Questo non è Truly Design

Truly Design: otto mani che lavorano come se fossero due.
Il denominatore comune tra Mach505, Rems182, Ninja1 e Mauro149 sono graffiti e design. Collante e detonatore dell’energia sprigionata dal gruppo.
Questo non è un graffito” – la personale/collettiva ospitata dalla Galo Art Gallery di via Saluzzo 11/g fino al 26 novembre – pone l’accento sulle sinergie del gruppo, rappresenta un intreccio di percorsi narrativi, grafici, biografici, autobiografici. L’obiettivo è quello di fondere interpretazioni concettuali, stilistiche e tecniche. Riuscire a coordinare quattro artisti, dando vita a un percorso al tempo stesso individuale e collettivo, in grado di esprimere un messaggio, una storia o un concetto, da sviluppare attraverso la ricerca estetica.

I Truly Design sono:

MauroMauro149Italiano
Nato a Torino nel 1981: illustratore, grafico, aerosol artist e docente presso l’Istituto Europeo di Design di Torino.
“I graffiti sono stati la mia piattaforma di lancio, ciò che mi ha liberato e reso in grado di fare della mia più grande passione il mio futuro. Truly Design è per me una storia partita dalla ghiaia dei binari, improvvisa e imprevedibile, che grazie a questo continua a stringermi a sé”.

 

EmanueleRems182Ronco
Nato a Torino nel 1982: pittore, illustratore, grafico e aerosol artist.
“Considero l’atto creativo che esercito come una necessaria e profonda autoanalisi, di cui non posso fare a meno. Il mio equilibrio si fonda sulla mia arte”

 

 

MarcoMach505Cimberle
Nato a Moncalieri nel 1982: aerosol artist, designer e grafico.
“La vista è il più complesso ed importante dei 5 sensi degli esseri umani. Come una pupilla, mi sono sempre adattato alle condizioni dell’ambiente esterno per elaborare quelle informazioni che potevo ricavarne in ogni istante. Truly Design è l’insieme di tutto il restante apparato fisico, che ha accelerato il mio processo di elaborazione e crescita”.

 

Rocco EmilianoNinja1Fava
Nato a Torino nel 1983: aerosol artist, grafico e promoter.
“Fin da bambino ho dimostrato interesse verso il disegno e le arti applicate, passavo giornate intere a colorare. La mia arte sarebbe certamente rimasta un hobby se non fossi incappato nel progetto Truly Design”

Opiemme: Letture RiCostituenti

Gli articoli della Costituzione ricordano valori persi, di unità e crescita collettiva, ad una Politica che pare non occuparsi dell’interesse del proprio Paese, con un sano, assiduo, profondo lavoro.

Sabato 29 ottobre le “Letture Ri-Costituenti” vanno  a Porta Palazzo e in Piazza Castello, promuovendo lo slogan “L’autobus passa, la Costituzione resta”. Appuntamento dalle 12,30 alle 14, alla fermata di Porta Palazzo (Fermata 201 in Corso Regina Margherita); dalle 17 alle 18,30 alla fermate di Piazza Castello.

Letture Ricostituenti è un iniziativa del Comune di Torino, promossa dal Settore Politiche Giovanili, rivolta a diffondere la costituzione nella quotidianità, sensibilizzando i più giovani, tramite una serie di interventi nell’urbe, e in particolare alle fermate degli autobus, alla conoscenza dei valori in essa contenuti, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.
L’associazione Altera ha realizzato un video nel quale documenta l’affissione di manifesti riportanti gli articoli, associati alle linee del trasporto pubblico e che descrive un momento nel quale l’artista Opiemme appende alcuni dei 12.000 Rotolini di Poesia “riempiti” con articoli della Costituzione Italiana.

