“Artigiani” di rottura

Tra i 60 artisti che hanno contribuito alla realizzazione del “muro” di 55 metri di Rewriting ci sono anche i Dott. Porka’s P-Proy, trio di fratelli attivo dal 2002. Il collettivo, o “(s)collettivo”, come preferiscono definirsi, concepisce la strada come un palcoscenico di idee, i loro interventi trascendono l’aspetto artistico e sono inscindibili dall’impegno sociale e “politico”: azioni di denuncia, incursioni mascherate, fino al loro marchio di fabbrica: le street-photo performance.

Come scrivono i Porka’s nel loro manifesto, arte e vita non sono scindibili, né musealizzabili; i Porka’s rifiutano l’idea di una vita museificata. Il loro fine non è la creazione di un prodotto mercificabile o in grado di vivere di vita propria in uno spazio museale: la street-photo performance vive e si esaurisce come atto creativo solo negli spazi in cui ha luogo.

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