Roa, la Fabbrica e la tartaruga

 

 

 

Una giornata in fabbrica, in via Foggia 28. Sui tetti.

Roa dà vita alla sua tartaruga, Pixel Pancho fa qualche schizzo, mentre osserva il lavoro dell’artista e amico belga.

Nelle pause si parla di tecniche e approcci. Pixel Pancho è contrario all’uso del proiettore per realizzare modelli in scala su parete. Il muro bianco è una sfida, deve essere affrontato col rischio dell’errore.

Roa concorda, anche se invita a non essere troppo rigidi. Ognuno deve trovare il suo stile, ciò che gli è più congeniale, darsi una struttura, ma poi non bisogna esserne prigionieri… darsi delle regole, ma infrangerle quando serve.

Intanto al pianterreno due ragazze si cimentano in acrobazie ai tessuti, tra le nuove opere che sono sbocciate al WTC.

Qui sotto un’altra slide con alcune opere di Sub Urb Art / Arte Urbana in Subbuglio:

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Street Art View

Mappare la street art è come provare a svuotare il mare con un bicchiere.

Le opere spuntano all’improvviso, nell’arco di una notte, e altrettanto repentinamente svaniscono  per il logorio del tempo o per l’intervento di un Graffiti Busters.

Ciò nonostante è indubbiamente affascinante l’idea di tracciare un percorso di “visita” per le strade e le piazze delle città, trasformate dagli interventi degli street artist in gallerie a cielo aperto.

Ci abbiamo provato – ci stiamo provando – con Street ArTO. Ci hanno provato col festival PicTurin (operazione più semplice vista l’imponenza delle opere e considerato che sono state realizzate col consenso dell’amministrazione cittadina) e vari gruppi online attraverso Google map, Flickr o affini.

La formula più semplice prevede di segnalare sulle mappe di Google i punti in cui si trovano le opere e corredare la segnalazione con un’immagine dell’opera stessa.

Recentemente RedBull, in collaborazione con Google, ha dato vita a streetartview.com, un sito che si propone l’ambizioso obiettivo di segnalare su una mappa geotaggata la street art “all over the globe”, utilizzando street view. Cliccando sull’opera prescelta (dopo aver scelto continente, nazione e città) si passa dalla mappa a street view e si può ammirare l’opera come se si fosse lì.

L’unico inconveniente sono i tempi di aggiornamento di street view. Si possono ammirare e aggiungere solo opere di almeno sei mesi prima (lo stesso discorso vale per quando vengono rimosse, con un ulteriore interrogativo: si può riuscire a monitorare le “cancellazioni” in modo da attualizzare la mappa?). A Torino, per esempio, mancano ad oggi tutte le opere del festival PicTurin, che si è svolto sul finire del 2010…

Insomma, bella idea, ma anche RedBull e Google devono sottostare all’effimera transitorietà della street art.

Spazio a tempo #7

Come descrivere SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio? Ma soprattutto come raccontare il WTC di via Foggia e quello che sono riusciti a creare Raw Tella e Eugenio Dragoni con la loro associazione URBE Rigenerazione Urbana?

Provo a usare frasi rubate giovedì 14 luglio, in occasione dell’inaugurazione ufficiale della mostra.

Ore 18,45. Gec parlando dello spazio di via Foggia: “Berlino – Torino 1 a 1

Ore 19,25. Una ragazza al telefono nei pressi del bar: “Devi assolutamente venire, sono in via Foggia, qui è veramente fantastico. Guarda che continuo a chiamarti finché non ti ho convinto”.

Più o meno rendono l’idea.

Ci aggiungo un interrogativo, sollecitato dal WTC, che da qualche giorno mi rimbalza in testa: solo uno spazio che non è di nessuno può essere veramente di tutti?

