padiglione Italia, ma alla fine a Torino è stato riservato “il massimo delle iniziative”, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura di Palazzo Civico, Maurizio Braccialarghe. E, per di più, a ingresso gratuito, fino al prossimo 30 gennaio.

Da La Stampa – sabato 17 dicembre 2011

Prof. Bad Trip e la sua arte visionaria

Mentre la mostra “L’arte visionaria di PROF. BAD TRIP”, curata da Laura Rossi, è ancora in fase di allestimento alla Galo Art Gallery – in vista dell’inaugurazione di domani, sabato 17 dicembre, ore 17,30 -, abbiamo  intervistato Jenamarie Filaccio, scultrice e compagna (di vita e di lavoro) di Gianluca Lerici aka Prof. Bad Trip.

Su La Stampa di oggi (sabato 17 dicembre 2011):
“Siamo stati due alieni, eravamo due originali e abbiamo avuto la fortuna di incontrarci e portare avanti un progetto comune”. Così Jenamarie Filaccio descrive il suo rapporto con Gianluca Lerici, uno dei massimi esponenti della scena artistica underground italiana, dove era conosciuto come Professor Bad Trip.
Scomparso prematuramente nel 2006, all’età di 43 anni, ha comunque avuto il tempo di lasciare una produzione sconfinata, che spazia dalla pittura al fumetto, dal disegno a china al collage, al design, diffondendo i suo segni su qualsiasi tipo di supporto: cartoncino, gesso, plastica, metallo, muri, giubbotti, perfino sui frigoriferi e sui mattoncini Lego.
Un ampio spaccato del suo lavoro sarà visibile da oggi (inaugurazione alle 17,30) al 10 febbraio negli spazi della Galo Art Gallery. La personale si sviluppa come un racconto, che si dipana dalla fine degli anni Settanta agli ultimi anni del Professor Bad Trip. “Ho cercato di scegliere le sue icone, i teschi, i mutanti, che ritornano spesso nel suo lavoro; poi ho inserito alcuni pezzi insoliti, meno conosciuti, meno frequenti nel suo lavoro”. Lo ricorda con passione viva negli occhi e nelle parole, Jenamarie, curatrice della mostra, ma senza nostalgia o rimpianti: “Ci sono persone che arrivano, fanno quello che devono fare e se ne vanno”. Così è stato per Gianluca Lerici, che dopo aver militato nel movimento punk come musicista e disegnatore per fanzine underground, si è diplomato all’Accedemia di Belle Arti. Collabora quindi come vignettista con vari periodici, realizza inconfondibili copertine (“Ti prendo e ti porto via” di Niccolò Ammaniti), lavora nella stampa indipendente e già negli anni ottanta fa circolare i suoi lavori attraverso il network mondiale della mail-art. Lascia un segno profondo con la graphic novel basata sull’opera di William BurroughsIl pasto nudo”, pubblicata da Shake e trova prestigiosi riconoscimenti anche negli ambienti culturali “ufficiali”. Senza dimenticare i suoi enormi murales, tra cui spicca per intensità l’ultimo: “La Cappella Sistina dell’underground” dipinta nel suo studio.

WASTED TALENTS – 5 semifinalisti

La prima fase di Wasted Talent è giunta al termine, i giudici Blef, Etnik e Hide hanno deciso e la giuria popolare si è espressa.
Aspe, Beso, Orgh, Weed&HaloHalo e Zork sono i cinque semifinalisti della prima edizione di Wasted Talent.

 

 

Le 5 opere selezionate:

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Ai 5 semifinalisti sarà richiesta un’altra opera da consegnare entro il 23 dicembre 2011: nessun tema, nessuno schema e questa volta le regole le decideranno loro…
Tutto vale, tutto meriterà attenzione: disegno, bozze, sculture, tele, fotografie… insomma, che vinca VERAMENTE il migliore.
Il 7 gennaio 2012, come augurio per un anno ricco di “talenti sprecati”, ci sarà la festa per il vincintore, presso Konsequenz Graffiti Shop in via dei Quartieri 10/a, Torino.
Knz Creative Studio ringrazia tutti i partecipanti per l’alto livello raggiunto in questa prima edizione del concorso.

Lavori in corso al Cantiere

Continuano i lavori a Cantiere 25.

Dopo Ak, Halo Halo, Weed, Jins, Davem, Mattia Lullini, Skesis e Mauro 149 dei Truly Design, il piano inferiore si sta popolando dei personaggi e delle falene di MP Cinque (short video qui sotto).

Anche per oggi (giovedì 8 dicembre), dalle 15 alle 20, via Berthollet sarà pedonalizzata, in occasione del Live Painting Movie Scene organizzato da Square 23 sulle immagini de “L’Odio“, con Alessandro Caligaris e Davide Andreazza aka Shirk.

A proposito di Square 23… qui sotto un breve video realizzato da KillCoffee Video in occasione del Live Painting su plexiglas di Halo Halo e Jins negli spazi di via San Massimo 45

Across Rewriting V edizione

Martedì 6 dicembre, dalle 18,30 circa, nella vetrina di Amantes, in via Principe Amedeo 38/a, ha inaugurato la collettiva Across Rewriting, giunta alla sua quinta edizione.

Nel video sottostante le opere degli 86 artisti partecipanti.

 

 

Dott. Porka’s @ Lastvagito

In perfetta sintonia con lo spirito di Lastvagito, lo (s)collettivo anonimo Dott. Porka’s P-proj propone un’installazione che immerge il visitatore nel loro “magazzino creativo”, come se varcando la soglia della vetrina di Amantes, in via Principe Amedeo 38/a, ci si ritrovasse catapultati nella stanza dell’artista.

Ci si muove disordinatamente tra poster, immagini, teste di porco e un ossario dall’immediato impatto, anche sull’avventore più distratto.

Si passa così dalla zona rossa della Ciavolotta, ex solfatara oggi miniera radioattiva di rifiuti tossici, al centro di uno dei loro interventi di street-photo performance, tecnica di intervento spaziale-situazionista teorizzata dal collettivo, ai poster post-dada, che sbattono in faccia al pubblico i mostri della morte dell’estetica; il tutto corredato dai recenti dipinti dipinti frutto del percorso illustrativo/fumettistico iniziato oltre 10 anni fa come narrazione della “lotta per la sopravvivenza”.

La prossima settimana (martedì 6 dicembre) appuntamento con Across Rewriting.