I Rotolini di Poesia sono fogliettini contenenti brevi liriche, vengono arrotolati e composti in grappoli, e appesi per strada, per essere colti e scoperti dai passanti incuriositi. Vengono spesso scelti da manifestazioni letterarie per diffonedere poesia nelle strade come nel recente caso del PoesiaFestival dello scorso Settembre 2011 in Emilia Romagna a Vignola, o in passato da Scrittori in Città a Cuneo, Parma Poesia, e il Musicultura Festival di Macerata.
Caustico, come lo definisce il curatore Claudio Cravero in un articolo su  Artribune, Opiemme commenta e riflette sull’utilità del proprio operato, del quale si è detto entusiasta per gli intenti, quanto deluso dalla Politca che dovrebbe mettere in pratica e rispettare questi valori costituzionali:
A che serve diffondere articoli che vengono calpestati dai politici in carica con dichiarazioni imbarazzanti, e senza esclusione di schieramenti? Nessuno di noi, il popolo, si rivolta. Nessuno, di loro, i rappresentanti, ha la decenza di dimettersi. Negli articoli non ci sono valori riconosciuti dalla popolazione e dai suoi esponenti. Nel Paese non c’è più decenza, come raccontano i fatti. I buoni propositi lottano contro i mulini a vento. D’altronde ‘La democrazia bisogna guadagnarsela; la dittatura la si merita’ scrisse sarcastico Bukowski. E noi siamo in una dittatura che è fatta di avvilimento culturale e civile, di egoismo e individualismo, di caos e disordine burocratico e governativo, di indecenza.
Gli articoli della costituzione vengono così accompagnati da citazioni che creano una riflessione sull’applicazione dei valori e delle norme in essi contenuti, in un raffronto con la cronaca politica, sociale ed economica contemporanea.

L’articolo 9 oggi è quasi ridicolizzato, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, se rapportato a fatti di cronaca.

AK @ Lastvagito: il triangolo sì

A cercare le influenze di AK ci si perde tra il Geometrismo russo e il Bauhaus, lo studio di Munari e l’esperienza dell’Optical art.
Il triangolo, forma geometrica essenziale, diventa per AK sinonimo di stabilità e pulizia, inserendosi nel contesto urbano ne smaschera l’intrinseco disordine; trasforma le pareti di fabbriche fatiscenti – sua “tela” prediletta – modificandone le superfici, introducendo oridne, colore e armonia.
Non manca poi un’attenzione ai materiali: cartone, legni di cassette della frutta, imballaggi. Un modo per recuperare e ridare nuova vita agli oggetti, che diventano ora supporto dell’opera, ora elemento intrinseco delle creazioni di AK.

In mostra da Amantes – nell’ambito di Lastvagito – fino a domenica 30 ottobre.

La (ragna)tela di Spider

Ha segnato e contribuito a scrivere la storia della scena torinese. Diversi pseudonimi, molte crew, un legame a 360 gradi con la “strada”.
Wens (o Spider) – con nostro grande piacere – sarà uno dei giurati del Graffiti ContestcARTelli immobiliari – Street Art Edition” organizzato nei giorni di Paratissima, in collaborazione con Konsequenz Graffiti Shop (e col sostegno di Rocca Immobili).

Vi proponiamo una “chiacchierata” via mail, per ripercorre brevemente, più di 20 anni di attività…

Street ArTO: Partiamo dall’inizio. Ti ricordi il tuo primo muro?
Wens: Si, era la fine degli anni 80. Andai in una ferramenta e comperai delle Duplicolor da carrozziere. Era la prima volta che dipingevo e rimasi scioccato del costo elevato delle bombolette. Tipo quattromila lire a spray da 250ml… ma non sapevo ancora dell’esistenza di marche fatte apposta per fare graffiti. Comunque disegnai un muro di contenimento della ferrovia nei pressi di Collegno.

Street ArTO: Com’era allora la scena torinese?
Wens: Io ero appassionato dello sk8bording o comunque degli sport su ruote, passavo spesso dal Regio perché frequentavo gli sk8er che stavano lì. Poi nei primi anni 90 mi avvicinai anche al mondo dei breakers e così conobbi altri ragazzi che avevano come me l’ hobby dei graffiti. Non credevo che ci fosse una comunità o una sottocultura dei graffiti, pensavo che fosse un’ arte a sè stante invece scoprii il suo legame alla cultura hiphop. Da lì frequentai assiduamente anche i breakers e la vecchia scuola dell’ hiphop torinese e formai la mia prima crew con altri writers dell’ epoca.

Street ArTO: Nel 1997 assieme a Reser e Sir two fondi il The Original Team. Com’è nato e come si è sviluppato il progetto?
Wens: Di quel periodo ho solo dei gran bei ricordi. Io e Reser eravamo già in un gruppo che spingeva tantissimo i graffiti nella loro forma madre ed eravamo amici di Sirtwo che in quel periodo lavorava a Torino. Così ci venne in mente di fondere idee ed energie in progetto nuovo ed ancora più interessante, reclutare i migliori e più caldi del epoca in un solo Team. Il resto è storia.