Infine una carrellata di immagini per raccontare gli ultimi pezzi sbocciati nella “fabbrica”:

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Sotto i Mulini

Su La Stampa del 13 luglio 2011

Una tela di 580 mq, più di 30 writer e street artist riunitisi per dipingerla, la città come spazio espositivo. Dai primi di luglio il muro sporco e abbandonato del cavalcavia di corso Bramante, nel tratto compreso tra via Zino Zini e via Giordano Bruno, è diventato un’opera d’arte. Filo conduttore del lavoro collettivo, come suggerisce il titolo “All’ombra dei mulini”, sono i nemici di Don Chisciotte, nel celebre romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra.

Passando in macchina, a velocità moderata, si viene investiti da una macchia di colore, dove dominano il blu e il giallo; segue una rapida successione di tag – le firme degli artisti –, quindi alcune immagini che emergono dalla “tela”. I mulini a vento ovviamente, di diversa forma e dimensione, dalle linee morbide o squadrati, fumettosi o futuristici. Uno rimanda immediatamente a quello di una celebre pubblicità, ma in questo caso non è adagiato in un campo di grano, bensì galleggiante sotto il ghigno di una “M” antropomorfa. Da un’osservazione più accurata emergono anche i personaggi. Ovviamente Don Chisciotte, che scruta l’orizzone con sguardo accigliato. Un volto di donna, Dulcinea forse. C’è anche la caricatura di Ronzinante, gambe corte e collo lungo, che si trascina dietro uno stanco cavaliere errante.

Passando a piedi o in bicicletta, ci si può fermare a contemplare i dettagli. Un Don Chisciotte che ricalca l’omino Michelin, cavalca un leone, armato di scopettone, con cui cerca di tenere a bada un mulino animato, che sfodera i denti aguzzi, sotto lo sguardo stupito di Sancio Panza. Poco lontano, una bomboletta spray sorridente, sventola una bandiera “No Mulino”. Un gruppo di teschi colorati, dalle sembianze robotiche, si affaccia sulla strada tra una serie di onde colorate. Fumosi paesaggi industriali ritraggono minacciosi mulini neri. Nell’ultimo quadro di quest’immenso murale appare il logo dei Monkeys Evolution, l’associazione che ha organizzato questo intervento di riqualificazione urbana, interamente autofinanziato, in collaborazione col progetto Murarte.

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Spazio a tempo #6

C’è chi si limita a sognare la città che vorrebbe e chi prova a darle forma e colore. È così che l’Aspira, una fabbrica dismessa al numero 28 di via Foggia, da alcuni mesi ha iniziato a prendere vita. E a dar vita a una nuova concezione degli spazi urbani in fase di trasformazione, come possibili contenitori temporanei per diverse forme di espressione artistica.

Nel mese di aprile Raw Tella e il suo amico Eugenio Dragoni vengono a sapere che nel quartiere Aurora alcuni vecchi capannoni industriali saranno demoliti per far posto a moderni loft. In un primo momento chiedono di poter utilizzare lo spazio, prima dell’inizio dei lavori, per dipingere. Sono 1500 metri quadri: una palazzina di tre piani, un’ampia area esterna, tre capannoni, un grande terrazzo. Un potenziale enorme. Sarebbe uno spreco limitarsi ad un uso personale di quell’immenso patrimonio. Bisogna aprire l’area, farla conoscere, metterla a disposizione. L’attesa dell’inizio lavori offre un’opportunità da non sciupare: uno spazio immenso di libera espressione. Uno spazio “a tempo”. Un po’ per la conformazione degli ambienti, un po’ per la transitorietà stessa del luogo, la street art sembra il contenuto ideale: il carattere effimero delle opere in esposizione, destinate ad una scomparsa certa, è condiviso con le opere realizzate in strada. Si decide così di aprire il portone agli street artist che arrivano alla spicciolata, si scelgono una parete, iniziano a lasciare qualche traccia. Passano parola. E Facebook aiuta. Continua a crescere il numero di persone che comincia a frequentare l’ex fabbrica. Le pareti bianche si colorano, compaiono le prime tag, scritte, stencil, poster art. Ecco allora che prende forma un’idea più articolata, quella di una grande mostra di street art nel mese di luglio: opere site specific, realizzate sulle pareti, interne ed esterne, della fabbrica, destinate a scomparire con la demolizione della struttura. Le buone idee però sono contagiose, ne fanno germogliare di altre. Il progetto cresce, si complica, si arricchisce. “Perché non creare un’associazione che renda replicabile questo modello?” è il pensiero che inizia a rimbalzare in testa a Raw Tella ed Eugenio. La domanda, ovviamente retorica, ricalca il motto di George Bernard Shaw: “Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?”. Loro forse non se lo sono nemmeno chiesto, semplicemente hanno seguito l’istinto.

