Spazio a tempo

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Halo Halo: l’arte sui banchi di scuola

Enormi cartografie di città immaginarie? Ghirigori senza senso? Labirinti da percorrere in cerca dell’uscita? Quel che è certo è che nei disegni di Halo Halo c’è da perdersi. La visione della tela avviene su due piani paralleli: uno sguardo d’insieme fornisce una prima immagine del lavoro, ma ci si deve avvicinare per entrare nel mondo di Halo Halo… linee morbide si sommano dando vita a costruzioni complesse. Basta abbandonarsi e il viaggio comincia…

Jins: disegno quindi conosco

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Siamo al primo piano della Galo Art Gallery, tra poltroncine vintage e copertoni di camion. Mentre Galo e Halo Halo stanno ultimando gli ultimi ritocchi della mostra “Hand Made” (che vede protagonisti Galo, Jins e Halo Halo); Jins parla della sua storia, dei temi a lui più cari, ma anche del mondo dell’arte, che “si prende troppo sul serio” e della sua voglia di divertirsi che lo ha fatto avvicinare alla Street Art.

Un “tratto” in comune

Hand Made” è il titolo dello show ospitato dalla Galo Art Gallery da oggi (13 maggio) all’11 giugno. In un intreccio grafico affascinante e coinvolgente si mescolano i lavori di Galo con quelli di Jins e Halo Halo.

C’è da perdersi tra i volti inanellati da Galo, i micro-mondi che si aprono sulle tele di Halo Halo e i numerosi personaggi e messaggi che popolano i lavori di Jins. Attraverso le parole dei protagonisti cerchiamo di ricostruire com’è nata l’idea di “Hand Made”.

Mad Ussa fotografa muri dal 2008

IO FOTOGRAFO MURI. Una mostra a costo 0″ inaugura all’Artintown (via Berthollet 25) sabato 21 maggio alle ore 20 (e lì rimane fino al 31 maggio).

IO FOTOGRAFO MURI” raccoglie molti dei più dei 3000 scatti realizzati da Mad Ussa – con l’occhio da fotografo e il piglio da archivista – documentando la vita della città scritta sui muri. Dal pavimento al soffitto si affastelleranno immagini di tags, scritte, pezzi, stencil e tutto quanto è “Street Art“.

IO FOTOGRAFO MURI” ospiterà anche un apericena dialogico (giovedì 26 maggio, alle ore 20) aperto a chiunque voglia discutere di “Street Art” e dintorni.

Chi è Mad Ussa? Dove nasce “IO FOTOGRAFO MURI“?

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Qualche prima suggestione, l’aveva fornita attraverso l’intervista con ArteSera, realizzata via Facebook e pubblicata sul numero di aprile della rivista.

Qualche altra curiosità ce la facciamo raccontare in vista della mostra.

Street ArTO: dici che con costanza hai iniziato a fotografare e archiviare “muri” 3 anni fa. perchè?

Mad Ussa: ho iniziato a guardare i muri molti anni fa. La prima scritta che ricordo con chiarezza era su uno dei pilastri di piazza vittorio “il papa ruba i bambini per farne spie invisibili”. ho rimpianto di non avere una macchina fotografica.
poi mi sono attrezzata.

SA: cos’è che ti ha spinto?

MU: un innato spirito di osservazione unito a una formazione da archivista. quanto compare sui muri è la forma più libera di espressione dal tempo dell’Impero Romano!

SA: cosa pensavi di fare del materiale accumulato, perché finora non avevi pensato a una mostra e perché adesso sì?

MU: per caso. l’incipit mi è stato dato da un’intervista inaspettata fattami da Artesera. ho solo preso l’onda.

SA: cosa vuoi provare a raccontare con “Io fotografo muri”?

MU: a dare un piccolo spaccato della città che si racconta liberamente, illegalmente, artisticamente, vandalisticamente.

SA: dal tuo punto di vista “esterno” di osservatrice attenta, che idea ti sei fatta della scena torinese della street art?

MU: di un mondo chiuso, molto maschile, a metà tra gli ultràs illegali e gli aspiranti ad un posto di artista con stipendio fisso a Murarte. è anche un mondo in continuo movimento con un continuo ricambio: inizi magari a 14 anni e a 50 non smetti ancora, sognando di esporre le tue tele al MOMA di NY. non credo che molti abbiano capito che l’America è in Italia, e non viceversa: sembra che i primi a capirlo siano stati gli americani.
oltre al fatto che i “graffitari” italiani artisticamente danno punti a chiunque.
chiamalo campanilismo: italians do it better YO!

Chi è Bobby Charlton?(small__soldiers__project__2011)

Luca Indemini 30 aprile alle ore 10.59

Mi piacerebbe registrare anche via skype due battute con te per presentare Small Soldiers Project 2011 (audio o video skype) da postare sul blog.
fammi sapere
Luca

Bobby Charlton 30 aprile alle ore 18.55

ciao
eccomi..
non ho skype..come facciamo???
interview “cartacea”??
sono un tipo da vinavil e cartaccia..al di fuori di questa materia ho bisogno di aiutanti..cmq disponibile assai.. 😉
c.