Street ArTO: Come vedi iniziative come Murarte? È possibile un dialogo con le istituzioni?
Wens: All’inizio è stato tutto un po’ contraddittorio il mio rapporto con le istituzioni perchè mi interessavano solo gli spazi per poter dipingere e non il lavoro concettuale di sdoganamento del writing dal vandalismo. Con il tempo e con un pò di maturità in più sono riuscito a capirne anche l’importanza sociale. Inoltre credo che molti ragazzi non legati a certe modalità della vita notturna potrebbero comunque condividere la passione dei graffiti legalmente.

Street ArTO: Soprattutto negli ultimi anni si è accentuata la distinzione tra writers e street artists. Qual è il tuo punto di vista?
Wens: Io penso che ci siano molte differenze ma anche molte similitudini tra le due forme artistiche. Diciamo che come sempre il dialogo tra le due culture può contribuire a far nascere delle belle collaborazioni.

Street ArTO: Che idea ti sei fatto della scena torinese attuale? Mi sembra che il fenomeno street art stia crescendo, ma allo stesso tempo si sta trasformando. Per semplificare: si sposta in altri luoghi ed è sempre meno presente nelle strade…
Wens: Credo che certi passaggi ed evoluzioni siano un fatto quasi fisiologico. Come per i graffiti degli anni novanta. C’erano piu treni e trowups, ora i poster o gli interventi si spostano più in ex fabbriche dove le fotografie danno piu forza alle opere degli streetartisti.

La natura ribelle

I volti di capi di stato – da Obama a Putin, da Berlusconi alla Regina d’Inghilterra – pendono alla parete dell’Amantes, come quelli di tanti ricercati. La scritta “Wanted” sostituita dal marchio “First Enemy“.
L’altra metà della vetrina di Amantes, allestita da Nero Rebel in occasione di Lastvagito, indica l’unica rivoluzione possibile: quella della natura, che a colpi di piante, palme, erbe ed erbacce abbatte le pompe del petrolio, computer, macchinari e l'”invasore” umano, che se non rallenta per tempo… rischia di “finire impiccato”.

Quarto Stato in Val di Susa

Il 14 ottobre su un muro di Giaglione, in Val di Susa, è apparsa questa rivisitazione del Quarto Stato (un poster di 4 metri per 2), ad opera di Gec. Ma il percorso che ha portato tutti quei personaggi di carta in Val di Susa è iniziato più di un mese prima. Su Facebook.

StreetArTO: Quando e come è nata l’idea?
Gec: E nata dopo l’ultima grande manifestazione mi pare del 3 luglio, a cui non ho partecipato, ma che, a seguito del comportamento della stampa, è stata la fotocopia del G8 di Genova, era davvero troppo, non potevo non fare qualcosa.
All’inizio non sapevo bene come coinvolgere attivamente le persone, non volevo che fosse una cosa fatta da me e ammirabile dagli altri, mi piaceva l’idea di cominciarlo e di aggiungerne un pezzo ogni giorno man mano che mi arrivavano le foto, con un risultato diverso da come me lo immaginassi all’inizio. Un’idea nata da una discussione con una cara amica che poi a funzionato.

StreetArTO: Perché il IV Stato?
Gec: Perchè è curioso notare, studiando la storia dell’arte e di riflesso anche la storia, come passano i secoli ma le dinamiche si ripetono in modo ciclico, cambiano le motivazioni, la forma, ma è sempre la solita minestra, talvolta si sa già anche come andrà a finire.

StreetArTO: Perché la Val Susa?
Gec: Viviamo nell’unico stato dove le rivoluzioni nascono su facebook e finiscono su facebook.
La Val Susa mi pare l’unico luogo oggi dove la gente sta davvero rischiando grosso pur di tentare di cambiare le cose.

StreetArTO: Ti aspettavi la risposta che hai ottenuto, quando hai lanciato l’appello a partecipare?
Gec: L’appello è partito su Facebook sotto forma di evento il 12 settembre, aspettavo una risposta ma non così, soprattutto da persone sconosciute, molta partecipazione dal centro e sud italia. Interessante anche il fatto che chi mi ha mandato le foto spesso chiedeva a che punto ero con la realizzazione nei giorni successivi. Portare su coloro che geograficamente sono lontani è una delle cose che mi interessava di più.