Nel bel mezzo dei preparativi pratici della mostra – allacciamento elettrico, pulizia e arredo degli spazi, per non citare che quelli più impellenti –, si decide di dar vita all’associazione. Il lavoro raddoppia, le energie anche, grazie a costanti iniezioni di entusiasmo. Mentre da un lato si delinea un ricco cartellone di eventi di avvicinamento all’inaugurazione, con lo scopo di far conoscere e abitare lo spazio; dall’altro prende forma lo statuto di “URBE. Rigenerazione Urbana”, che si propone di replicare l’esperimento, prendendo spazi in via di trasformazione, a tempo, e dandogli nuova vita nel periodo di inter-vita. Nel frattempo si battezza anche lo spazio: WTC – Wartradecenter, giocando con le lettere del più celebre World Trade Center.

Nel mese di giugno il WTC è in costante fermento, le pareti si trasformano in continuazione sotto le bombolette e i pennarelli degli artisti di passaggio. Le caratteristiche facce di Galo osservano curiose una parete su cui si dipanano idee e pensieri di Jins, che in un altro spazio intreccia i suoi personaggi con le arzigogolate decorazioni di Halo Halo. Spuntano ovunque dei piccoli Super Mario Bros, NOx attacca un pipistrello gigante che chiede “gentilmente” di spegnere la luce, mentre da una parete si affaccia il volto della Marilyn Monroe centralinista di Gec, affiancata da uno dei messaggi provocatori dei Dott. Porka’s: “enjoy the poverty”.

Col mese di luglio si entra nel vivo: SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio coinvolge più di 40 artisti e il 14 e il 15 luglio presenterà il suo volto definitivo. Definitivo per quanto lo possa essere uno spazio a tempo, con centinaia di metri di muro a disposizione degli street artist. Opiemme farà crescere un albero di parole, Pixel Pancho e il francese, tedesco di adozione, The WA saranno protagonisti di live performance, mentre Garu proporrà una performance di light painting. Ci saranno video e musica, le donne col velo di Br1 e le tag dei KNZ, lasceranno la firma Eme, dalla spagna, e le bolognesi TO/LET, la romana MP5, 999, Reser, Xel, Mr. Fijodor e si attende la conferma di un “big” internazionale, sul cui nome per il momento vige il più stretto riserbo (qui l’elenco completo e in evoluzione dei partecipanti).

Durante tutto il mese di luglio, parafrasando Nanni Moretti, “succederanno cose, si vedrà gente”. Dal 6 al 12 il WTC diventerà spazio reale per la galleria virtuale “Fartgallery – fare arte a ogni costo”: la mostra, che ospiterà tra gli altri Andrea Guerzoni, Monica Indelicato, Stefano Cento, sarà l’occasione per presentare il neonato progetto mirato a dare visibilità ai giovani artisti.

Per essere aggiornati su quello che capiterà nelle prossime settimane si può far riferimento alla pagina Facebook “Wtc Wartradecenter” o al blog di Raw Tella.

O più semplicemente raggiungete il numero 28 di via Foggia, varcate il portone, fatevi “inghiottire” dal faccione su sfondo azzurro che decora il passo carraio. E non dimenticate di scattare qualche foto. Sarà tutto quello che di tangibile resterà di questa fantastica avventura, quando l’ex Aspira scomparirà sotto moderni loft.

Dal numero di luglio 2011 di ArteSera.

ArteSera WTC.1

ArteSera WTC.2

Qui sotto una gallery con le immagini di SUB URB ART / Arte Urbana in Subbuglio:

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FART gallery @ WTC

FART – Fare ARTe ad ogni costo.

