L'”occhio” di Nervo

Nell’androne del palazzo di via Ivrea 24 – realizzato da Sharing srl con l’intento di creare nuove soluzioni abitative per risopndere alle esigenze di affitti temporanei a costi calmierati – si staglia un murale dai colori vivaci. Tre donne dalle labbra carnose, con capelli biondi e rossi, le mani stringono un cuore comune; ma sono soprattutto gli occhi a catturare l’attenzione. Grandi, grandissimi e contornati di un rosso acceso.
Marchio di fabbrica ormai riconoscibilissimo. Quello di Riccardo Nervo.
Artista anomalo. “Per 15 anni almeno ho fatto tutto solo per me. Disegnavo, ma non esponevo. Pensavo che prima avrei dovuto far conoscere il mio tratto, poi mi sarei potuto far vedere fisicamente. Dalla metà degli anni Ottanta ho dipinto tantissimo, acculando opere che realizzavo solo per me. Ero alla ricerca del mio stile”.
In realtà qualche lavoro ha iniziato a circolare. “Sono sempre stato appassionato di street art, ma ho lavorato poco sulle strade. Però la strada la usavo per distribuire i miei lavori. Ogni tanto lasciavo dei disegni in giro, a disposizione dei passanti”. Prima che il bookcrossing diventasse di moda, Nervo aveva lanciato il “drawing-crossing”.
“Ricordo con estremo piacere la telefonata di una ragazza che aveva trovato un mio disegno, spesso lasciavo dietro i miei recapiti telefonici: aveva chiamato solo perché voleva ringraziarmi”.
E con gli street artist, Nervo non solo ha in comune l’uso della strada – seppur con modalità diverse –, ma anche il fatto di essersi creato un marchio di fabbrica riconoscibilissimo. Gli occhi enormi, appunto.
“È nato quasi per caso, ora mi caratterizza. Spesso, quando disegno, parto proprio dall’occhio, poi il resto viene da solo”.
Altro elemento caratterizzante dei suoi lavori sono i materiali: “Tassativamente di recupero. Mi sento più libero a lavorare su pezzi di carta di poco prezzo. Cartoncini recuperati, spartiti musicali, fogli di qualsiasi tipo, mi piace l’idea di ridar vita ai materiali. E poi la tela bianca mi manda in paranoia!”.
Ma come si è avvicinato alla pittura Riccardo Nervo?
“Ero un grande appassionato di musica e sono sempre stato molto curioso. Quando ho capito che non sarei mai diventato un musicista, ho deciso di impugnare il pennello. Lentamente, l’arte è diventato un elemento imprescindibile della mia vita. È terapeutica, mi aiuta a liberare la mente”.

Dopo anni nell’anonimato, la prima occasione per farsi conoscere arriva con la III edizione di Paratissima. “Nel carcere Le Nuove mi sono confrontato con migliaia di persone. Stavo lì nella mia cella e vedevo passare un sacco di gente, ascoltavo i commenti, fortunatamente positivi. Mi ha dato il coraggio necessario a uscire allo scoperto”.
E poi cosa è successo?
Partecipazione alle edizioni successive di Paratissima, qualche segno lasciato nella fabbrica di via Foggia, ma soprattutto tante collaborazioni interessanti. “Con Jins, con Xel, con Halo Halo. Trovo fantastica l’idea di condividere un lavoro, uan tela. Mi piace tantissimo quando uno entra nel quadro dell’altro”

Alcune opere di Riccardo Nervo:

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