StreetArTO: Qual è stato il tuo rapporto con i movimenti?
Gec: È partito tutto abbastanza automaticamente, due ragazzi mi hanno indirizzato verso alcune persone dei comitati, sono stati tutti disponibilissimi.
Ora sta girando parecchio la foto su internet segno che la gente ha apprezzato ma cosa più importante si riconosce in essa.

StreetArTO: Com’è stata la giornata del 14 ottobre, quando sei andato in valle per attaccare il manifesto?
Gec: Tutto semplice, nessun problema.

L’Italia Unita in strada

Dopo essere stata all’Amantes prima e a Roma poi, la mostra “Street Art 1861 – la strada immagina l’Italia” – nata su iniziativa del blog di Dario Ujetto Madness Wall – è approdata alle Officine Grandi Riparazioni, ospite de “Il futuro nelle mani. Artieri domani”, curata da Enzo Biffi Gentili. E a concludere questa avventura lunga più di otto mesi, ha trovato spazio nella sezione “Grafica peripatetica” del catalogo curato dallo stesso Biffi Gentili.
Qui sotto un piccolo omaggio alla pregevole iniziativa (e subito dopo la recensione apparsa su La Stampa del 29 marzo 2011)

Mazzini trasformato in icona pop; Garibaldi è un soldato sporco di sangue incorniciato dalla scritta “Mi vergogno di essere Nato”; l’Italia è uno stivale bendato. C’è chi gioca sui colori del Tricolore, sottolineando il passaggio dal rosso delle camicie dei Garibaldini al verde della Lega, separati dal bianco che per Gec riassume l’incomunicabilità, per Biopdi rappresenta il mercantilismo del codice a barre, stampato sotto la scritta “Mad in Italy”. Molte riflessioni sono dedicate ai migranti, parte integrante, ma poco integrata, del nostro paese; Stencilnoire invece si concentra sulla Costituzione, con un trittico che illustra l’articolo 1, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”; l’articolo 3, che sancisce la pari dignità di tutti i cittadini, e l’articolo 21, sulla libertà di espressione. Sono alcune delle opere di “Street Art 1861 – la strada immagina l’Italia”, un progetto indipendente legato alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in esposizione da Amantes, in via Principe Amedeo 8/a, fino al 29 marzo.
L’idea è partita dal blog Madness Wall di Dario Ujetto, si è sviluppata nel 2010 attraverso la partecipazione volontaria di artisti provenienti da diverse città, legati alla scena della Street Art, e nello stesso anno ha trovato casa sul sito www.streetart1861.org. Da 999 a Br1, dai Dott. Porka’s a Nox-Art, ad HaloHalo, sono 17 gli artisti che hanno accettato di riflettere sull’immagine del nostro paese dopo 150 anni di percorso comune. Hanno dato vita ad altrettanti lavori, racchiusi nello spazio limitato di tele 10×10, da cui emergono riflessioni sull’Italia di oggi, slegate dalle logiche delle celebrazioni ufficiali. Provocazioni e spunti di riflessione sono raccolti anche all’interno di un catalogo cartaceo, redatto in edizione limitata, di 150 copie, curato da Dario Ujetto, Elena Belliardi, l’artista 999 e il fotografo Alessandro Pastorino. Dopo aver abitato lo spazio espositivo di Amantes, le tele si sposteranno a Roma nel mese di aprile, per poi tornare nuovamente nella prima capitale dell’Italia unita.

Painting in the street

Venerdì pomeriggio. Via San Massimo.
Sul marciapiede davanti a Square 23 (al numero 45) compaiono tre tele giganti, dopo una serie di preparativi Shirk, Skià e Encs si mettono all’opera…

Così a fine lavori:

Si replica il 5 novembre, in occasione della Notte delle Arti Contemporanee, in un’intreccio tra street art e cinema: in serata proiezione di “Manhattan” di Woody Allen, mentre alcuni artisti dipingeranno in tempo reale alcune scene del film.

Musica e colori

Amantes – 10 ottobre 2011.
Lastvagito ospita Halo Halo.