FART gallery si occupa di pittura, scultura, disegno, grafica, fotografia e design. È una galleria virtuale, che organizza mostre itineranti in spazi non necessariamente legati al mondo dell’arte. L’intento da una parte è quello di proporre arte per tutte le tasche, dall’altra offrire spazi ai giovani artisti, che faticano a trovare vetrine per le loro opere.

Gli spazi dell’ex fabbrica Aspira di via Foggia 28, abbandonati da cinque anni e destinati ad essere demoliti, trasformati dall’associazione URBE Rigenerazione Urbana nel poliedrico WTC, accolgono fino al 12 luglio la seconda mostra di WTF What The FART?

Qui di seguito un piccolo assaggio:

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Lapiztola messicana colpisce al WTC

Lapiztola è un collettivo di street artist messicano.

Nei loro lavori sui muri del Sud America ritornano con insistenza alcuni elementi caratteristici: i bambini; il tema del viaggio e del volo; stormi di uccelli neri, che a seconda del contesto si trasformano da dolci a minacciosi; paramilitari armati e manifestanti incappucciati, scontri con la polizia. Come nello stencil realizzato nel 2008 al centro Fotografico Manuel Alvarez Bravo, dove si ripercorrono i fatti di Oaxaca, del 2006.

 

 

 

 

 

 

Da più di un mese stanno girando l’Europa, lasciando segni del loro passaggio in diverse città: Barcellona, AmsterdamParigi, Bologna, infine Torino. Torino quasi per caso, non a caso nel WTC però. A Bologna hanno sentito parlare di questa ex fabbrica, trasformata in uno spazio espositivo a tempo dedicato alla street art.

Hanno preso il treno da Bologna, sono arrivati mercoledì 6 luglio, hanno raggiunto il numero 28 di via Foggia, si sono scelti la loro parete e hanno iniziato a dipingere (nella foto il lavoro in fase di realizzazione – erano le 18,30 di mercoledì).

Giovedì 7 sono ripartiti: tappa a Bologna, aereo verso Barcellona, ultimi giorni europei e rientro in Messico.

BIOGRAFÍA El Colectivo Lapiztola es una de las propuestas más importantes del estado de Oaxaca. Este colectivo surgió como respuesta a los movimientos políticos de Oaxaca en el 2006. Desde entonces, además de realizar intervenciones urbanas, ha expuesto en galerías de México y Estados Unidos, otros recintos cerrados como el Museo Nacional de la Estampa, y el Museo de arte Popular, en México DF y centros culturales como el Centro cultural España, Don Apolonio, y ha estado presente en eventos de importancia como la Bienal de la Habana y el Festival Entijuanarte.

Il Collettivo Lapiztola rappresenta una delle proposte più interessanti dello stato di Oaxaca. Questo collettivo nacque come risposta ai movimenti politici di Oaxaca del 2006. Da allora, oltre che realizzare azioni urbane, ha esposto in gallerie del Messico e degli Stati Uniti, in spazi chiusi come il Museo Nazionale della Stampa, il Museo de arte Popolare e centri culturali quali il Centro cultural Spagna, Don Apolonio, ed ha partecipato a importanti eventi, come la Biennale de La Havana e il Festival Entijuanarte.

SOBRE SU TRABAJO, DICE: “Lapiztola trata de manejar el arte urbano en cierto sentido como protesta, pero también busca a través de imágenes crear un dialogo con el espectador intentando aportar ideas visuales que probablemente hagan conciencia de la realidad social, no siempre es el objetivo a veces solo queremos que la gente se haga una historia de lo que está viendo. La mayoría de veces usando como soporte técnico el esténcil y la serigrafía.”

“La Piztola utilizza l’arte urbana in un certo senso come protesta, però allo stesso tempo cerca attraverso le imamgini di creare un dialogo con lo spettatore, cercando di proporre idee visive che aiutino a prender coscienza della realtà sociale. Altre volte vogliamo semplicemente che la gente si faccia una storia su quello che sta osservando. Per lo più utilizziamo lo stencil e la serigrafia”.