Luca Indemini 30 aprile alle ore 22.15

bhé possiamo anche fare via facebook. ti mando qualche domanda “cartacea”:
1. chi è bobby charlton?
2. com’è nato Small Soldiers Project? qual’è stata la genesi del progetto?
3. che obiettivo si propone?
4. le opere esposte avranno una “colonna sonora” curata da Iglou, quale sarà l’intreccio tra arte sonora e arte visiva?
attendo le tue risposte con tanto di vinavil e cartaccia

Bobby Charlton 02 maggio alle ore 9.05

buondi luca,
ti ho buttato giu due righe..spero vadano bene..
per la cartaccia e il vinavil ci si deve vedere 😉

Chi è bobby charlton? È jimmy rivoltella! E jimmy rivoltella chi è? il fratello di Luther Blissett! E chi è Luther Blisset?? è un nome collettivo, un efficace strumento per la guerriglia semiologica dalle potenzialità estremamente sovversive. Il multiple name costituisce la soluzione ai problemi di identità, del rapporto tra singolarità e collettivo, della dialettica tra individuo e comunità.
L’idea del progetto è fondata sull’etica della condivisione e della circolazione dei saperi e delle idee. Non esiste il “genio ma una grande performance globale in cui tutti concorrono a creare tutto. La proprietà privata delle idee non esiste, così come non esistono meriti individuali.
Bobby, Jimmy, Claudio, Luther è allo stesso tempo uno e molti. La sua essenza si manifesta nel paradosso della sua identità: è il rappresentante di una complessa strategia, imprevedibile e indefinibile, è il possessore di una nuova identità che è una NON identità, è il proprietario di un luogo sicuro che è un NON luogo.
Nel suo agire rifiuta ogni coerenza formale: esiste solo nella coerenza che si mostra in ogni azione Agisce in mezzo alle contraddizioni superandole. Si muove tra i sistemi di segni, gioca con essi. Infetta tutti i codici a cui riesce ad accedere costruendo situazioni, pseudoculti, parascienze e antifilosofie, beffe, leggende metropolitane, falsi e voci incontrollabili così da provocare gioiose rivolte e agitazioni.

Il progetto Small__Soldiers_2011
La libertà d’espressione è una dimensione che i bambini vivono con estrema naturalezza nella loro esigenza di comunicazione. In una sorta di lessico primitivo, il segno, la macchia, il colore costituiscono le lettere di un alfabeto che non richiede nessuna preparazione cognitiva.Lo strumento più idoneo a raccontare e trasformare in ricordo le emozioni vissute.
Questo consente un contatto estremamente diretto nei confronti della rappresentazione artistica: il bambino riconosce nel dipinto, nel disegno, nell’arte pittorica soprattutto, le tracce di un linguaggio a lui noto, attraverso il quale elaborare interpretazioni personali e stabilire nessi e collegamenti tra elementi di cui non può conoscere genesi e significato.
Bene, ma al di là del concetto di arte come forma espressiva universale, quando l’artista non più bambino prova a sganciarsi dai binari che la nostra “rete artistica” ci pone innanzi cosa succede? Cosa riuscirebbe a produrre un’artista, affermato o meno, se dovesse scrollarsi da dosso la solita morale e le illusioni sociali? Se per un giorno ritornassimo bambini cosa faremmo, artisticamente parlando? L’artista riuscirebbe ad essere osservatore come un bambino, curioso di scoprire ininterrottamente gli aspetti molteplici della realtà che ci circonda, evidenziarne perfino gli aspetti invisibili, cioè non immediatamente percettibili a chi indossa i paraocchi dei pregiudizi, della retorica, della routine e delle convenzioni?

Lo SMALL_SOLDIERS_PROJECT ha questo intento. Perché conservare l’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di sapere, il piacere di capire, la voglia di comunicare. (B. Munari).

Il sound project
Il sounf project sarà curato da un artista emergente, Iglou, che presenterà con sonorità del tutto sperimentali e contaminate, la nostra galleria di lavori. Iglou, al secolo Paolo Renna, presenterà al pubblico ciò che lui definisce “la trasformazione della luce in suoni”, adottando con dj-set e con pezzi inediti da lui prodotti, ciò che viene definita nella fotografia la tecnica del Bohek, ovvero della sfocatura che consente di produrre uno scatto adottandone non le immagini nitide prodotte dalla messa a fuoco ma bensì, le sfocature. Musicali, in questo caso. Con il suo ultimo progetto chiamato “Kings of Light“, cercherà di integrare con il suono il nostro progetto artistico.

small__soldiers__project__2011
curated by b. charlton & NOx

Per toccare con mano, appuntamento dal 18 al 22 giugno,

al Teatro Espace, via Mantova 38, Torino