Nella vetrina con vista su via Principe Amedeo, Halo Halo mostra una mole immensa di disegni, schizzi su fogli di recupero, vecchi compiti scolastici, collage a un ragazzo con un grosso paio di cuffie al collo (scoprirò dopo che si chiama Paolo Lupo e con Tommaso Feyles compone il duo ELOHIM&EDEM, autori di “Appesa ad un filo“, diventata colonna sonora del video sull’esposizione di Halo Halo). Ci sono lavori degli ultimi 10 / 15 anni: un viaggio nel tempo, immersi nei mondi surreali di Halo Halo.
Poi Paolo passa le cuffie a Halo Halo, che prende posto a un tavolino su cui si trova un libro di storia dell’arte – “Stampato su carta, di solito sono fogli lucidi. Quando l’ho visto l’ho subito trovato fantastico!“.
Perfetto per insinuarsi tra gli spazi, entrare nei quadri, nei personaggi.
Halo Halo impugna un tratto pen, inizia a immergersi nelle riproduzioni dei capolavori del passato, accompagnato dalla soundtrack di ELOHIM&EDEM.
Tratto dopo tratto, la mostra continua a crescere…

Next event: martedì 18 ottobre, Nero Rebel.

L'”occhio” di Nervo

Nell’androne del palazzo di via Ivrea 24 – realizzato da Sharing srl con l’intento di creare nuove soluzioni abitative per risopndere alle esigenze di affitti temporanei a costi calmierati – si staglia un murale dai colori vivaci. Tre donne dalle labbra carnose, con capelli biondi e rossi, le mani stringono un cuore comune; ma sono soprattutto gli occhi a catturare l’attenzione. Grandi, grandissimi e contornati di un rosso acceso.
Marchio di fabbrica ormai riconoscibilissimo. Quello di Riccardo Nervo.
Artista anomalo. “Per 15 anni almeno ho fatto tutto solo per me. Disegnavo, ma non esponevo. Pensavo che prima avrei dovuto far conoscere il mio tratto, poi mi sarei potuto far vedere fisicamente. Dalla metà degli anni Ottanta ho dipinto tantissimo, acculando opere che realizzavo solo per me. Ero alla ricerca del mio stile”.
In realtà qualche lavoro ha iniziato a circolare. “Sono sempre stato appassionato di street art, ma ho lavorato poco sulle strade. Però la strada la usavo per distribuire i miei lavori. Ogni tanto lasciavo dei disegni in giro, a disposizione dei passanti”. Prima che il bookcrossing diventasse di moda, Nervo aveva lanciato il “drawing-crossing”.
“Ricordo con estremo piacere la telefonata di una ragazza che aveva trovato un mio disegno, spesso lasciavo dietro i miei recapiti telefonici: aveva chiamato solo perché voleva ringraziarmi”.
E con gli street artist, Nervo non solo ha in comune l’uso della strada – seppur con modalità diverse –, ma anche il fatto di essersi creato un marchio di fabbrica riconoscibilissimo. Gli occhi enormi, appunto.
“È nato quasi per caso, ora mi caratterizza. Spesso, quando disegno, parto proprio dall’occhio, poi il resto viene da solo”.
Altro elemento caratterizzante dei suoi lavori sono i materiali: “Tassativamente di recupero. Mi sento più libero a lavorare su pezzi di carta di poco prezzo. Cartoncini recuperati, spartiti musicali, fogli di qualsiasi tipo, mi piace l’idea di ridar vita ai materiali. E poi la tela bianca mi manda in paranoia!”.
Ma come si è avvicinato alla pittura Riccardo Nervo?
“Ero un grande appassionato di musica e sono sempre stato molto curioso. Quando ho capito che non sarei mai diventato un musicista, ho deciso di impugnare il pennello. Lentamente, l’arte è diventato un elemento imprescindibile della mia vita. È terapeutica, mi aiuta a liberare la mente”.

Dopo anni nell’anonimato, la prima occasione per farsi conoscere arriva con la III edizione di Paratissima. “Nel carcere Le Nuove mi sono confrontato con migliaia di persone. Stavo lì nella mia cella e vedevo passare un sacco di gente, ascoltavo i commenti, fortunatamente positivi. Mi ha dato il coraggio necessario a uscire allo scoperto”.
E poi cosa è successo?
Partecipazione alle edizioni successive di Paratissima, qualche segno lasciato nella fabbrica di via Foggia, ma soprattutto tante collaborazioni interessanti. “Con Jins, con Xel, con Halo Halo. Trovo fantastica l’idea di condividere un lavoro, uan tela. Mi piace tantissimo quando uno entra nel quadro dell’altro”

Alcune opere di Riccardo Nervo: